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Agosto-Settembre/2008 - Editoriale
Strategie chiare, non giochi di parole
di Paolo Pozzesi

Nella notte del 22 agosto scorso, una coppia di olandesi, è stata aggredita da due romeni in un prato di Ponte Galeria, alla periferia sud di Roma: selvaggiamente picchiati, derubati, e la donna violentata. Gli olandesi, turisti in bicicletta, dormivano nella loro tenda; i due romeni lavoravano come pastori in un casale lì vicino.
Due notti dopo, una coppia di turisti tedeschi accampati in una spiaggia di Torre Annunziata è stata aggredita da tre individui che li hanno rapinati, e poi, puntando una pistola alla tempia dell’uomo, hanno violentato a turno la donna, una giovane psicologa di Duesseldorf. La Polizia ha rapidamente individuato i responsabili, uno dei quali, minorenne, è figlio di un noto boss locale della camorra.
Molto simile la dinamica dei due episodi criminosi, diversi invece la collocazione ambientale e le personalità dei delinquenti. Diverse anche le reazioni che ne sono seguite. A proposito dell’aggressione di Torre Annunziata, il sindaco, Giosué Starita, ha denunciato il clima di violenza suscitato e gestito dai “rampolli” della camorra che controlla strettamente il territorio. Per quanto accaduto a Ponte Galeria, Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha sottolineato l’“imprudenza” dei due turisti, “accampati illegalmente in un posto sperduto, abbandonato da Dio e dagli uomini”.

Immediata e severa la risposta dell’opposizione, che ha accusato il sindaco di voler riversare sulle vittime una parte della colpa di quanto è accaduto. “E’ come se Alemanno ferisse due volte la dignità di quella donna aggredita con il suo compagno e poi stuprata”, ha sostenuto la deputata Pd Maria Coscia. Yoost Reintgest, numero due dell’ambasciata olandese a Roma, ha diplomaticamente negato di voler entrare in polemica con il sindaco, ma ha aggiunto: “E’ vero che quello non era un posto sicuro, ma dirlo oggi è facile. Con il senno di poi siamo tutti bravi”. Da parte sua il nuovo questore della capitale, Giuseppe Caruso, ha garbatamente corretto Alemanno: “Ciascuno ha il diritto di sostare dove vuole, fermo restando che ci vogliono accorgimenti”. E una precisazione l’ha fatta anche (in un’intervista a l’Unità) Isabella Rauti, capo dipartimento del ministero delle Pari Opportunità, che di Gianni Alemanno è da molti anni la felice consorte: “Non esistono luoghi che in sé producono violenza. Certo, bisogna rafforzare la sicurezza nei posti a rischio, ma ancor più cercare di contribuire a modificazioni culturali e di costume, oltre che all’applicazione delle leggi”.
Di fronte alle critiche – esplicite o indirette – suscitate, il sindaco ha precisato che “nessuno vuole scaricare sui due turisti, cui vanno tutta la nostra solidarietà e aiuto, la responsabilità dell’episodio avvenuto all’estrema periferia di Roma”, invitando comunque “cittadini e turisti a tenere comportamenti di prudenza per ridurre i rischi presenti in tutte le grandi metropoli europee”. Un invito talmente vago da suscitare – volendo prenderlo sul serio – più apprensione che tranquillità. Eppure Gianni Alemanno non risulta essere un politico sprovveduto, o avventato, anzi anche tra gli avversari è considerato una persona seriamente impegnata nei compiti che si trova ad affrontare. Allora? Allora, in questo episodio – in un certo senso emblematico – il sindaco si è trovato vittima della sua stessa propaganda che lo aveva portato a vincere le elezioni dello scorso aprile: tutta indirizzata a “cavalcare” la paura, la “percezione” di insicurezza, suscitata da gravissimi episodi, come la violenza e l’uccisione di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, e lo stupro di una studentessa africana alla Storta – anch’esse “zone a rischio” -, addebitate senza appello all’incuria dell’Amministrazione comunale e al governo di centrosinistra. In quella contingenza non si faceva cenno a “i rischi presenti in tutte le grandi metropoli europee”.
Acqua passata, si dirà. Ma è ben presente, con preoccupanti prospettive per l’immediato futuro, la situazione che va rapidamente maturando nel campo della sicurezza, e della legalità in generale, con i pesanti tagli economici e la tendenza a decentralizzare la gestione dell’ordine pubblico, accompagnata dagli incerti palliativi di una presenza militare, che – con la massima stima per i diretti interessati – appare per forza di cose sostanzialmente “di facciata”. Su questo argomento, Claudio Giardullo, segretario generale del sindacato di Polizia Silp per la Cgil, nell’intervista che pubblichiamo, traccia un quadro esauriente e obiettivo.

Tornando alle polemiche nate attorno alle dichiarazioni di Gianni Alemanno, è chiaro che il sindaco non è direttamente responsabile dell’atroce aggressione subita dai due turisti olandesi. Così come è vero che tutte le città – non solo le metropoli – hanno problemi di sicurezza. Il punto è sul modo in cui questi problemi sono affrontati, cominciando da come vengono presentati e spigati ai cittadini, e discussi con loro. Spesso e volentieri si parla – con la disinvolta “complicità” di noi giornalisti – di “sindaci sceriffi”, e a questo proposito il bravo Rudy Giuliani è stato, suo malgrado, un pessimo esempio nella terra dei suoi avi. “E’ difficile esportare un modello in una situazione sociale, e anche criminale, come quella del nostro Paese”, dice Giardullo, che esprime l’esperienza del professionista. Già, perché la sicurezza, quella autentica, richiede professionalità. Pensare di sostituirla con soluzioni estemporanee porta a mescolare i ruoli, a generare confusione, per cui tutti sono responsabili di tutto, e infine nessuno è responsabile di niente.
Il discorso è, come si usa dire, di largo respiro, e va ben al di là delle “percezioni” (sensazioni? avvertimenti istintuali? fantasie?) di un pericolo incombente che possono avere o no un concreto legame con la realtà, o addirittura essere alimentate o sgonfiate ad arte. Anzitutto, sicurezza è sinonimo di civile convivenza, di rispetto reciproco, di uguaglianza di fronte ai diritti e ai doveri, e non può essere disgiunta dalla legalità. Su questo piano il nostro Paese è messo piuttosto male, per motivi che sarebbe superfluo ripetere, ma che non è lecito dimenticare. Le politiche della sicurezza richiedono strategie coordinate che rispondano ai fini, ben chiari e chiaramente dichiarati, di un progetto. Non è semplice, ma abbiamo gli strumenti per farlo. Cioè, ancora li abbiamo.

direttore@poliziaedemocrazia.it

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