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Gennaio-Febbraio/2019 - Lettere
redazione@poliziaedemocrazia.it
A proposito di violenza sessuale
di Massimiliano Comper

Vi ho contattato dopo la mia vicenda giudiziaria che ritengo assurda e senza senso. Sono stato accusato di violenza sessuale su una minore di 14 anni nel 2013.
La ragazza era la figlia di un mio ex vicino di casa a San Vito, un paese di Pergine Valsugana, provincia di Trento. Il padre Salvatore che io conosco dalla fine del 2007 è compagno di Elena. La quale era una grande amica di mia moglie. Ed era stata anche nostra testimone di nozze e madrina di mio figlio Christian. Nel 2012 Elena con la sua famiglia venne ad abitare vicino a noi. In quell’occasione io conobbi anche la ragazzina che vidi, quell’anno, forse tre volte in tutto. Alla fine di maggio 2013, il 29 di quel mese, la quattordicenne venne a Trento. Dal momento che Elena sapeva che la figlia sarebbe stata bocciata aveva pensato di mandarla dal padre, Salvatore che, appunto, viveva a San Vito. Il padre della giovane, Salvatore lavorava dalle 17 alle 24 come cuoco in un altro paese vicino Trento, Caldonazzo. Che sta poco distante da San Vito dove abitavo io. Pertanto la ragazzina cenava spesso da noi, trovandosi peraltro molto bene in compagnia dei miei figli un po’ più piccoli di lei. La ragazzina mi è sembrata subito un po’ problematica, nel modo di fare e di porsi nei confronti degli altri. Era molto vivace, cocciuta e superba, fino a diventare rompiscatole. Io e la mia famiglia abbiamo sempre sopportato: un giorno io stavo facendo dei lavori in casa aiutato da un mio amico, Roberto, che aveva portato con se da me sua moglie Silvia e sua figlia Priscilla. Quel giorno, mentre io e Roberto lavoravamo, ci ritrovammo quella ragazzina tra i piedi.
Con la sua curiosità e con la sua sfacciataggine aveva iniziato a fare dei complimenti sul fisico asciutto di Roberto, dal momento che era estate ed eravamo a petto nudo. Poi ha cominciato con delle confidenze, dicendo che lei avrebbe avuto rapporti sessuali con un ragazzo più grande di lei. Io, indispettito nel sentire cose del genere e dalla sua sfacciataggine, la invitai ad andare a guardare la tv giù in salotto. Silvia, la moglie di Roberto, prese in mano la situazione e, dopo ripetute richieste da parte mia di un allontanamento, portò nel salotto sia la ragazzina che sua figlia Priscilla. Il giorno dopo, verso le 15,30 o le 16,00 ricevetti una telefonata dal padre della ragazzina, il quale mi chiese se avessi potuto tenerla d’occhio. Io stavo finendo alcuni lavori in casa e, tuttavia, risposi che se voleva poteva venire a guardare la tv, verso le 16,30 o le 16,45 ma senza disturbarmi.
Dopo circa mezz’ora andai in salotto e vidi che la ragazzina giocava col suo telefono e allora cominciai a rimettere in ordine la casa e gli attrezzi che avevo usato, posandoli in una cassetta di legno che avevo in giardino. Poi lei mi chiese se avevo visto le sue chiavi di casa. Risposi di no e cominciai a cercare le chiavi in casa e fuori.
Le giornate scorrevano tranquille, la ragazzina veniva spesso a casa nostra perché si trovava bene da noi ma anche per poter guardare giù dal poggiolo che dava nell’androne dove in genere si incontravano alcuni ragazzi. Una sera la ragazzina chiese insistentemente a suo padre di poter venire con la mia famiglia a vedere uno spettacolo pirotecnico. Elena e il padre della ragazzina non vennero. Rimasero a casa a San Vito. Io e la mia famiglia invece ci andammo e con noi venne anche la ragazzina, oltre ad alcuni miei amici e parenti. La serata trascorse tranquillamente nel migliore dei modi e alla fine dello spettacolo rientrammo a casa felici e contenti.
La ragazzina tornò a Monte Corvino, vicino Salerno ma la sera, prima di ripartire, venne a salutarci e a chiederci se in seguito potesse salutarci per intrattenere un’amicizia con noi. Nel corso del 2013 ricevemmo più telefonate da parte sua. Nel 2014 mia moglie scambiò anche una chat su Facebook con lei nella quale ci invitava a trascorrere le ferie estive nel Salento. Sempre nel 2014 io stesso ricevetti una telefonata sul mio cellulare nella quale mi diceva che le avrebbe fatto piacere rivedermi.
Non ebbi più sue notizie fino all’inizio di febbraio del 2015 quando mi arrivò una lettera dal tribunale che mi informava della denuncia per l’articolo 609 bis ovvero violenza sessuale. A quel punto provai a chiamare il padre della ragazzina ma non mi rispose. Allora provai a chiamare Elena, la compagna del padre ma nemmeno lei mi rispose. A quel punto mi rivolsi all’avvocato Lorenzo Eccher del foro di Trento.
Da quella denuncia derivarono cinque versioni differenti. Inoltre non vennero presi in considerazione i miei 6 testimoni e di ciò non ho mai avuto una spiegazione.
La ragazza non è stata nemmeno interrogata una seconda volta. Io sono stato interrogato 2 volte. Non è stata fatta una perizia psichiatrica sulla minorenne, nessuna perizia calligrafica, nessun esame dei tabulati telefonici. Secondo il mio avvocato sono stati calpestati i protocolli della convenzione della Carta di Noto, che fornisce le linee guida da seguire e mettere in pratica allorchè ci si trovi coinvolti in vicende riguardanti minori, presunte vittime di abuso.
Io sono qui in attesa che vengano a prendermi, con la valigia pronta, per scontare una pena di 4 anni incolpevole. Inoltre è stato deciso il mio allontanamento dai pubblici uffici per 5 anni oltre al pagamento di 300.000 euro per la parte lesa e per tutte le spese giudiziarie. Dal momento che faccio l’autista dei bus urbani di Trento ho perso il lavoro. Vi scrivo per far conoscere la mia storia e l’ingiustizia che ritengo di aver subìto.

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