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Marzo-Aprile/2013 - SOLO ON LINE SU POLIZIA E DEMOCRAZIA
Le verifiche dell'ex Ministro Giarda
di Ghibli

Le verifiche del Ministro Giarda -
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, dopo immenso e stancante lavoro ha pubblicato sul sito www.rapportiparlamento.it le situazioni critiche debitorie che gravano sui cittadini italiani.
Oltre ad alcuni contributi dello stesso Ministro l’opera si è avvalsa di economisti (dei quali non ci è dato sapere quanto siano costati al contribuente) e da questi esimi ed illustri professionisti è uscito uno studio su quanto gravino su ogni singolo cittadino le forze dell’ordine e i Vigili de Fuoco.
L’analisi prende in esame dapprima l’Arma dei Carabinieri che secondo questi illustri luminari della statistica gravano su ognuno di noi sino a 176,00 euro.
La disamina viene sviscerata Regione per Regione ad esempio l’Arma dei Carabinieri costa 109 euro per abitante ma si passa dai 59 euro per abitante della Lombardia ai 69 euro del Veneto, ai 164 euro della Sardegna, ai 176 del Molise, ai 150 della Calabria e ai 136 del Trentino Alto Adige.
Il massimo dei costi complessivi per abitante (nel Molise) e' pari a circa tre volte il valore minimo (in Lombardia).
A fronte di un valore medio della spesa pro-capite pari a 109 euro per abitante, la deviazione standard (una
statistica comunemente utilizzata per misurare il grado di dispersione di un fenomeno) risulta pari a 31 euro, per abitante nelle regioni italiane Piemonte, V.d.A, Liguria, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli V.G, Emilia
Romagna,Toscana, Marche, Umbri,a Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia Sardegna 39 coefficiente di variazione (il rapporto tra deviazione standard e valore medio) che e' pari al 28%.
Il costo medio annuo delle forze dell'Arma, comprensivo di componenti fisse, straordinari e
missioni, nelle diverse regioni e' risultato pari, nel 2011, a 55.735 euro per addetto, con una variabilità compresa tra il minimo di 53.390 euro in Basilicata, 55.770 euro in Toscana, 56.723 in Puglia e i due massimi di 67.360 euro e 67.476 euro in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Nel Centro-Sud
il costo del personale (55.465 euro/anno) e' leggermente inferiore a quello del Centro-Nord (56.049 euro/anno) per circa l'1%. (Fonte AGI)
Poi gli illustri luminari sono passati ad analizzare i costi pro-capite che i cittadini italiani spendono per il mantenimento della polizia di Stato che è pari a 135,0 euro.
Sempre da fonte AGI si prende atto che Il rapporto sulla spending review dice che la spesa corrente complessiva per la Polizia di Stato e' passata dai 6890,4 milioni di euro del 2010 ai 7296,1 milioni
del 2011. Sul totale della spesa corrente nel 2010, l'88,9% era rappresentato da costi per il personale, il 9,4% da spese per acquisto di beni e servizi e il restante 1,7% da trasferimenti a famiglie e altre uscite correnti. Il bilancio di quell'anno, poi, registrava uscite per 222 milioni di euro per investimenti
fissi e acquisto mezzi. Dal rapporto risulta come i valori medi della spesa per abitante siano "significativamente" diversi nel complesso delle regioni del centro-nord rispetto all'insieme
delle regioni del centro-sud. Considerando le sole spese per il personale (che ammontano a circa il 94% delle spese totali), si osserva che le spese per abitante per Questure e commissariati
sono nel centro-sud superiori per circa il 60% rispetto ai costi del centro-nord. Il costo delle strutture di Roma centro - si legge ancora nel documento - valgono da sole circa 8 euro per abitante
Dopodiché gli esperti sono passati ad esaminare i Vigili del Fuoco i cui costi risultano essere pari a 27,0 euro pro-capite , si va dai minimi di 17,8 euro in Lombardia e 19,7 in Campania ai massimi di 51,2 euro in Molise, 44,2 in Sardegna e 43,7 in Liguria, evidenziando la formazione di una nuova situazione debitoria in
capo ai comandi provinciali: le spese effettive superano del 16% (pari a 16,8 milioni di euro) le assegnazioni iniziali". Per 46 comandi su 100 il nuovo debito supera del 10-20% le assegnazioni iniziali, per 16 comandi del 20-30 % e per 4 comandi di oltre il 30%
Peccato però che questi esimi ed illustri luminari tecnocrati prendano in esame soltanto una parte della società dimenticandosi di analizzare laddove effettivamente ci siano dei costi spropositati a carico della collettività.
Prendiamo ad esempio una inchiesta fatta dal Corriere della Sera e prima ancora da L’Espresso da dove si rileva quanto ci costano certi servizi parlamentari.
“Lo stenografo del Senato percepisce come il re di Spagna in Busta paga da 290 mila euro
A fine carriera stipendi quadruplicati. Ai commessi fino a 160 mila euro. Come può reggere un sistema in cui uno stenografo arriva a guadagnare quanto il re di Spagna? Sembra impossibile, ma è così. Senza il taglio del 10% imposto per tre anni da Giulio Tremonti per i redditi oltre i 150 mila euro, uno stenografo al massimo livello retributivo arriverebbe a sfiorare uno stipendio lordo di 290 mila euro. Solo 2mila meno di quanto lo Stato spagnolo dà a Juan Carlos di Borbone, 50 mila più di quanto, sempre al lordo, guadagna Giorgio Napolitano come presidente della Repubblica: 239.181 euro, un commesso o un barbiere possono arrivare a 160 mila euro, un coadiutore a 192 mila, un segretario a 256 mila, un consigliere a 417mila. E non basta: allo stipendio possono aggiungere anche le indennità. Alla Camera un capo commesso ha diritto a un supplemento mensile di 652 euro lordi che salgono a 718 al Senato. Un consigliere capo servizio di Montecitorio a una integrazione di 2.101, contro i 1.762 euro del collega di palazzo Madama. Per non dire dei livelli cosiddetti «apicali». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai rapporti col Parlamento Antonio Malaschini, quando era segretario generale del Senato, guadagnava al lordo nel 2007, secondo l'Espresso, 485 mila euro l'anno. Arricchito successivamente da un aumento di 60 mila che spappolò ogni record precedente per quella carica. Va da sé che la pensione dovrebbe essere proporzionale. E dunque, secondo le tabelle, non inferiore ai 500 mila lordi l'anno.”
A 53 anni un commesso è in grado di ritirarsi dal lavoro con un assegno previdenziale di 113 mila euro l'anno che, se resta fino al 60º compleanno, può superare i 140 mila. Con un risultato paradossale: il vitalizio di un senatore che abbia accumulato il massimo dei contributi non potrà raggiungere quei livelli mai. E tutto ciò succede ancora oggi, mentre il decreto salva Italia fa lievitare l'età pensionabile dei cittadini normali e restringere parallelamente gli assegni col passaggio al contributivo «pro rata» per tutti e per 15 mensilità l'anno. Spalmandoli sulle 13 mensilità dei cittadini comuni 29.423 euro a tagliando. Da umiliare perfino l'ex parlamentare Giuseppe Vegas, oggi presidente della Consob, che da ex funzionario del Senato, sarebbe in pensione con 20 mila. Neppure il commesso «Y», assunto a suo tempo con la terza media, si può lamentare: ritiratosi nello stesso luglio 2010, sempre a 58 anni, ha diritto (salvo tagli tremontiani) a 9.300 euro lordi al mese. Per quindici. Vale a dire che porta a casa complessivamente oltre 20mila euro in più dello stipendio massimo dei 21 collaboratori più stretti di Barak Obama.
Sono cifre che la dicono lunga su dove si annidino i privilegi di un sistema impazzito sul quale sarebbe stato doveroso intervenire «prima» (prima!) di toccare le buste paga dei pensionati Inps. I bilanci di Camera e Senato del resto parlano chiaro. Nel 2010 la retribuzione media dei 1.737 dipendenti di Montecitorio, dall'ultimo dei commessi al segretario generale, era di 131.585 euro: 3,6 volte la paga media di uno statale (36.135 euro) e 3,4 volte quella di un collega (38.952 euro) della britannica House of Commons. E parliamo, sia chiaro, di retribuzione: non di costo del lavoro. Se consideriamo anche i contributi, il costo medio di ogni dipendente della Camera schizza a 163.307 euro. Quello dei 962 dipendenti del Senato a 169.550. E non basta ancora. Perché nel bilancio del Senato c'è anche una voce relativa al personale «non dipendente», che comprende consulenti delle commissioni e collaboratori vari, ma soprattutto gli addetti a non meglio precisate «segreterie particolari». Con una spesa che anche nel 2011, a dispetto dei tagli annunciati, è salita da 13 milioni 520 mila a 14 milioni 990 mila euro. Con un aumento, mentre il Pil pro capite affondava, del 10,87%: oltre il triplo dell'inflazione….Nonostante questa inchiesta portata avanti da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. I solerti ed illuminati tecnocrati analizzano sempre gli stessi settori scuola pubblica, sanità e sicurezza pubblica, ma nel contempo continuano a finanziare le scuole e la sanità privata a tutto svantaggio delle istituzioni pubbliche.
Nel piano di spending review studiato dagli esimi ed illuminati professionisti non vi è alcuna traccia del dimezzamento dei parlamentari, dell’abolizione delle scorte e dei notevoli privilegi, l’abolizione del vitalizio dopo solo 5 anni di legislatura a fronte di tutti gli altri lavoratori pubblici o privati che per percepire la pensione debbono lavorare 40 e più anni di attività, il ridimensionamento drastico delle pensioni d’oro, l’abolizione delle Province, in tutta l’Inghilterra ci sono 195 auto blu. da noi 60mila. e ne compriamo altre…

Nella spending review non è stato preso minimamente in esame il fatto che i nostri amministratori pubblici nazionali e locali sono i più remunerati di tutto il vecchio continente e forse anche del nuovo.
Non siamo né professionisti né illuminati e quindi ci avvaliamo di strumenti, terra terra, che la rete ci fornisce.
Cosa dire poi del Quirinale, infatti In Italia abbiamo un record: quello della presidenza della Repubblica più costosa al mondo. Il Quirinale, infatti, grava sulle tasche dei contribuenti per più di 200 milioni di euro all’anno, ossia quattro volte Buckingham Palace, solo per fare un esempio eclatante. Il doppio dell’Eliseo francese e ben otto volte il cancellierato tedesco.
Dalla rete apprendiamo invece quanto la politica nazionale o locale costi ad ognuno di noi, e ciò grazie ad uno studio effettuato dalla UIL aggiornato a luglio del 2012.
Forse tutto ciò è inconsapevolmente sfuggito ai solerti ed illuminati professionisti della statistica.
Per riassumere possiamo dire che grazie alla UIL abbiamo questo specchietto su quanto la politica costi ad ogni contribuente
646 euro annui costi per gli organi di Stato centrali (Parlamentari ecc..)
82 euro a contribuente i costi per Regioni Province e Comuni
85 euro a contribuente per le consulenze
77 euro a contribuente

In pratica la politica costa ad ognuno di noi 890 euro, ma questo il Ministro non ce lo dice perché?
Forze dell’ordine e vigili del fuoco che rischiano la vita per poco più di 1300 e che dopo 40 di lavoro non senza complicazioni si vedono una pensione di certo non uguale a quella del Ministro Giarda e di tutta la casta che mai nessuno ha voluto toccare e tantomeno analizzarne i costi a carico del contribuente
Il Ministro ed i consulenti non spiegano al contribuente perché il Senato nel 2012 ha speso 950 mila euro per le agendine dei senatori
Ci auspichiamo che i Presidenti dei due rami de Parlamento mantengano ciò che hanno ripetutamente promesso dagli schermi televisivi e che una volta tanto venga rispettato il dettato Costituzionale circa l’imposizione (Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.)
E in ultimo ci piacerebbe conoscere quanto sia venuto a costare l’elicottero dei Vigili del Fuoco, offerto dalla Provincia di Trento, utilizzato dall’ex Ministro Giarda in occasione del proprio giuramento al Colle


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