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marzo/2002 - Interviste
Sicurezza
L’incerto destino del detective a quattro zampe
di Ettore Gerardi

Il Gruppo cinofilo della Polizia di Stato e il Centro Allevamento e Addestramento di Nettuno, soffrono da tempo di qualche difficoltà. Un sit-in degli addetti per richiamare l’attenzione del Viminale. Breve storia dei segugi a quattro zampe, del loro impiego nelle indagini di Polizia giudiziaria e particolarmente nella ricerca di stupefacenti e di esplosivi

Pensate: dei cani poliziotto si è interessato, e li ha celebrati, persino il poeta romano Trilussa con un sonetto scritto circa 80 anni addietro. È intitolato “Er cane polizzotto”. Eccone la prima strofa: “Jeri ho incontrato un Cane polizzotto/Dico: - Come te va? - Dice: - Benone!/Ogni ladro che vedo je do sotto./ Li sento da l’odore, caro mio!/Cor naso che ciò io!...
Già, perché i cani poliziotto sono nati nientemeno che nel 1920, oltre ottanta anni addietro. Era una struttura, allora, in forma pressoché artigianale, forse anche perché in quegli anni pochi credevano nell’utilità dei cani come ausilio nelle operazioni di Polizia.
In quegli anni Venti, il Gruppo cinofilo aveva sede a Postumia (oggi territorio croato), e si avvaleva quasi esclusivamente di segugi italiani; l’impiego era finalizzato alla sorveglianza delle frontiere per impedire l’espatrio clandestino; per questo i conduttori dei cani dovevano anche saper sciare.
La seconda Guerra mondiale sconvolse anche questa attività e i tedeschi, dal canto loro, provvidero a razziare i pochi cani rimasti in forza al Gruppo che, solo nel dopoguerra, fu ricostituito con un numero limitato di esemplari (cinque o sei) trovando sede, dapprima nella caserma romana Guido Reni, poi a Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo e solo nel 1947 a Nettuno, dove fu collocato l’allevamento, mentre l’addestramento si svolgeva a Rocca di Papa.
Soltanto nel 1956 le due attività furono riunite a Nettuno presso l’allora Scuola Sottufficiali della Pubblica Sicurezza, oggi Scuola per Ispettori e Sovrintendenti, dalla quale dipendono solo dal punto di vista gerarchico ma non funzionale.
Questa brevissima premessa di carattere storico (ma sui cani poliziotto torneremo ancora più avanti) serve per accennare ad una situazione di disagio in cui versa, attualmente, il Centro Cinofilo di Nettuno. Tant’è che il personale addetto al Centro sul finire del gennaio scorso ha ritenuto di dover manifestare davanti la Scuola di Nettuno per richiamare l’attenzione dei vertici del Viminale (e, se possibile, della Scuola) sulla situazione in cui si trovano i cani e i loro conduttori.
Insomma, se le cose non cambiano, c’è il rischio che gli emuli di Rex finiscano... abbandonati, nel senso che la disorganizzazione potrebbe travolgere la funzionalità del Gruppo.
Forse il motivo di certe discrasie vanno ricercate nella singolare situazione di dipendenza gerarchica del Gruppo dal direttore della Scuola che (come cita testualmente un comunicato dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) - forse poco esperto di questioni canine - non sempre riesce a comprendere appieno le esigenze dei cani e dei loro conduttori.
Probabilmente, da qualche parte, si pensa che l’attività dei cani poliziotto appare ormai superata e che potrebbe essere sostituita da attrezzature scientifiche sofisticate, magari una sorta di “fiuto elettronico”. D’altra parte proprio la duplice dipendenza (Ufficio Affari Generali del Dipartimento della Polizia di Stato e Direzione della Scuola di Nettuno) crea sfasamento nella gestione del Gruppo Cifonilo che non può contare, come ad esempio per lo squadrone a cavallo della Polizia, sulla definizione di “Reparto Autonomo”.
Sarebbe opportuno restituire agli uomini e ai cani il giusto spazio di autonomia; uomini e cani che, in tanti anni di attività, hanno sempre collezionato lusinghieri risultati di servizio, proprio grazie alla professionalità di chi vi opera.
D’altra parte non si può pensare di affidare solo alla protesta sindacale la soluzione di problemi assai gravi.
Sì, perché manca una strategia ministeriale, una pianificazione che certamente risolverebbe molti dei problemi che attualmente affliggono il Gruppo.
Un esempio: tempo addietro mancavano le ciotole per il cibo giornaliero dei cani che, quindi, sono stati costretti - per pochi giorni - a mangiare in terra fino a che, esperite le solite lungaggini burocratiche, si è provveduto all’acquisto di quanto necessitava.
Ed ancora: manca una struttura idonea per la custodia, in regime di massima sicurezza, degli esplosivi necessario all’istruzione dei cani destinati ad individuare le materie esplodenti.
C’è poi l’ipotesi di un trasferimento del Centro di Nettuno ad una località scarsamente attrezzata, come quella ventilata di Ponte Galeria dove attualmente esistono solo una ventina di box senza altre attrezzature ed infrastrutture. Prima, addirittura, si era pensato ad un trasloco a Ladispoli dove c’era solamente un terreno brullo.
Perché mai questa ipotesi di trasferimento? Si dice che la Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Polizia di Stato ha bisogno di spazio, altro spazio. Ma sarà piuttosto che, come accenato, non si considera il giusto valore del Centro addestramento di Nettuno che, come chiarisce la dizione, serve anche ad addestrare i cani poliziotto destinati ai venti distaccamenti regionali che, appunto, fanno capo al Centro Allevamento e Addestramento Cani Poliziotto della cittadina tirrenica.
Dunque la situazione al Centro di Nettuno è piuttosto preoccupante. Ecco ancora un dato: manca la presenza (pure prevista) del veterinario e i tre “infermieri” dei cani fanno quello che possono. Occorre rivolgersi, quando se ne presenta la necessità, a professionisti esterni.
È bene, tuttavia, scavare più a fondo e ricercare le ragioni di tale situazione del Centro.
I sindacalisti della Polizia (lo stesso Michele Alessi, Segretario nazionale del Lazio ce lo ha confermato) ritengono che la situazione creatasi a Nettuno sia da imputarsi anche ad una assenza di comunicazione. Le istanze del personale, non si capisce per quale misterioso motivo, non vengono recepite da chi dovrebbe. È questo che, oltre tutto, ha originato la mancanza di serenità fra il personale dei Cinofili. Forse occorre convincersi che bisogna ascoltare la voce della base, cioè degli operatori che conoscono i problemi. Questo comporta il ristabilimento del corretto rapporto fra la dirigenza e i rappresentanti sindacali (come ci conferma Antonio Trinchillo, sindacalista Siulp di base alla Scuola di Nettuno).
Gli uomini del Gruppo - lo hanno precisato con forza in questa vicenda - non intendono assolutamente sostituirsi alla dirigenza, ma più semplicemente confrontarsi con essa, esprimere le proprie opinioni ed, eventualmente, far cambiare idea su determinate questioni.
Sempre Michele Alessi, ci conferma (se ce ne fosse ancora bisogno) che il Centro Cinofili resta ancora e sempre fondamentale per la sicurezza di porti, aeroporti, scuole, eccetera. Un servizio di prevenzione, indubbiamente difficile questo, ma che consente di evitare in moltissimi casi la commissione di reati.
In sostanza il Centro oggi va avanti per forza d’inerzia nonostante le tante difficoltà, prima fra tutte, quella di carenza di organico: attualmente cento cani possono contare su 20 elementi che li accudiscono.
Il personale del Centro che ha simbolicamente protestato, non vuole fare una questione di casta, ma chiede solamente che si segua una logica operativa che in atto sembra essere carente, anche per la scarsa conoscenza dei problemi da parte della dirigenza che, magari per apprezzabile zelo, finisce per intromettersi in questioni squisitamente tecniche su cui sarebbe meglio lasciar fare agli addetti ai lavori.
“Nessuno che debba sottoporsi ad una operazione - sottolinea un poliziotto del Gruppo - dice al chirurgo quale tecnica dovrà usare!”. Paragone un po’ forte, ma in un certo senso assai calzante.
Questi, per sommi capi, i problemi di una certa consistenza che affliggono il Centro Cinofili di Nettuno e che rischia di far morire per estinzione questo importante servizio. Un servizio - come già accennato - istituito ottanta anni addietro che ha un passato anche recentissimo di tutto rispetto. Insomma non si tratta semplicemente di un gruppo di cani e di poliziotti che svolgono un servizio ormai superato. Tutt’altro.
Vediamo allora la preparazione e l’addestramento di questi insuperabili campioni a quattro zampe, soprattutto per quanto attiene il servizio antidroga e antiesplosivo.
Qualche male informato crede che i cani impiegati per l’individuazione di sostanze stupefacenti, vengano “drogati” allo scopo di ingenerare, poi, in essi una crisi di astinenza e quindi una capacità di ricerca più sviluppata. Niente di più falso. La realtà è molto diversa: ai cani viene fatto annusare un fantoccio di pezza (in gergo: “salsicciotto”) preventivamente messo a contatto con sostanze stupefacenti; il fantoccio, perciò, è rimasto impregnato dall’odore di quelle sostanze. Un odore - sia ben chiaro - percepibile solo dal cane grazie al suo olfatto estremamente sensibile che si estrinseca per mezzo del “tartufo del naso”, cioè di quella parte terminale del muso che presenta una fenditura all’interno della quale una miriade di minuscoli peluzzi trattengono l’odore di una determinata sostanza.
A questo punto il gioco è fatto: basterà far annusare al cane il fantoccio e poi sottrarglielo; subito la bestia cercherà di rintracciarlo fiutando l’aria circostante (un aeroporto, un valico di frontiera, un deposito bagagli, ecc.). Se sono presenti sostanze stupefacenti, il cane poliziotto le troverà immediatamente illudendosi di rintracciare il suo... giocattolo.
Eguale discorso vale per i cani addetti al rintraccio di materiale esplosivo, con una sola differenza: mentre per la caccia alla droga l’animale una volta individuata la sostanza, ad esempio un bagagliaio, con le zampe e con i denti cerca di arrivarvi, per gli esplosivi è addestrato in modo tale che, appena “puntato” il pacco o l’apparato sospetto, deve fermarsi immediatamente per consentire l’intervento degli artificieri.
Quindi nell’uno e nell’altro caso, il cane non cerca la droga o la carica di esplosivo, bensì il fantoccio, l’oggetto del suo gioco; un gioco particolarmente importante che consente di eseguire operazioni di Polizia giudiziaria che diversamente non potrebbero mai essere portate a compimento.
Per quanto riguarda i cani da rintraccio, la loro validità è fin troppo nota. Al cane, ancora una volta, viene fatto annusare un indumento o un oggetto appartenuto alla persona da ricercare; a quel punto comincia la ricerca e l’individuazione della pista che (salvo particolarissime condizioni ambientali) porta al rintraccio del soggetto.
Certo, l’acquisizione degli animali da addestrare non è cosa facile: molti elementi debbono convergere per avere la certezza che il cane risponda in maniera soddisfacente al lungo e difficile lavoro di istruzione. Si comincia dall’età, che non deve essere inferiore ai dodici mesi; il sesso, pregiudizialmente, non costituisce motivo di preferenza; c’è solo da considerare che i maschi sono di taglia più grande delle femmine e, di regola, hanno un carattere più aggressivo. La femmina, ai fini dell’addestramento, è più costante (si... distrae solo due volte l’anno, quando è in periodo fertile) ma presenta a volte delle punte di timidezza che debbono essere corrette.
È la capacità dell’addestratore che fa il vero cane poliziotto. Soltanto quando il binomio cane-animale si fa veramente stretto si ottengono i migliori risultati. Solo osservando un campo di addestramento, si può comprendere il perfetto affiatamento fra l’uomo e il cane; come quest’ultimo attenda impaziente l’ordine del “suo” conduttore e anzi quasi lo vorrebbe sollecitare in tal senso: solo dalla sua voce, infatti, accetterà l’ordine, qualunque esso sia.
Come vengono scelti i poliziotti che dovranno essere destinati ai Cinofili? Nessuna particolarità, ma solo a domanda dei dipendenti. Poi c’è un corso di addestramento durante il quale si accerta la “vocazione” vera ed autentica. Sono abbastanza rari i casi di poliziotti che, al termine del corso, vengono rinviati ai reparti di provenienza.
Addestrare un cane poliziotto, comunque, è cosa assai delicata e difficile e nulla può essere lasciato all’improvvisazione o all’empirismo dei singoli. un cane, come quelli della Polizia di Stato, viene acquistato da allevamenti specializzati e il suo costo è piuttosto considerevole. È perciò un capitale che va curato nel migliore dei modi. Certo, anche il Centro di Nettuno provvede ad allevare le cucciolate che vengono attentamente vagliate per individuare i soggetti più interessanti.
Poi comincia l’addestramento, metodico, preciso, scientifico. Non c’è posto fra loro per certe forme di... protagonismo canino o umano.
Qual è il valore monetario di un cane poliziotto? È difficile dare una valutazione di un animale che riesce, ad esempio, a scovare decine di chili di droga, che individua un ordigno esplosivo, che rintraccia un bimbo perso in una campagna; facendo valutazioni di mercato possiamo dire che ognuno dei cani della Polizia di Stato può valere dai 15 ai venti milioni.
Abbiamo detto che i cani poliziotto della Polizia sono nati negli anni Venti, molti anni prima di quelli dei Carabinieri e della Guardia di Finanza; verrebbe logico pensare che, almeno in questo campo, un minimo di coordinamento esiste. Sarebbe auspicabile, indispensabile creare una sinergia a livello nazionale.
Attualmente, a livello locale, se una indagine è avviata dai Carabinieri o dalla Guardia di Finanza ed occorre l’ausilio del cane, è chiaro che intervengono quelli delle due strutture di Polizia.
Siamo all’inizio del terzo millennio, le Polizie di tutto il mondo vanno verso una specializzazione, una professionalità altamente sofisticata, ma l’ausilio del cane nelle indagini di Polizia giudiziaria, rimane del tutto valido (in alcuni casi insostituibile).
Il cane, in sostanza, vede il mondo, anche quello criminale, attraverso il suo naso che è uno strumento di altissima precisione, impossibile da sostituire anche con la più fantascientifica delle attrezzature.
Pensiamo, tanto per citare un caso, qual vantaggio abbiamo dai cani in servizio antidroga alle frontiere (terrestri, marittime, aeree); con il loro olfatto individuano il cosiddetto “cono di odore” che proviene dalle sostanze stupefacenti eventualmente celate in vetture, bagagli o sulle persone, e ne indicano il punto esatto di collocazione. In caso di sospetto e senza l’ausilio del cane si sarebbe costretti, ad esempio, a smontare pezzo per pezzo una vettura con una perdita di tempo non indifferente per la Polizia e per coloro che transitano ad una frontiera terrestre.
“In definitiva - ci dice uno dei conduttori del Gruppo di Nettuno - il cane deve essere considerato un mezzo ausiliario a tutti gli effetti, come, ad esempio, l’elicottero, ma con una differenza: l’elicottero di notte non può alzarsi in volo, mentre il cane, grazie al suo udito-fiuto finissimo è in grado di muoversi di notte altrettanto bene che di giorno.”.
Questo patrimonio, dunque, non deve ne può essere trascurato, come sembra stia avvenendo a Nettuno. Né si comprende perché mai i poliziotti di questo importante servizio, per farsi ascoltare dall’alto sono stati costretti al sit-in davanti la scuola che li ospita (ma ancora per quanto?).
Possibile mai che nessuno, in alto loco, voglia gettare uno sguardo sui cani poliziotto?
O magari se ne interessano solo quando debbono fare un servizio di facciata, come è accaduto, sul finire dello scorso anno a Roma, dove una pattuglia della Polizia di Stato girava per le vie affollate del centro con al guinzaglio uno dei cani del Centro di Nettuno. Dicevamo “servizio di facciata”. Sì, perché (ce lo confermano gli addetti ai lavori, cioè i poliziotti cinofili) i cani, costretti a camminare su marciapiedi affollatissimi, continuamente urtati da borse e pacchetti, forse anche accarezzati da qualche bambino, non sono in grado di svolgere il loro servizio; si innervosiscono e possono avere reazioni imprevedibili. Purtuttavia i giornali della Capitale hanno salutato questa iniziativa come fosse il toccasana per la criminalità predatoria di strada.
Ma intanto, in attesa di decisioni superiori, i cani di Nettuno che fanno? Attendono, ma non sono certo insensibili ai tanti problemi che li affliggono.
E ricorriamo ancora una volta a Trilussa: “...ma che te credi tu? che l’animali/nun ciabbiano li martiri e l’eroi/e, a modo loro, pure l’ideali?”.
Già, gli ideali. Forse i cani della Polizia, fra i loro ideali, hanno anche quello di sperare che dei 110 miliardi stanziati per la Scuola di Nettuno, una piccola, piccolissima parte vada anche a loro.
Sperano invano?


BOX-1

L’ultima di Asko

Grazie all’aiuto di Asko, il più famoso cane-poliziotto dell’unità cinofila romana, gli agenti del commissariato Esposizione hanno arrestato recentemente un latitante, ricercato dallo scorso anno per traffico di stupefacenti. L’uomo, 46 anni, si nascondeva in un casolare nei pressi del Divino Amore e continuava a spacciare stupefacenti.



BOX-2

I venti distaccamenti

Sul territorio nazionale operano questi Distaccamenti:

Moena (Trento)
Trieste
Padova
Venezia
Orio al Serio (Bergamo)
Linate (Milano)
Malpensa (Varese)
Milano
Torino
Genova
Bologna
Ancona
Roma
Fiumicino (Roma)
Napoli
Brindisi
Vibo Valentia
Reggio Calabria
Palermo
Abbasanta (Oristano)


BOX-3

Le razze preferite

Pastore tedesco
Pastore belga Malinos
Labrador
Rottweiller


BOX-4

Rex, eroe austriaco

I telefilm di Rex hanno come protagonista un cane dell’esercito che, in seguito alla morte del suo addestratore, viene adottato dal commissario della Polizia Peter Moser, responsabile della Sezione omicidi. Così Rex entra a far parte, a pieno titolo, della Polizia. Le avventure di Rex e Moser sono trasmesse dalla televisione austriaca già da qualche anno; il primo ciak fu nel 1993 ed il successo è stato così grande che alla prima serie di telefilm, se ne sono aggiunte altre tre.
La sua addestratrice, Teresa Miller, è riuscita ad insegnare a Rex numerosi esercizi che vengono eseguiti di volta in volta durante le riprese. Alcuni di essi si vedono più di frequente, come andare a prendere il cellulare, inseguire una persona, andare a comperare i cornetti per la colazione, tanto per citarne alcuni.
Nella prima serie, Rex si limita a fare il cane poliziotto, mentre nella seconda egli occupa un ruolo più impegnativo. La gamma degli esercizi, svolti da lui, sono più numerosi e più sorprendenti.

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