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Gennaio-Febbraio/2014 - Mondo Poliziotto
Tesi - Documento Congressuale
Politiche sindacali, contrattuali e istituzionali
di

Il sistema sicurezza

Le tesi inerenti le politiche Istituzionali che aprono i lavori di questo IV Congresso del SILP per la CGIL costituiscono l'indicazione operativa del prossimo mandato, ponendo al centro l'improcrastinabile modifica dell'apparato sicurezza per adeguarlo ai complessi mutamenti in atto nella nostra società.
In tale quadro intendiamo proseguire sulla strada del rafforzamento del ruolo del sindacato all'interno del comparto sicurezza, anche attraverso proposte che delineino un più efficiente modello organizzativo in grado di tutelare i diritti degli operatori di Polizia armonizzandoli con il consolidamento dei valori di democrazia e solidarietà.
Il SILP per la CGIL dovrà esercitare il proprio ruolo propositivo in primo luogo impedendo demagogiche semplificazioni come semplici soppressioni di uffici o articolazioni e sostenendo, nonostante le molte resistente in atto, la reale unificazione delle Forze di Polizia a vantaggio degli operatori e dei cittadini.
La sconsiderata modifica dell'articolo 83 della legge 121/1981 è stata frutto di una logica corporativa volta a soddisfare le esigenze dei singoli e costituisce la prova che, anche al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, vigono logiche di arroccamento per impedire il riconoscimento della piena libertà sindacale all'interno del Comparto stesso.
La direttrice dell'operato del SILP per la CGIL è di adottare la “cultura della legalità” quale chiave di lettura per tematiche così delicate, nella consapevolezza che legalità è sinonimo di sviluppo. Infatti, le grandi democrazie occidentali, soprattutto quelle che meglio hanno contrastato gli effetti della crisi economica ancora in atto, hanno affermato il principio di legalità quale fattore della crescita civile, sociale ed economica ancor prima degli incentivi a fare impresa.
Noi riteniamo che l'azione futura del SILP per la CGIL debba essere improntata, in ogni sua articolazione e campo di interlocuzione, proprio su questo assunto fondamentale; per questo troveremo condivisibili atti governativi, provvedimenti parlamentari e contrattazione con la Parte Pubblica solo se manterranno alta la tensione nel rispetto del principio di legalità.
Al contrario, ogni discussione su temi singoli sarebbe sterile: non condivideremo il concetto ragionieristico che il risparmio sul tema della Sicurezza sia, di per sé, qualcosa di virtuoso. Tagli profondi e lineari in un settore vitale, operati senza prevedere le nefaste conseguenze sull'operatività del sistema sicurezza, sottendono un disegno per indebolire la tenuta democratica del Paese e un arretramento della presenza dello Stato.
L'anacronistica e controproducente presenza di due Forze di Polizia a carattere generalista, l'assenza di una moderna Polizia Finanziaria che si occupi in via esclusiva dei reati connessi al proprio istituto, non sono più sostenibili, specie in tempi di crisi come quello attuale.
Riconosciamo e rispettiamo l'attaccamento degli operatori ai singoli corpi di appartenenza, quale uno dei "motori" dell'abnegazione che giornalmente essi dimostrano nei confronti del servizio. Ormai tale condizione è pericolosa per l'incolumità degli operatori e inadeguata per un efficiente “prodotto sicurezza”.
Infatti, la legge 121/1981 doveva costituire il punto di partenza per una Riforma più profonda del sistema sicurezza e dei Corpi ad essa dedicati; si è assistito invece ad un impoverimento del profilo culturale e democratico di tale legge che, come testimonia l'arruolamento esclusivo dalle Forze Armate, ha indebolito il carattere “civile” che contraddistingue il comparto sicurezza. Per questo è necessario l'immediato ritorno alle assunzioni attraverso concorsi pubblici.
Interrogandoci su quale modello di sicurezza una società come la nostra debba dotarsi, oggi finalmente possiamo affermare che l’attuale suddivisione delle Forze di Polizia, voluta dalla legge 121/1981 (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato), non è più confacente ai bisogni del Paese. Nel confronto con il Governo proporremo di superare questo schema costoso ed inefficiente, che non risponde alle esigenze di sicurezza individuali e collettive dei cittadini e non soddisfa il criterio delle energie messe in campo in relazione ai risultati ottenuti.
Infatti, un'azione politica e legislativa che dovesse procedere nella scontata direzione di tagli generalizzati delle risorse economiche porterebbe il sistema sicurezza alla sua implosione, come facilmente si deduce dal fatto che le carenti dotazioni strumentali e la continua diminuzione degli organici (oltre 12.000 unità in meno per la sola Polizia di Stato rispetto a quelle previste) si accompagnano ad un preoccupante innalzamento dell’età media ormai prossima ai 45 anni, processo che inevitabilmente si aggraverà nel prossimo futuro a causa di un insufficiente turn-over.
Il rischio di quanto sopra è un progressivo concentramento delle Polizie nei soli centri urbani delle grandi città, dove più facile è ottenere visibilità e quindi notorietà, con la conseguente desertificazione delle periferie abbandonate nelle mani di una criminalità di fatto incontrollata e incontrollabile.
Di fronte a questo disarmante quadro, la politica è chiamata ad assumere drastiche e concrete decisioni, prendendo coscienza che il Paese non può più permettersi cinque distinte Forze di Polizia e che le dinamiche corporative non possono più fungere da alibi per nessuno.
In proposito, è utile osservare come le grandi democrazie europee, quali Francia, Spagna, Germania e anche Gran Bretagna, abbiano avviato, seppur con formule diverse, un processo di unificazione delle varie forze di Polizia, conseguendo da una parte enormi risparmi e, dall'altra, aumentando gli standard di sicurezza dei cittadini come rilevato da tutti gli istituti di analisi.
Purtroppo in Italia, attraverso surrettizie sperimentazioni, si mantiene lo status quo inventando, di volta in volta, nuovi progetti che finiscono con l'aggravare le disfunzioni dell’attuale sistema, che vede le Forze di Polizia a competenza generalista, Polizia di Stato e Carabinieri, “concorrenziali” sul territorio soprattutto nel campo delle investigazioni.
Così, in osservanza a detta logica, non si contano più le costose sperimentazioni fatte in nome del coordinamento, rivelatesi fughe in avanti scomposte che hanno indebolito la figura dell'Autorità di Pubblica Sicurezza e indirettamente favorito l’alta dirigenza, attraverso una inutile e costosa duplicazione dei posti di comando, in danno del contribuente.
Riprova ne è la lievitazione dei compensi dei massimi responsabili dei Corpi di Polizia a cui, nel tempo, vi sono stati adeguamenti a catena, in una rincorsa che pare essere inarrestabile. Dunque, occorre istituire una sola Polizia a competenza generalista, alle dipendenze del Ministero dell’Interno che, avvalendosi da subito di circa 220 mila donne e uomini tra Polizia di Stato e Carabinieri, permetta di restituire ai servizi specifici la Guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria ed il Corpo Forestale dello Stato.
Se riporteremo il cittadino al centro del progetto sicurezza, prevedendo meno capi e più operatori, saremo in grado di ridurre i costi del sistema e di incrementare la presenza sul territorio, per una più incisiva azione di contrasto alla dilagante macro e micro criminalità da una parte e, dall'altra, un risparmio quantificabile in circa 3 miliardi di euro annui, come autorevoli studi valutano.
Appare evidente che in un tale nuovo scenario, non vi sarebbe solo un più efficace controllo del territorio complessivamente inteso, ma anche la possibilità di dare nuovo slancio alle attività d’investigazione, oggi limitate dalla scarsa disponibilità di risorse tecnologiche, a causa dell'inefficienza del sistema.
Superando fuorvianti discussioni sull'opportunità di mantenere o meno un presidio della di Polizia di Stato o dei Carabinieri, adottiamo semplicemente la scelta strategica di istituire un’unica Polizia, che incamerando le forze di entrambi i corpi, sarà certamente in grado di garantire più sicurezza per i cittadini.
In tal senso il sindacato nel necessario contesto di riorganizzazione delle forze di Polizia, nell’ottica della democratizzazione e trasparenza di detto processo che necessariamente si inserisce nell’alveo della collaborazione ed in sinergia con gli analoghi processi in atto negli altri Stati Comunitari, s’impegna nella ricerca di una puntuale informazione sulla realizzazione della Struttura “Eurogendfor” e le sue finalità nel campo d’azione che prevede anche il territorio italiano.

La lotta alla mafia
Le mafie sono una minaccia per la libera economia. Lo sono ancor di più quando riescono a trasformare i loro guadagni criminali in soldi puliti. Nonostante le numerosissime operazioni di polizia, le organizzazioni criminali continuano a insinuarsi nei territori più ricchi della penisola. Questa penetrazione avviene in varie modalità: acquisendo consistenti patrimoni immobiliari; acquisendo, attraverso prestanomi o direttamente, aziende produttive nei settori più disparati; manipolando, complice il fenomeno della corruzione che riguarda in maniera diffusa rappresentanti dello Stato e della Pubblica Amministrazione, le gare di appalto. Sugli appalti occorrerebbe una riforma delle regole attuali fra le quali il superamento del metodo di assegnazione dei lavori fatto con il massimo ribasso, la semplificazione del numero delle stazioni appaltanti pubbliche e la riduzione del ricorso ingiustificato dei sub-appalti. In tutti questi casi il sistema mafioso, come è noto, penetra nel tessuto sociale, eroga favori, esercita ricatti, costruendo così un controllo sociale che rappresenta l'aspetto più pericoloso della sua azione.
Per questo la trasparenza, la partecipazione, il rapporto fra istituzioni, Forze di Polizia e società civile sono fondamentali fondamentali per contrastare il fenomeno mafioso e criminale. In ragione di ciò, in attesa dei necessari interventi normativi, occorre promuovere ogni iniziativa possibile per tamponare i tentativi d'infiltrazione della criminalità organizzata. Dal settore degli appalti e delle concessioni a partire dalla sottoscrizione di protocolli d'intesa tra Prefetture, Stazioni Appaltanti e Organizzazioni Sindacali; alla partecipazione alle iniziative per sostenere l'obbiettivo di un riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati; alla modifica delle norme attuali come la CGIL ha fatto con la legge di iniziativa popolare “Io riattivo il lavoro”; alla educazione alla legalità dei giovani, sia con iniziative mirate nelle scuole, sia con i campi di lavoro nei terreni confiscati alle mafie.
In tutti questi casi la presenza attiva del SILP, insieme alla confederazione, rappresenta il tratto fondamentale del nostro impegno per la legalità.
Le politiche contrattuali

La discussione programmatica sui temi contrattuali sviluppata dal SILP per la CGIL nel corso di questi anni, anche e specie quando questa è avvenuta all’interno dei suoi momenti di confronto plenari, può ritenersi ancora oggi, seppur meritevole dei necessari approfondimenti, di particolare attualità e contestuale validità di ragionamento.
Il nostro Paese, anche a causa dell’eccessiva instabilità politica, è quello tra le realtà europee che ha sofferto maggiormente le flessioni economiche congiunturali e le conseguenti ricadute negative sul mondo del lavoro e sui lavoratori stessi.
A pagarne il prezzo più alto è sempre il lavoro dipendente. Quando i risparmi nel bilancio dello Stato vengono realizzati solo attraverso tagli lineari, mancati rinnovi contrattuali e blocchi alle retribuzioni, le conseguenze sono particolarmente gravi.
Negli ultimi anni tutti i Governi hanno adottato questo semplice ma deleterio metodo quando hanno dovuto affrontare l'ineludibile esigenza di ridurre la spesa pubblica. Se tale metodo viene applicato alla sicurezza gli effetti sono devastanti e inaccettabili.
Proprio il blocco dei contratti del pubblico impiego, introdotto dal Governo Berlusconi con il D.L. 78/2010 e successivamente rivisto in peius e prorogato dal Governo Monti con il D.L. 98/2011, sono i provvedimenti di “taglio” che hanno comportato le peggiori penalizzazioni per i lavoratori del comparto sicurezza. Infatti con il blocco dei contratti viene prevista anche la sospensione di tutti gli adeguamenti economi collegati agli avanzamenti di qualifica ed all’anzianità di servizio: i cardini fondamentali su cui poggia la cosiddetta specificità del Comparto. Fondamenti, quelli di cui si è detto, che non hanno eguali modelli applicativi in tutto il pubblico impiego. Contro tale previsione il SILP per la CGIL ha posto in essere ogni attività ritenuta utile a rivendicare una revisione della norma che consentisse di non penalizzare oltremodo i lavoratori del comparto.
La classe politica si è mostrata incapace di prendere atto dello specifico modello organizzativo proprio ed esclusivo del nostro comparto. Questo, unito all’applicazione cieca del D.L. 78/2010 e del D.L. 98/2011, che agivano sia sulla sospensione della contrattazione che sulle questioni già contrattualizzate i cui benefici erano e sono legati a consolidati automatismi, avrebbe doppiamente penalizzato sotto il profilo economico e stipendiale i lavoratori della sicurezza.
Il SILP per la CGIL ha così ritenuto necessario predisporre un ricorso in sede giudiziaria.
In un contesto di totale rigidità e di vigenza del blocco delle retribuzioni appare veramente difficile comprendere e accettare disparità di trattamento all'interno del pubblico impiego.
Nel pieno della crisi più grave e profonda dal dopoguerra ad oggi, durante la quale il sindacato ha visto restringere i suoi spazi, il SILP per la CGIL non ha mai abdicato alle proprie funzioni di rappresentanza e di garanzia, e non ha mai rinunciato anche in solitudine alla rivendicazione dei diritti e sulla necessità di investimenti.
Gli ultimi veri adeguamenti economici risalgono all'ottobre 2007, con il D.P.R. 170/2007 (Quadriennio normativo 2006/2009 – biennio economico 2006/2007) e marginalmente con la cosiddetta “coda contrattuale” conclusasi con il D.P.R. 51/2009.
La crescente pervasività di una criminalità organizzata ormai transnazionale, l’inarrestabile fenomeno (specie se affrontato come sinora) dell’immigrazione clandestina, il disagio sociale generato dalla congiuntura economica che, ormai sempre più spesso, si manifesta con atti violenti anche contro le Forze di Polizia dovrebbero imporre la necessità di operare scelte responsabili. Il SILP per la CGIL ritiene ormai imprescindibile che le retribuzioni di chi opera nel settore della sicurezza debbano essere all’altezza di tali scelte. Oggi continua ad essere eccessivo il divario esistente con le altre polizie europee, anch’esse, in larga parte, alle prese con dinamiche criminali equiparabili alle nostre, ma alle quali viene indiscutibilmente riconosciuta una maggiore dignità anche di tipo economico.
Il SILP per la CGIL non si è mai sottratto alla denuncia di tale inaccettabile stato di cose, ed è già impegnato a rivendicare lo sblocco della contratto ed il contestuale avvio delle trattative.
Le dinamiche contrattuali proprie del Comparto Sicurezza le consideriamo superate. Non è più accettabile che la Parte Pubblica continui a occupare una posizione predominante sotto il profilo decisionale rispetto alle parti con cui dovrebbe contrattare. Non è possibile continuare a mantenere in piedi un principio normativo secondo cui il Governo, per mano del Ministro della Funzione Pubblica, possa essere giuridicamente titolato a determinare autonomamente gli esiti della contrattazione. Se contrattazione dev’essere, ciò deve avvenire avvenga in un contesto in cui le parti concorrono pariteticamente alla codeterminazione delle decisioni.
Le modifiche introdotte dal D.Lgs. 195/1995, (attuazione dell'art. 2 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di procedure per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego del personale delle Forze di Polizia e delle Forze armate) e del D.Lgs. 193/2003, (Sistema dei parametri stipendiali per il personale non dirigente delle Forze di Polizia e delle Forze Armate), seppure classificabili tra le migliori innovazioni operate nel corso del tempo, oggi appaiono inadeguate e sperequative rispetto alle complessive esigenze di razionalizzazione dei processi di cui la categoria sente il bisogno, ma possono comunque rappresentare una solida base di partenza per ulteriori operazioni di snellimento, ammodernamento ed omogeneizzazione delle procedure contrattuali sia normative che economiche.
Occorre dare certezza applicativa alle norme contrattuali già scritte, lasciando meno spazio alle interpretazioni soggettive o alla ampia discrezionalità dell’Amministrazione.
Il SILP per la CGIL ritiene necessario migliorare il meccanismo attraverso il quale attuare la contrattazione per quanto attiene alla parte economica. In tale ottica bisogna addivenire alla revisione del sistema parametrale con l’obiettivo di far cessare le forti sperequazioni che l'adozione del sistema ha generato. Per ottenere un risultato accettabile bisogna, in primo luogo, rapportare il parametro di riferimento non solo alla qualifica rivestita ma anche all’anzianità di servizio, ed in secondo luogo, individuare uno strumento di compensazione che consenta la riduzione della forbice che, contratto dopo contratto, separa sempre più i parametri più alti da quelli più bassi.
Sul fronte vertenziale occorre mettere in campo una politica in grado di rendere efficace il ruolo che dovrebbe essere svolto dall'Ufficio Relazioni Sindacali, così come previsto dall'Accordo Nazionale Quadro. Non possiamo più accettare che continuino a restare senza risposta numerose segnalazioni di violazioni contrattuali che sul territorio attendono risposte. Situazioni di stallo che costringono troppo spesso le strutture sindacali periferiche a rivolgersi al Giudice del Lavoro per dirimere controversie che nell'interesse dei lavoratori e dell'Amministrazione dovrebbero trovare una soluzione attraverso gli strumenti contrattuali.
Pertanto occorre favorire l'introduzione di politiche interne in grado di far rispettare le regole da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza a partire dal quelle contrattuali. Percorso che agevolerebbe l'auspicata immagine di trasparenza che la nostra stessa Amministrazione invoca.
È necessario procedere a rideterminare il valore delle singole indennità percepite dai lavoratori nell’espletamento del lavoro in determinate condizioni. Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla quantificazione della remunerazione delle attività più gravose, affinché le stesse possano assumere la reale funzione di compensarne il disagio.
Occorre rivedere la definizione dell’indennità per il lavoro straordinario, troppo spesso distante dalla reale funzione di remunerazione dell’attività lavorativa svolta oltre il normale orario d’obbligo. Da rivedere al rialzo i singoli valori compensativi e le modalità di certificazione dell’attività svolta, anche con l’obiettivo di evitare che tale indennità possa divenire una sorta di arma di ricatto da attuare nei confronti dei lavoratori o, ancor peggio, strumento distorto attraverso il quale misurare la produttività.
Occorre ampliare il ventaglio di materie oggetto di confronto sindacale.
Il SILP per la CGIL rivendica l’immediata attuazione della Previdenza complementare. Incomprensibile e ingiustificabile, oltreché gravemente penalizzante per le nuove generazioni di poliziotti, l’ormai quasi ventennale ritardo accumulato dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Capitolo a parte merita la gestione della mobilità a domanda del personale. Anche questa deve divenire oggetto di contrattazione per l’individuazione dei criteri relativi ai trasferimenti del personale. Occorre determinare condivisi parametri rispondenti ai principi di oggettività e chiarezza, attraverso i quali giungere ad una trasparente predisposizione delle graduatorie.
Analogo strumento deve essere previsto anche per quanto attiene ai trasferimenti interni alla stessa sede. Anche in questo caso occorre, a garanzia dei lavoratori, produrre una seria opera di regolamentazione generi trasparenza.
Al pari dei trasferimenti occorre contrattare regole certe anche per le assegnazioni temporanee (ex art. 7 D.P.R. 254/1999), per il Congedo per la Formazione e per l’Aspettativa per motivi personali. Tali istituti non possono più rimanere subordinati a valutazioni operati in forma del tutto discrezionale e non trasparenti.
Vanno individuati meccanismi secondo i quali vincolare ulteriormente l'Amministrazione al rispetto dei patti sottoscritti. Non è più rinviabile la necessità di aprire un confronto di natura contrattuale sulle questioni legate all’organizzazione del lavoro ed alla distribuzione dei carichi di lavoro. Ciò sarà utile per raggiungere l’ambizioso obiettivo di vedere assegnata a ciascuna qualifica la giusta dimensione operativa e professionale.
Per quanto concerne la sicurezza sui luoghi di lavoro l'obiettivo del SILP per la CGIL resta quello di raggiungere la piena applicazione della normativa vigente in materia.
La logica secondo cui le cosiddette “Aree riservate” rendono impermeabile alle regole, che valgono per gli altri lavoratori, l'ambiente in cui operano i poliziotti va superata.
Occorre che venga riconosciuta la piena applicazione del decreto legislativo 81/2008 a partire dalla valutazione del rischio per stress correlato e la designazione e/o elezione dei Rappresentanti dei lavorato per la sicurezza (RLS).

Le carriere

Il IV Congresso del SILP per la CGIL incrocia due nuove attualissime questioni: la deliberazione del Consiglio Dei Ministri recante disposizioni in materia di personale militare e la bozza di riorganizzazione delle carriere. Ancora una volta dobbiamo rilevare che il modo con cui si è inteso procedere su questo versante ripropone, con uguale forza, la visione del SILP per la CGIL, già formulata nelle tesi del III Congresso in relazione al Comparto, ovvero la inderogabile necessità di definizione degli ambiti e ruoli tra la sicurezza e la difesa, snaturatisi nel tempo a causa di una visione della sicurezza che ha visto l'utilizzo dei militari in funzioni del tutto atipiche, frutto di un'impostazione secondo cui i militari possono surrogare il nostro personale.
Troppo diversi i compiti e le funzioni per tentare di armonizzarli attraverso progetti di carriere unificanti che, invece, per quanto concerne la Polizia di Stato devono valorizzare la qualifica rivestita nonché le funzioni esercitate. Va in premessa sottolineato che qualunque credibile progetto di riorganizzare delle carriere deve nascere dalla consapevolezza degli stanziamenti disponibili, sapendo che questi devono essere adeguati e strutturali. Per questo bisogna recuperare i ritardi accumulatisi nel tempo senza creare gravi sperequazioni tra il personale, in controtendenza con il passato.
La riforma recentemente propostaci si dimostra, ad una prima lettura, completamente insufficiente. Riproponiamo gli imprescindibili “passaggi della nostra azione” su cui ci confronteremo nei prossimi mesi.
Una riforma strutturale, che coinvolga anche i ruoli tecnici, dovrà prevedere:
• un corretto rapporto tra le mansioni esercitate e la qualifica rivestita;
• la tutela della specificità professionale degli operatori del comparto, che realizzi forme di riqualificazione delle carriere, analogamente a quanto avvenuto nel pubblico impiego;
• che valorizzi, anche attraverso lo strumento dei concorsi interni, il possesso del titolo di studio valido per accedere alle qualifiche superiori;
• che elimini gli eventuali disallineamenti consentendo la riduzione delle qualifiche in relazione alle posizioni funzionali;
• che tuteli le anzianità acquisite, riconoscendo trattamenti economici compensativi nel caso di operatori che per i limiti numerici posti all’avanzamento, o per l’anzianità anagrafica, raggiungano la qualifica superiore solo al termine della carriera;
• che comunque garantisca, per il personale di tutti i ruoli, la nomina alla qualifica superiore il giorno antecedente a quello di cessazione dal servizio per limiti di età, infermità o decesso;
• che realizzi il ruolo unico degli agenti, assistenti e sovrintendenti, valorizzando al contempo economicamente un ruolo che è stato penalizzato dal decreto dei parametri e favorendo, per gli agenti, la possibilità di avanzamento in relazione al titolo di studio posseduto, garantendo agli assistenti capo - comunque - la promozione alla qualifica superiore prima della cessazione dal servizio;
• che garantisca, in via transitoria, percorsi di carriera superiori per gli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti che hanno superato prove di esame o selettive evitando illegittime sperequazioni in termini di progressione di carriera tra pari qualifica;
• che attribuisca funzioni direttive ordinarie a qualifiche dell’attuale ruolo degli ispettori, garantendo, nella fase transitoria, percorsi di carriera che tengono conto delle posizioni acquisite e del titolo di studio posseduto che attribuisca al personale con le nuove funzioni direttive, il trattamento economico della dirigenza, sulla base di quanto previsto dall’art. 43-ter della legge 121/1981;
• che garantisca modalità di accesso alla carriera dirigenziale da parte del personale con le nuove funzioni direttive, in relazione al merito ed al titolo di studio conseguito;
• che unifichi, in un’unica carriera dirigenziale, i ruoli degli attuali funzionari di polizia, garantendo al personale la carriera:
1. l’estensione delle disposizioni normative e di quelle relative ai trattamenti economici accessori stabilite dagli accordi sindacali del personale non dirigente;
2. la perequazione dei trattamenti rispetto al personale delle altre carriere dirigenziali in regime di diritto pubblico;
3. l’adeguamento dell’indennità di valorizzazione dirigenziale.

I ruoli tecnici

Partendo dal D.P.R. 337/1982, dopo aver assistito ai vani tentativi susseguitisi nel tempo (con le cosiddette bozze Esposito e Izzo), ci ritroviamo a rivendicare maggiore dignità e professionalità per il ruolo tecnico e tecnico scientifico.
Questo ruolo, di primaria importanza per l’attività di supporto a quella operativa, si sta incamminando su un binario morto e si sta allontanando sempre di più da quello ordinario, sia sotto il profilo della progressione in carriera, sia sotto quello economico e professionale. Le aspettative di quanti nel 1997 decisero di trasnistare in detti ruoli non hanno trovato risposte.
Ciò premesso, vi è bisogno di partire dalle cose più elementari e funzionali, facendo sì che il personale del ruolo tecnico torni ad essere, nello spirito del Legislatore del 1981, un valore aggiunto per l’intero sistema Polizia e non un peso.
Per questo c’è bisogno di puntare su pochi ma essenziali punti, per una corretta e funzionale attività tecnico scientifica:
• piante organiche: riequilibrare le piante organiche, oramai superate e non rispondenti alle esigenze. Occorre riequilibrare le piante organiche ormai ampiamente superate da moltissimi anni e non più confacenti alle reali esigenze operative e tecniche dei vari settori d’impiego.;
• profili professionali: occorre rivisitare i profili professionali, ancora disciplinati dal “datato” D.M. 18 luglio 1985, ormai obsoleti, anacronistici e non più corrispondenti alle moderne ed avanzate esigenze tecnologiche del settore. Questo lo si ottiene innanzitutto prevedendo una sostanziale riduzione dei profili professionali. Oggi se ne contano oltre 200, che si intersecano nei vari settori, quali: Telematico, Scientifico, Sanitario, Motorizzazione, etc e che riguardano esclusivamente il ruolo degli Operatori, Collaboratori e Revisori Tecnici. Inoltre, vanno ridotti e rivisitati anche quelli del ruolo dei Periti, anch’esso contenente oltre 64 profili professionali, la maggior parte dei quali superati e non rispondenti alle nuove esigenze operative;
• riassetto organizzativo del settore informatico e delle telecomunicazioni: appare ormai improcrastinabile, anche alla luce di una maggiore razionalizzazione delle spese e di un efficace ed efficiente sistema informatico che tenga conto delle esigenze operative di contrasto alla criminalità organizzata e di una rinnovata attività di prevenzione, rivedere l’attuale assetto funzionale. L’obiettivo deve essere quello di incentrare l’attività informatica e delle telecomunicazioni in una nuova e rinnovata ottica, scorporata dalla visione tecnico logistica ed inserita in un moderno e funzionale sistema informativo, consistente in una conduzione e gestione dei servizi e dei progetti ICT, prevedendo di unificare sotto un'unica organizzazione i vari uffici dipartimentali che si occupano di questo specifico settore, attualmente sparsi tra varie Direzioni Centrali e la Segreteria del Dipartimento, Centri Elaborazione Dati e la gestione interforze dei sistemi UPGAIP delle Questure.
• limitazione qualifica agenti ed ufficiali di P.G: chiarire le limitazioni della qualifica di Agente di P.G. alle sole funzioni esercitate in virtù del profilo professionale di appartenenza;
• decurtazione del 40% indennità pensionabile: eliminare la decurtazione del 40% dell’indennità pensionabile, cosi come prevista dalla legge 121/1981, al fine di scongiurare che sia applicata ad ogni tornata contrattuale;
• progressione in carriera: vi è bisogno di superare la disparità di trattamento che avviene tra il Ruolo Tecnico e quello ordinario, relativamente alla progressione in carriera, concedendo pari dignità e opportunità, eliminando quelle sperequazioni esistenti, prevedendo anche per i Collaboratori Tecnici Capo, con anzianità di qualifica pari ai colleghi del ruolo ordinario, ai quali ogni anno viene riservata un’aliquota di posti per il transito, per soli titoli, alla qualifica di Vice Sovrintendente, evitando così che gli stessi, per partecipare al concorso per V. Revisore Tecnico, debbano sostenere una prova scritta per poi vedersi valutati e riconosciuti i propri titoli.
Anche per l’accesso alla qualifica di Vice Perito Tecnico vi è la necessità di riconoscere i titoli acquisiti in servizio come equipollenti, ai fini dei concorsi interni, ai titoli conseguiti all’esterno, creando cosi un automatismo e riconoscimento di qualunque diploma per i concorsi come, peraltro, avviene nei concorsi per V. Ispettori.
Come pure appare inevitabile “risanare” la problematica relativa agli appartenenti al settore tecnico sanitario, che tanta confusione ha generato tra il personale, relativamente al riconoscimento del titolo di diploma di infermiere per i revisori ai quali, pur in possesso di specifiche professionalità, gli viene impedito di partecipare al concorso per Periti.
E inoltre:
• modificare la denominazione, per tutte le qualifiche, con la denominazione del ruolo ordinario aggiungendo il suffisso “tecnico” (ad esempio: da operatore tecnico ad Agente tecnico);
• prevedere che alla guida del sevizio centrale che si occupa del ruolo tecnico e tecnico scientifico, ci sia un dirigente superiore tecnico;
• disporre che negli uffici sia nazionali sia territoriali, dove l’attività è prevalentemente tecnica e la guida è affidata ad un dirigente del ruolo ordinario, in caso della sua assenza, la responsabilità sia data al funzionario del ruolo tecnico;
• prevedere la riapertura del “transito”, con apposite modalità concorsuali per soli titoli, per quanti dal ruolo ordinario intendono confluire nel ruolo tecnico; come pure consentire a coloro che nel lontano 1997 sono transitati nel ruolo tecnico di rientrare nel ruolo ordinario.
Infine, è indispensabile, per una corretta interpretazione e competenza, che la prossima commissione ministeriale, che si dovrà occupare del riassetto dei ruolo tecnico e tecnico scientifico, abbia una composizione di personale tecnico maggioritario o almeno paritetico a quella del ruolo ordinario.

La disciplina

Il SILP per la CGIL ritiene ormai imprescindibile la necessità di produrre profonde ed immediate modifiche al Regolamento di Disciplina finalizzate all’ottenimento di una e reale terzietà nella complessiva amministrazione della disciplina per i lavoratori della Polizia di Stato. Uno strumento disciplinare, quello vigente, che, pur ispirandosi al D.P.R. 3/1957, ha mutuato molte sue parti, specie quelle procedurali, cogliendo a piene mani dal Codice di Procedura Penale previgente il 1989, quel complesso normativo procedurale generato nel 1930, in un contesto storico-politico in cui l’equità, la terzietà e le garanzie dell’imputato erano solo enunciazione. Proprio questa sua disce

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