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Settembre-Ottobre/2017 - Interviste
Immigrazione/Intervista
Impossibile arrestare l'urto dei dannati della terra
di Marco Scipolo

A colloquio con il filosofo Umberto Curi che esamina i flussi
migratori, “ancora miracolosamente pacifici
e inermi”, correlandoli alla povertà e alla guerra

Le Forze dell’ordine da tempo devono spesso misurarsi anche con il fenomeno dell’immigrazione, tema “caldo” per ogni governo e brandito sovente, insieme alle relative questioni della sicurezza, da una politica che sogna di fare il pieno di voti alle elezioni preferendo, con demagogia, alimentare razzismo e destare allarme sociale anziché elaborare e realizzare efficaci progetti d’integrazione. Un fenomeno certamente complesso da gestire, foriero di timori per la popolazione autoctona, ma di sicuro non inaspettato (da anni, ciclicamente, si torna a parlare di “emergenza migranti”…), che perciò meriterebbe di essere affrontato più seriamente, non solo dal nostro Paese, e di non venire considerato principalmente come un problema di ordine pubblico da demandare alle Forze di polizia. Nell’estate scorsa, c’è stato chi ha puntato il dito sulle Ong che salvano vite umane in mare, per non dire poi di quei giornali che, in prima pagina, hanno pubblicato titoli contro gli immigrati e lo “Ius soli”, la legge sulla cittadinanza.
Gli accordi stretti dal governo con la Libia hanno contribuito ultimamente a ridurre parecchio, quasi a fermare, dal Paese nordafricano le partenze dei migranti, i quali però – è risaputo – vengono trattenuti in centri di detenzione libici. Possiamo – come Italia e come Europa – ignorare il dramma di questi disperati della Terra solo perché ora non li vediamo più sbarcare in massa sulle nostre coste? In questo clima preoccupante, serve confermare la necessità della difesa della legalità, della tutela dei diritti umani, della convivenza civile rispettosa e della solidarietà, impugnando come una bussola la Dichiarazione universale dei Diritti umani e la Costituzione italiana, per non smarrire la via maestra. Dal ministro dell’Interno, Minniti, è stato annunciato un piano di integrazione nazionale: speriamo in bene.
Per aiutarci a cogliere meglio le radici della spinosa questione dell’immigrazione, abbiamo intervistato un esperto, il filosofo Umberto Curi, professore emerito di Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Padova, che ha accettato di essere interpellato non soltanto sui flussi migratori ma anche su altri argomenti correlati, dalla povertà nel mondo alla guerra, dai mutamenti in corso ai paradossi di oggi, offrendoci un’approfondita analisi e indicando alcune soluzioni. Una chiave di lettura che evoca il valore della giustizia sociale. Di recente, ha curato il volume intitolato “Vergogna ed esclusione. L’Europa di fronte alla sfida dell’emigrazione” (2017, ed. Castelvecchi), una raccolta di saggi di diversi studiosi.
Considerato uno dei principali filosofi italiani contemporanei, Umberto Curi ribadisce alla nostra rivista che, persistendo queste condizioni di povertà estrema e una distribuzione di risorse nel pianeta così strutturalmente squilibrata, il fenomeno dell’immigrazione è inevitabile. Il filosofo riafferma, tra l’altro, che è inaccettabile la distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo (“come se morire di fame meritasse meno sostegno che morire a causa della guerra…”, aveva infatti già dichiarato pubblicamente circa un anno e mezzo fa). Per lo studioso, inoltre, non devono essere giudicati separatamente fenomeni interconnessi come povertà nel mondo, emigrazione, “guerra permanente”, e occorre far prevalere la razionalità rispetto all’emotività.

Professor Curi, quali cambiamenti sta vivendo la società? E come è possibile comprenderli veramente?

Se un ipotetico viaggiatore spaziale giungesse in un pianeta sconosciuto, e venisse a conoscenza che in esso vige una distribuzione delle risorse così macroscopicamente squilibrata, come quella del nostro pianeta, ne dedurrebbe certamente che in quel pianeta siano in atto giganteschi movimenti di popolazioni indirizzati nei luoghi e nei contesti più prosperi e ricchi di risorse. Non si tratta neppure di immaginare che a guidare tali imponenti migrazioni vi sia un progetto esplicito e consapevole. La sola presenza di asimmetrie così vistose induce a concludere per l’esistenza di dinamiche migratorie di grandi dimensioni, con una logica simile – e altrettanto inevitabile – a quella che governa la disposizione di liquidi in vasi comunicanti. Sviluppando coerentemente il ragionamento, ne risulta che fino a che i dati relativi al rapporto tra Paesi ricchi e Paesi poveri resteranno come quelli attuali, ci si dovrà attendere che il fenomeno dell’emigrazione prosegua e possa anzi ulteriormente crescere.
... [continua]

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FOTO: Umberto Curi: nato a Verona 76 anni fa, si è laureato nel 1964 nell’Ateneo di Padova dove poi ha percorso la carriera universitaria diventando nel tempo assistente, professore incaricato, professore associato, professore ordinario (nel 1985) e professore emerito (nel 2011). Dal 1994 al 2008 ha ricoperto altresì l’incarico di presidente del corso di laurea in Filosofia. Ha diretto dal 2007 al 2011 il Centro interdipartimentale di Ricerca in Storia e Filosofia della Scienza dell’Università patavina e dal 1990 al 2003 la sede veneziana dell’Istituto italiano per gli Studi Filosofici. È stato visiting professor nelle Università di Los Angeles e Boston e ha tenuto lezioni e conferenze in una ventina di Atenei europei e americani. Ha pubblicato numerosi libri, alcuni dei quali tradotti in varie lingue.

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