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settembre/2002 - Interviste
Immigrazione
Un improbabile ritorno per il cammello di Ahmed
di Emilio Belfiore

Le nuove regole varate dal governo che dovranno essere applicate nei confronti degli immigrati extracomunitari hanno suscitato reazioni duramente negative in vari settori della politica, delle organizzazioni sindacali, della società civile

Una legge nata tra violente polemiche, accuse di insipienza, di demagogia spicciola, di illegalità costituzionale, e, dato il tema, di xenofobia. Una legge che nessuno sembra sapere esattamente come, e con quali risultati, potrà essere applicata in maniera concreta nei termini rigorosi che la caratterizzano. Una legge che, comunque, esiste, e che detta le regole dei rapporti fra il nostro Paese e gli immigrati extracomunitari. La Bossi-Fini, come viene chiamata, unendo i nomi dei leader di due formazioni politiche tra loro diverse e distanti su quasi tutto, tranne che su questo.
Naturalmente, nell’opinione pubblica, come spesso accade, la conoscenza della sostanza della legge è scarsa. Lo spiega, se non lo giustifica, il fatto che essa non riguarda direttamente i cittadini italiani, e nemmeno quelli dei Paesi dell’Unione Europea, che ormai in qualche modo ci stiamo abituando a considerare nostri “compatrioti”. Non fosse altro perché abbiamo tutti la stessa moneta e un'unica frontiera. Quella, appunto, che gli "stranieri" vorrebbero varcare.
Stando alle dichiarazioni dei promotori, la nuova legge dovrebbe servire a disciplinarne il flusso, sulla base di esigenze interne riguardanti essenzialmente la richiesta di forza-lavoro, e ad eliminare il fenomeno della clandestinità, con le sue derive illegali e, in alcuni casi, criminali. Nella sostanza, un provvedimento difensivo, di contenimento, più che una pianificazione che guarda a un prevedibile futuro.
I punti forti, o deboli a seconda dei punti di vista, della Bossi-Fini sono una dozzina, e ci sembra opportuno esaminarli uno ad uno, per cercare di individuarne pregi e difetti.
Le impronte digitali. Ad ogni extracomunitario che chieda il permesso di soggiorno in Italia, o il suo rinnovo, saranno prese le impronte digitali. Su questo, a torto e a ragione, si è molto polemizzato. Certo, il provvedimento appare sgradevolmente discriminatorio, e persino criminalizzante, anche se di per sé può essere un normale mezzo di sicura identificazione, del resto usato in alcuni Paesi, anche europei. Per tutti, però, e non solo per gli immigrati. Vale a dire che questa misura burocratica rischia di avere il senso di una umiliante schedatura di persone che pregiudizialmente, sulla base della loro origine etnica, sono considerate “sospette”.
Permessi di soggiorno. Per ottenere il permesso di soggiorno, lo straniero extracomunitario dovrà avere un contratto di lavoro in Italia. Il permesso avrà una durata di due anni, e se nel frattempo chi lo ha ottenuto perde il lavoro, dovrà tornare nel suo Paese. Altrimenti diventerà un irregolare, e sarà perseguibile penalmente. Dato che lo straniero dovrà avere un contratto di lavoro prima del suo arrivo in Italia, le nostre ambasciate e i nostri consolati avranno la funzione supplementare di uffici di collocamento.
Su questo punto, la prima critica avanzata è che il lavoratore sarà soggetto a possibili ricatti da parte di chi lo assume: se non accetta le sue condizioni per quanto riguarda orari, salario, e altro, non solo sarà licenziato, ma non avrà la possibilità di cercare un altro lavoro. Il suo permesso di soggiorno scadrà automaticamente, e sarà obbligato a partire. Resta naturalmente da considerare quale sarà il peso che ambasciate e consolati dovranno assumersi per gestire le offerte e le richieste d’impiego.
Abolizione dello sponsor. Nella legge Turco-Napolitano, in vigore fino all’approvazione del nuovo ddl, si prevedeva la figura dello sponsor, ora abolita. Si trattava di un garante che rispondeva della persona assunta, sulla base di un rapporto di fiducia. Lo sponsor poteva essere un imprenditore, e spesso si trattava di aziende che già avevano dipendenti extracomunitari, o una famiglia, nel caso di collaboratori domestici.
Espulsioni. Lo straniero extracomunitario privo di un permesso di soggiorno, o in possesso di un permesso di soggiorno scaduto, viene immediatamente espulso. Se non ha documenti, sarà portato in un centro di permanenza dove resterà per un periodo di 60 giorni durante i quali si cercherà di identificarlo. Al termine di questo periodo, gli sarà intimato di lasciare l’Italia.
Colf e badanti. Sarà possibile regolarizzare la posizione delle colf (non più di una per ogni famiglia) e delle persone che assistono disabili e anziani (badanti), con una “dichiarazione di emersione” presentata in Prefettura entro due mesi dall’entrata in vigore della legge.
Lavoratori senza permesso. Non è prevista invece alcuna sanatoria per i lavoratori extracomunitari irregolari impiegati in imprese italiane di qualsiasi tipo. Questi stranieri – a meno di una parziale revisione del provvedimento, sulla quale lo stesso Fini ha ammesso, subito dopo l’approvazione della legge, di non avere idee e informazioni precise - dovranno partire, senza la possibilità di regolarizzare la loro posizione.
Disoccupati. Nessun extracomunitario potrà restare in Italia in condizione di disoccupazione. Neppure se è in possesso di un permesso di soggiorno ancora valido.
Contributi. I lavoratori extracomunitari per i quali sono stati versati anche meno di cinque anni di contributi potranno riscattarli solo dopo aver compiuto 65 anni. Il diritto alla pensione si matura con 19 anni di versamenti.
Diritto d’asilo. La nuova legge è più restrittiva, rispetto alla precedente, per quanto riguarda il riconoscimento del diritto d’asilo. L’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati ritiene che essa “non offre sufficienti garanzie”, e ha parlato di “diritti calpestati, negati”.
Ricongiungimenti. I ricongiungimenti familiari sono limitati al coniuge, ai figli minori, o ai figli maggiorenni a carico del genitore immigrato, con l’obbligo di dimostrare che non possono provvedere al loro sostentamento.
Minori. Gli extracomunitari minorenni non accompagnati da genitori o parenti che ne fanno le veci, saranno inseriti in un progetto di “integrazione sociale e civile” della durata di almeno tre anni. Al compimento dei 18 anni avranno un permesso di soggiorno, a condizione che dimostrino di aver seguito il progetto, di studiare o lavorare, e di avere un domicilio.
Marina militare. Per fermare le “carrette del mare” che trasportano immigrati clandestini, la legge prevede l’intervento di navi da guerra, in acque sia territoriali che extraterritoriali. In un’audizione alla Camera, alti ufficiali della Marina Militare, della Guardia di Finanza e delle Capitanerie di porto hanno fatto presente che fermare delle imbarcazioni in mare aperto e riaccompagnarle da dove sono partite è contrario alle leggi internazionali, e potrebbe configurare il reato di pirateria. In proposito è in vigore il trattato di Montego Bay, firmato anche dall’Italia nel 1982.
Pene e multe. Il datore di lavoro che impiega extracomunitari privi del permesso di soggiorno, o con un permesso di soggiorno scaduto, rischia l’arresto da tre mesi a un anno, e multe fino a 5000 euro per ogni lavoratore impiegato.
Sono previste pene ridotte fino alla metà per gli scafisti che collaborino con le forze dell’ordine, fornendo nomi, date e prove sul traffico di clandestini.
Questa, in sintesi, la legge, approvata da tutte le formazioni della Casa delle Libertà, con il voto contrario dell’opposizione che fino dall’inizio l’aveva contestata e contrastata. Secondo il vicepremier Gianfranco Fini “questa è una legge europea, che coniuga il rigore nei confronti dei clandestini a una doverosa solidarietà verso chi viene in Italia per lavorare e si inserisce nella nostra società rispettandone le regole”. Del tutto opposto il giudizio di Pierluigi Castagnetti, capogruppo alla Camera della Margherita:”E’ il prezzo elettoralistico che la maggioranza paga alla Lega, perché non vi era assolutamente l’esigenza di cambiare la Turco-Napolitano, una legge considerata tra le migliori in Europa. Il governo ha preparato una bomba ingovernabile sotto il profilo della sicurezza”. E Gavino Angius, presidente dei senatori Ds:”Questa legge non solo mina alla base principi di convivenza civile, ma è anche pericolosa perché renderà più difficile l’ingresso regolare di chi viene in Italia a lavorare onestamente, creando così nuova immigrazione clandestina”. Un parere analogo lo esprime Marco Carraro, industriale del nord-est, presidente di un’azienda di componentistica meccanica che occupa 1300 lavoratori, fra i quali anche degli immigrati:”Legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro è una misura che finirà soltanto per favorire l’immigrazione clandestina. Lo stesso discorso vale anche per il blocco dei flussi e la riduzione delle quote.Il presidente degli industriali del Veneto, Rossi Luciani, ha più volte dichiarato che questa legge frena e riduce le quote degli immigrati che sono invece assolutamente necessari per il mantenimento delle attività nella nostra regione. Gli industriali della zona, che sono magari di centrodestra e hanno sorriso all’ascesa della Casa delle Libertà, si trovano adesso contro il governo e contro la Regione per non aver fatto abbastanza per garantire l’ingresso nel nostro Paese a un maggior numero di persone”. E l’industriale sottolinea che “l’eccesso di controllo e di selezione in entrata, porta a una forma di schiavismo che dobbiamo eliminare anche concettualmente. Non possiamo pensare di lasciare entrare nel nostro Paese soltanto gli immigrati che hanno braccia forti per lavorare”.
A nome degli extracomunitari parla Kurosh Danesh, iraniano, in Italia da oltre vent’anni, responsabile immigrazione della Cgil Lazio:”Il nostro giudizio su questa legge è essenzialmente negativo per due motivi: da una parte infatti è un testo anticostituzionale in molti suoi passi e non recepisce le direttive europee in merito all’immigrazione, e poi è una legge che porta questo Paese sulla soglia della schiavitù legalizzata, conduce una parte della popolazione a uno stato di vita di serie B in cui è possibile qualsiasi tipo di ricatto e di emarginazione. Non dimentichiamo che gli immigrati per l’Italia non sono più una presenza marginale nei processi economici e sociali”.
Le reazioni negative prevalgono da parte delle organizzazioni sindacali, e in quelle, variamente collocate, del volontariato. Oberdan Ciucci,responsabile immigrati della Cisl, ritiene che la nuova legge “non procurerà alcun effetto contro l’immigrazione clandestina, anzi, rinunciando allo sponsor e legando il permesso di soggiorno al lavoro, aumenterà notevolmente gli irregolari”. Per il presidente dell’Arci Tom Benetollo “viene sancito istituzionalmente l’imbarbarimento dei rapporti tra Stato e migranti”. “Legge ingiustificata e intollerante - la definisce Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che raggruppa più di mille associazioni regionali – che rischia di ratificare un’immagine dello straniero come soggetto pericoloso o di un potenziale delinquente”. Per citarne solo alcune.
Comunque, ora la nuova legge esiste, ma il problema resta aperto. Con tutti i suoi diversi aspetti, che, inutile nasconderselo, hanno anche i connotati estremi della xenofobia e del razzismo, esemplificati dalla frase pronunciata da un esponente della Lega:”Io gli dico: Ahmed, se non ti sta bene, riprendi il tuo cammello e torna sotto la tenda”. Una battuta sgradevole, che ipotizza grossolanamente soluzioni scarsamente verosimili, oltre che incivili. Anche perché il cammello di Ahmed, ammettendo che ne avesse uno, è rimasto nel suo deserto, e non ha alcuna intenzione di emigrare, con o senza permesso di soggiorno.

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