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settembre/2002 - Laboratorio
Laboratorio
Lettera al Capo della Polizia
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Signor Capo della Polizia, si fa presto a dire “prossimità”. Più difficile è costruirla con programmi lungimiranti e scelte coerenti. Almeno se parliamo di quella prossimità fatta di approfondimento tecnico professionale, di un’istruzione di base e specialistica che sia all’altezza dei tempi, in una società democratica, e non di quella che i poliziotti imparano con l’attività quotidiana, nella pratica di servire le leggi e i cittadini del nostro Paese, non di rado drammaticamente sulla loro pelle. La dimostrazione ci giunge ancora una volta in questi giorni, quando, a dispetto di impegnative dichiarazioni d’intenti, formulate nelle occasioni ufficiali e dinanzi a qualificati uditori,come il Parlamento della Repubblica, si interrompono corsi di formazione di vario livello e natura, per correre a dare copertura di ordine pubblico ai vertici internazionali. Diciamo correre perché ci sembra la parola appropriata per descrivere il percorso ad ostacoli, che dovranno effettuare 350 poliziotti provenienti dalla Scuola di Trieste, in massima parte frequentatori di corso da Agenti effettivi per Ausiliari, e 60 dal Centro addestramento Polizia di Frontiera di Duino, quasi tutti frequentatori di corso di specializzazione. Il tutto per raggiungere Palermo sede del prossimo G8 a partire dall’8 aprile. Ma non sono solo le modalità, pur criticabili, che vogliamo denunciare, tra soste per pranzo e cena qua e là per l’Italia e trasporto, per così dire, intermodale, con pullman e traghetto, da un capo all’altro del Paese. Anche se pensiamo che questa occasione, non certo la prima da un po’ a questa parte, dovrebbe trovare un’organizzazione più efficiente e tempestiva e meno defatigante per i nostri lavoratori, a livello centrale.
Ciò che più ci indigna, è il merito di una trasformazione, lenta ma inesorabile da quindici anni a questa parte, delle Scuole, quadro permanente e frequentatori, in novelli Reparti Mobili, con questi frequenti trasferimenti e aggregazioni che durano a volte anche settimane, stravolgendo qualsiasi credibile programma di studio e formazione e mutando il profilo professionale di insegnati e istruttori, i depositari del sapere tecnico professionale. Almeno se parliamo di una Polizia evoluta, quella delineata dal legislatore del 1981.
Proprio qui sta il punto. Noi crediamo in quel legislatore, e proprio per questo vorremmo che il suo progetto trovasse conferma, come nei primi anni, in comportamenti concreti da parte dell’Amministrazione della Ps che tenessero al centro la formazione, ne facessero una sovraordinata e non obiettivo di fatto secondario, a fronte delle continue emergenze che caratterizzano il servizio che la Polizia deve al Paese.
Signor Capo della Polizia, si dia un segnale fattivo di cambiamento di direzione. Si smetta di impiegare il personale delle Scuole e i frequentatori in queste trasferte di ordine pubblico, che comportano l’interruzione dei corsi e lo si faccia subito, da questa occasione. Noi non siamo più disposti a tollerare questo scempio della formazione, cui i poliziotti hanno sacrosanto diritto, per sé e per i cittadini.
Segreteria provinciale Siulp Trieste
Segreteria regionale Siulp
Friuli Venezia Giulia

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