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Gennaio-Febbraio/2019 - Articoli e Inchieste
Ancora su Stefano Cucchi
Una crepa nel muro di omertà
di Benedetta Casaretti

Dopo 9 anni sembra che la verità
stia lentamente emergendo

31 anni. Tanti ne aveva Stefano Cucchi quando, dopo sei giorni dal suo arresto per detenzione di stupefacenti, il 22 ottobre 2009, perse la vita. Quella vita così fragile, affidata nelle mani di uno Stato che non seppe proteggerla. Quel corpo di 37 chilogrammi lasciato nelle braccia della morte, in una fredda stanza dell’ospedale penitenziario Pertini, nella quale era stata sbattuta tre giorni prima. Quel volto livido e tumefatto finisce su tutti i giornali, urla alle coscienze incredule dell’opinione pubblica, riverbera la rabbia dei familiari per un’esistenza spezzata, quella di un cittadino che, nelle mani delle Forze dell’ordine, ha perduto i propri diritti.
Da quel tragico giorno, chi voleva bene a Stefano Cucchi, prima di tutti la sorella Ilaria che tenacemente quella battaglia per avere giustizia non ha ancora oggi intenzione di perderla, ha dovuto tenere la rotta, navigando in un mare di processi, perizie e dichiarazioni di centinaia di testimoni e consulenti tecnici. Fino a quando, il 15 maggio 2018, il maresciallo Riccardo Casamassima, testimone nel processo contro cinque suoi colleghi - tre dei quali accusati della morte del giovane romano - ribadisce in aula le proprie accuse. E ancora, fino a quell’11 ottobre 2018, quando qualcosa cambia per sempre, quando sembra crollare poco a poco quel muro di omertà e indifferenza che ha da sempre offuscato la vicenda.
Francesco Tedesco, uno dei cinque carabinieri imputati per l’omicidio di Stefano Cucchi accusa, durante il processo bis di primo grado, gli altri colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, di aver massacrato il geometra romano. Lo stesso Tedesco inoltre dichiara di aver scritto lui stesso una nota su quanto avvenuto ai danni di Stefano e di averla inviata alla stazione Appia dei Carabinieri, dove sarebbe poi misteriosamente scomparsa. “Ho fatto il mio dovere - afferma in occasione della sua confessione Tedesco - quello che dovevo fare fin dall’inizio e che mi è stato impedito”. ... [continua]

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