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Agosto-Settembre/2008 - Articoli e Inchieste
Criminologia
Una professione con molte facce
di Marco Cannavicci - Psichiatra-Criminologo

Applicando una scienza multidisciplinare
e multifattoriale, il criminologo deve
avvalersi di un ampio bagaglio
di conoscenze in campo psichiatrico,
psicologico, giuridico, sociologico,
investigativo. Anche se in Italia attualmente
manca una legge che definisca il suo ruolo


La criminologia è descritta come la scienza applicativa che studia i reati, gli autori, le vittime, i tipi di condotta criminale e le forme possibili di controllo e prevenzione. È una disciplina complessa, articolata, sia teorica che empirica, sia descrittiva che esplicativa, praticamente senza confini, considerando che non ci sono limiti per le possibili forme del comportamento umano. L'oggetto fondamentale di studio della disciplina criminologica è il reato, la cui definizione è esclusivamente giuridica, ed il suo autore, la cui definizione è psicologica, medica, sociale ed antropologica.
Attualmente la criminologia si configura quindi come una scienza multidisciplinare ed interdisciplinare e che ricorre preferenzialmente ad un approccio multifattoriale ai casi di cui si occupa. Non c'è infatti solo un'unica causa universale dell'agire criminoso, bensì una costellazione mutevole di possibili variabili causali, sia psicologiche che cliniche ed ambientali. Queste variabili andrebbero valutate caso per caso, nello specifico contesto sociale, sia sotto il profilo della criminogenesi (come nasce il reato) che della criminodinamica (come si svolge il reato). Ad occuparsi della criminologia, una scienza così complessa, c’è una specifica figura professionale, recentemente sempre più presente sulla stampa e sulla televisione: il criminologo!
Allo stesso modo della criminologia, che è una scienza multidisciplinare e multifattoriale, anche il criminologo deve avvalersi di un bagaglio di conoscenze molto ampio e multidisciplinare, potendo egli provenire, come formazione ed esperienze, sia da studi medici (lo psichiatra), che psicologici (lo psicologo), giuridici (l’avvocato), sociologici (il sociologo) o investigativi (il poliziotto). Fino a qualche anno fa spazi professionali autonomi per il criminologo non ce n’erano ed ogni criminologo in realtà si occupava prevalentemente di altro e difficilmente poteva partecipare direttamente alle indagini sui delitti. Con la recente entrata in vigore della legge sulle indagini difensive (legge 7 dicembre 2000, n. 397) la possibilità per i criminologi e gli esperti di scienze forensi di poter coadiuvare la difesa, mediante la redazione di consulenze e perizie di parte, è diventata invece una concreta realtà.
In applicazione alle nuove norme del Codice di Procedura Penale, a partire dal 2000 si è avuta quindi una nuova e grande opportunità di poter contribuire con rigore e metodo scientifico al raggiungimento della verità processuale, facendo in modo che quest'ultima risulti, anche per la difesa, il più vicino possibile alla verità storica. Il criminologo a pieno diritto è entrato a far parte degli esperti e dei consulenti del collegio della difesa, anche se l’Albo dei periti e dei consulenti dei Tribunali non riconosce ancora la figura autonoma del criminologo.
Nella cultura italiana, la figura del criminologo viene genericamente ricondotta alle scienze mediche, psichiatriche e psicologiche, e solo in minor parte alle scienze giuridiche. Nella cultura anglosassone invece la stessa proviene da un background sociologico. In ogni caso, qualunque sia la formazione primaria, l'attività del criminologo comporta l'acquisizione di competenze interdisciplinari e multidisciplinari che permettano il raggiungimento di una visione complessiva ed integrata delle scienze forensi.
Per quanto riguarda in particolare l'investigazione criminale, la partecipazione del criminologo a tale attività, consente l'integrazione dei diversi approcci utilizzati da specifici professionisti quali ad esempio i funzionari di Polizia, i medici legali ed i tecnici criminalisti. In particolare il criminologo consente la rilevazione, la valutazione e l'interpretazione dei dati che emergono dalle indagini alla luce delle scienze psichiche e comportamentali, grazie alla conoscenza dei fenomeni criminali e della reazione sociale ad essi.
Da un punto di vista maggiormente descrittivo, possiamo dire che il criminologo si occupa di:
- studiare la fenomenologia dei principali delitti, ossia il modo comportamentale con cui essi si manifestano concretamente (omicidio, violenza sessuale, reati legati al consumo di sostanze stupefacenti, crimini economici e dei colletti bianchi, delinquenza comune e organizzata, terrorismo…);
- studiare le possibili classificazioni dei reati, degli autori dei reati (tipologie di autori: imputabili e non imputabili, primari e recidivi, eccetera), dei moventi sottostanti ai reati medesimi (stati emotivi e passionali, moventi di lucro, moventi di vendetta…).
Le analisi epidemiologiche effettuate dai criminologi hanno permesso di evidenziare, ad esempio, il dato conoscitivo che la tendenza all'agire criminale è molto più frequente (circa dieci volte di più) nei maschi che nelle femmine, e si concentra soprattutto nelle fasce giovanili di età, dai 20 ai 35 anni. Uno dei campi di maggior impegno professionale e tecnico per il criminologo è lo studio dell’imputabilità dell’autore del reato, soprattutto nei casi di reati irrazionali, passionali, emotivi e con una evidente psicopatologia sottostante. In questi casi collegata all’imputabilità c’è la valutazione preliminare della capacità di intendere e di volere. Per la legge italiana, se manca pienamente la capacità di intendere e di volere, il reo non è imputabile e nei suoi confronti vengono prese delle misure di sicurezza a carattere anche terapeutico. Se invece la capacità di intendere e di volere è grandemente scemata, il reo è imputabile ma la pena è diminuita (e possono essere prese delle misure di sicurezza). E’ evidente quindi il ruolo centrale delle valutazioni del criminologo nel determinare gli sviluppi dell’iter processuale e giudiziario del reo.
Fra le varie tipologie di criminologi è possibile riscontrare, nello studio di uno specifico caso giudiziario, anche la figura dello psichiatra forense. Per la normativa italiana è sovrapponibile la psichiatria forense con la criminologia clinica: il d.p.r. 27 luglio 1988, n 352 e il d.m. 5 dicembre 1997, sui compensi giudiziari ai periti e consulenti, affermano infatti che “per la perizia o la consulenza tecnica in materia psichiatrica o criminologica clinica spetta un compenso di…”. Ciò quindi a riprova che le due specializzazioni cliniche per la legge italiana sono sovrapponibili. Difatti, la psichiatria si pone il compito esclusivamente della diagnosi, mentre la criminologia clinica, più correttamente, quello della criminodiagnosi e della criminogenesi, in rapporto all’art. 40 del C.p. (vale a dire il riscontro del nesso di causalità tra pensiero, inteso come volontà e comprensione dell’individuo, e comportamento delittuoso). Al giorno d’oggi tuttavia il valore ed il contributo del criminologo, enormemente enfatizzato nelle fiction televisione e nei talk show, è stato molto ridimensionato nella pratica investigativa e giudiziaria per il notevole progresso della tecnologia applicata all’indagine (come ad esempio l’analisi del Dna), vale a dire della componente scientifica e criminalistica.
Dalla fine dell'Ottocento, dai tempi della scoperta delle impronte digitali, l'investigazione criminale ha percorso un lungo e fruttuoso cammino. Oggi, ad esempio, l’analisi del Dna fornisce un nuovo tipo di impronta, che consente di risalire con straordinari livelli di precisione alla individuazione dell’autore di alcuni reati. Diventa quindi sempre più rilevante il contributo della scienza e delle nuove tecnologie alle investigazioni giudiziarie, a spese delle valutazioni psicologiche del criminologo, troppo spesso fallaci, arbitrarie, soggettive e molto distanti dal vero autore del delitto.
La cronaca mostra che, sempre con maggiore frequenza, i casi delittuosi vengono affrontati attraverso sofisticate metodologie d'indagine, che fanno appello alla criminalistica e alle scienze forensi, dunque a quelle svariate discipline (le cosiddette "scienze della natura", separate e distinte dalle "scienze dell'uomo"), che si occupano dell’esame di reperti e tracce rinvenute sulla scena di un reato: genetica forense, balistica, tossicologia, medicina legale, microscopia elettronica. Nel processo, queste discipline sono risultate sempre più rilevanti, spesso fondamentali, per incastrare un omicida o per scagionare un innocente.
Spesso si confonde la criminologia con la criminalistica, o con l'investigazione, o con l'investigazione criminale, anche se si tratta soltanto di settori limitrofi. Concettualmente, l'investigazione è un settore distinto dalla criminalistica, e la stessa criminalistica dovrebbe essere chiaramente distinta dall'investigazione criminale propriamente detta: mentre la criminalistica risponde alla domanda sul "come", o sul "dove" è stato commesso un delitto, l'investigazione criminale risponde alla domanda sul "chi" ha commesso un delitto. Propriamente, l'investigazione è un settore più ampio dell'investigazione criminale: di fatto, accanto all'investigazione criminale, esistono l'investigazione giornalistica, l'investigazione in merito a problemi che non hanno rilevanza penale, eccetera.
Viste quindi le specificità del criminologo e delle sue competenze, in che modo è possibile acquisirle per potersi poi autodefinire criminologo? In Italia il primo corso di laurea in "Scienze dell'investigazione", con diploma abilitante alla dizione di criminologo, è sorto presso l'Università di L'Aquila per opera del professor Francesco Sidoti, che fra l'altro nel suo sito web sottolinea: «L’investigazione viene svolta da un soggetto naturalmente ignorante, fallibile, spesso fazioso e superstizioso, sempre sovrastato da un’eccedenza di percezione, in un contesto storico caratterizzato da una sovrabbondanza incomparabile di stimoli, di informazioni, di delitti. I vocaboli inglesi detective e detection derivano dal latino detegere: scoprire, scoperchiare; eppure, soprattutto oggi nell’investigazione il rischio più grande e più frequente è il rischio di sbagliare. Nella scienza, come nell’investigazione e nel processo penale, il metodo dovrebbe essere rivolto principalmente, prima che a scoprire la verità, a scoprire l’errore».
In Italia attualmente il ruolo e la professione di criminologo non è regolamentato da alcuna legge, per cui chiunque, avendo letto un po’ di libri in argomento o frequentato un master ad hoc potrebbe definirsi tranquillamente criminologo senza incorrere in alcun illecito. Non esiste quindi neppure un Albo professionale ed i Tribunali, come in precedenza accennato, non raccolgono nominativi di periti criminologi. Vige pertanto una totale speculazione selvaggia su corsi e seminari pseudoformativi che non insegnano né abilitano alla professione di criminologo.
A fronte di un vuoto normativo sulla formazione ed abilitazione del criminologo tuttavia si riscontra una notevole rilevanza sociale e giuridica dei compiti su cui è chiamato ad esprimersi e decidere. Il criminologo infatti, per le sue conoscenze e competenze, dovrebbe operare nei seguenti delicati contesti professionali:
- all'interno delle carceri, come esperto facente parte dell'équipe di osservazione e trattamento;
- come esperto del Tribunale di sorveglianza o del Tribunale dei minori;
- come componente non togato del Tribunale di sorveglianza;
- come perito nomitato dal giudice o da una delle parti, nell'ambito di un procedimento penale in cui sia importante la valutazione dell'imputabilità.
Esistono anche delle limitate possibilità di impiego come collaboratore delle Forze dell'ordine (per esempio come esperto di criminal profiling) o come consulente aziendale in materia di sicurezza. C’è da dire che le forze di polizia con molta resistenza e difficoltà si affidano alla collaborazione di esperti esterni durante le indagini, sia per la presenza interna di poliziotti esperti sull’argomento, sia per il mancato controllo delle affermazioni del consulente, troppo incline spesso a comparire davanti ad una telecamera o sulle pagine della cronaca durante il corso delle indagini.
La formazione del criminologo è poi distinta da chi criminologo non è, ma si occupa degli stessi argomenti (giornalista, studente, ricercatore…). Quella del criminologo può essere impostata in quanto ricercatore scientifico o in quanto operatore professionale. Poi ci può essere una formazione criminologica di cui abbisognano altri operatori, non criminologi, che svolgono la loro attività professionali nell’ambito d’altre materie interdisciplinari: diritto penale, medicina legale, psichiatria, psicologia, sociologia, statistica, ecc. Nell’attuale contesto storico-culturale, per i motivi predetti, il criminologo si trova in una posizione di gran confusione.
Alla luce delle affermazioni espresse e di tutto quanto finora è stato riportato possiamo concludere che essere o definirsi criminologi significa:
- acquisire un’adeguata consapevolezza verso il proprio ruolo, sia in ambito dell’insegnamento, dello studio, delle pubblicazioni e della ricerca, sia in ambito operativo (nel Tribunale, in carcere, nelle indagini difensive o dell’Autorità giudiziaria);
- acquisire gli strumenti scientifici e di pensiero per comprendere a fondo le problematiche individuali, sociali, normative e politiche che stanno alla base del comportamento delinquenziale, dei processi di criminalizzazione primaria e secondaria, dell’esistenza e del funzionamento della legge penale e delle Istituzioni penali (carcere).
- suggerire, in modo critico e propositivo, cambiamenti in senso democratico, umanitario e civile della legge penale e delle nostre Istituzioni penali.
Il ramo applicativo della criminologia ad un singolo caso, come affermato in precedenza, viene denominato "criminologia clinica". In questo caso il criminologo veste il ruolo dello psichiatra forense. Egli si propone, soprattutto attraverso l'analisi e l'intervento su singoli specifici casi, di formulare una diagnosi, una prognosi e una possibile terapia di trattamento relativamente agli autori di reati. La diagnosi punta a ricostruire i fattori e le condizioni che hanno portato alla genesi e all'esecuzione del reato (criminogenesi e criminodinamica), mentre la prognosi cerca di valutare la maggiore o minore pericolosità sociale del delinquente e la terapia prevede interventi di rieducazione e di assistenza psicologica con l'obbiettivo di risocializzare il reo e consentirgli una piena reintegrazione sociale.
Un tempo l'analogia con la medicina veniva interpretata in modo abbastanza letterale, come provano ad esempio gli studi di Cesare Lombroso che avevano appunto un carattere marcatamente antropologico e medico. Oggi invece i termini diagnosi, prognosi e terapia vengono usati come metafore di un processo conoscitivo, interpretativo e trattamentale che non pretende più di avere una valenza medica.
Per quanto riguarda la dimensione prognostica, che ha l'obiettivo fondamentale di valutare la maggiore o minore pericolosità sociale di un soggetto, nonché di stimare le maggiori o minori probabilità di recupero sociale per quel soggetto, un modello previsionale che ha avuto notevole successo in passato è quello sviluppato dai coniugi Glueck. Questo modello ipotizza che tre gruppi di variabili consentano di prevedere la maggiore o minore probabilità di incorrere in una "carriera criminale":
- variabili legate alla famiglia di origine (clima familiare, atteggiamenti dei genitori, valori o controvalori trasmessi, ecc.);
- variabili legate alla struttura della personalità del soggetto (stabilità o instabilità emotiva, resistenza o meno alla frustrazione, maggiore o minore impulsività…);
- variabili legate ai concreti comportamenti espletati dal soggetto (maggiore o minore precocità di manifestazione di episodi devianti, tendenza o meno alla recidiva, tendenza o meno a fare uso di sostanze voluttuarie o stupefacenti…).
La concezione del criminologo clinico come di un esperto proveniente dall’area medica nasce sia da un fatto storico, poiché i primi criminologi erano medico-legali (Lombroso, per esempio) e sia dalla convinzione che per studiare e capire il crimine occorresse una base clinica, accanto alle teorie scientifiche d’ordine bio-antropo-psico-sociologiche.
Tuttavia, oltre le classiche competenze e conoscenze mediche e psichiatriche, si ribadisce ancora una volta che il criminologo deve avere stretti legami di collaborazione e sinergia con le seguenti discipline: antropologia culturale, psicologia, sociologia generale e in particolare sociologia della devianza, diritto, scienze penitenziarie, biologia, statistica, criminalistica, scienze dell'investigazione, filosofia delle scienze, scienze criminali, medicina legale.
(cannavicci@iol.it)
_______________________________
L’insegnamento della criminologia in Italia

Dal 10 al 13 febbraio 1984 si è svolto a Siracusa il III Seminario Nazionale per Professori Italiani di Discipline Criminologiche, dal titolo “La formazione criminologica”. Gli studiosi erano: il prof. Canepa, il prof. Bandini, il prof. De Fazio, il prof. De Leo, il prof. Fornari e altri nomi illustri della criminologia clinica in Italia. Da quella data ad oggi non c’è più stato il IV Seminario, ma addirittura a partire dall’anno accademico 2002/2003 anche le Scuole universitarie di Criminologia clinica, sono state chiuse.
Si tratta della dispersione di un patrimonio storico, culturale e scientifico di grande valore. Queste scuole erano istituite presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, delle Università statali di Modena, Genova, Bari, Milano, Chieti e Roma, di durata triennale, a cui si accedeva per concorso a numero chiuso (esame orale e scritto) e dopo la laurea normale (ossia, minimo 4 anni), dirette da questi fondatori della storia della criminologia in Italia.
Per conseguire il titolo di specialista in criminologia clinica occorreva il superamento di 22 esami e la tesi finale. Le materie di studio comprendevano: Criminologia Generale I, Elementi di Biologia, Elementi di Diritto, Elementi di Psicologia, Elementi di Sociologia, Psicologia e Psicopatologia dell’Età Evolutiva; Criminologia Generale II, Elementi di Psicopatologia Generale, Elementi di Psichiatria Clinica e Forense, Tecniche del Servizio Sociale, Antropologia Culturale, Elementi di Medicina Legale, Criminologia Minorile, Psicoterapia, Psicologia Sociale, Tecniche Psico-Pedagogiche, Sociologia della Devianza, Metodi di Prevenzione, Trattamento Criminologico, Neuropsichiatria Forense, Politica Criminale e Diritto Penitenziario, Legislazione Sanitaria.
Il corso era aperto ai laureati in Medicina, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Pedagogia, Sociologia, Lettere, Filosofia, Psicologia .
A partire dal 1999 è sorta criminologia.it, la prima rivista on-line di teoria e scienze criminali, coofondata dal prof. Francesco Sidoti (criminologo di formazione sociologica) e diretta dal prof. Saverio Fortunato (specialista in criminologia clinica); mentre la storica rivista cartacea "Rassegna Italiana di Criminologia", trimestrale, organo ufficiale della Società Italiana di Criminologia, edita da Giuffrè e diretta dal prof. Giacomo Canepa ha cessato le pubblicazioni da qualche anno.
Il modello della scuola italiana di criminologia clinica è stato un ottimo modello teorico, anche se ha atteso invano la conformità alle prescrizioni e normativa Cee concernente la scuola di specializzazione delle Facoltà mediche che operano negli Stati membri della Comunità Europea.

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