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Aprile-Maggio/2019 - Editoriale
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Legittima difesa: legge inutile e dannosa per i giudici
di Francesco Neri

“Sono 15 anni che aspettiamo questo momento”. “Questo è un giorno bellissimo per gli italiani”. E ancora: “Viene sancito il sacrosanto diritto a difendersi”.
Questi alcuni commenti di coloro che hanno fortemente voluto il provvedimento che consente ai cittadini di prendere una pistola e di sparare a un ipotetico ladro per farsi giustizia.
Alcuni autorevoli costituzionalisti come il prof. Massimo Luciani, hanno definito questa legge “largamente incostituzionale”. Anche il presidente dell’ANM Francesco Minisci si espresso negativamente su questa legge, definendola “inutile e dannosa”. A questo punto, allora, si impongono una serie di domande che riguardano, prima ancora che aspetti tecnici e giuridici, la visione del mondo e della società che hanno, se ne hanno una, coloro che pensano sia necessario mandare ai cittadini il messaggio “armatevi e fatevi giustizia da soli”. Quale idea di Stato c’è dietro alla forte volontà di chi ha promosso, sostenuto e votato tale legge? Davvero si ritiene che un paese che vuole essere civile possa permettersi di legittimare l’uso privato delle armi? Si è veramente convinti che la violenza di chi ti entra in casa per rubare possa essere sconfitta e arginata da altrettanta violenza, se si vuole di segno contrario ma pur sempre di violenza si tratta, di quanti sono disposti a impugnare una pistola o a imbracciare un fucile per punire il malfattore di turno?
C’è qualcosa di anormale e di primitivo in tutto questo che fa pensare inevitabilmente al vecchio codice di Hammurabi e all’antica legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente”.
Ma in quale mondo stiamo vivendo tutti noi che ci diciamo e ci definiamo persone civili? E’ possibile definire civile e moderno un paese che pensa di risolvere i problemi con l’uso della forza? Veramente, dopo aver gridato il facile slogan “più sicurezza per gli italiani”, si ritiene che armando la mano di privati cittadini e consentendo una maggiore circolazione e diffusione di armi ci possa essere più sicurezza per gli italiani? Oppure, forse, l’ostentazione della forza - che oggi avviene dicendo agli italiani “armatevi fatevi giustizia da soli” (“…viene sancito il sacrosanto diritto a difendersi” così ha esultato il ministro dell’Interno dopo la votazione della legge sulla legittima difesa) e che fino a qualche settimana fa avveniva urlando a brutto muso alcune frasi come “tutti i porti chiusi”, “dovrà marcire in galera” o “padroni a casa nostra” - non è altro che un modo per vellicare gli istinti più bassi delle persone come il primordiale spirito di vendetta che la civiltà giuridica avrebbe già dovuto aver sconfitto definitivamente da molto tempo? E’ così assurdo chiedere a certa politica o, perché no, pretendere da alcuni uomini di Stato, sebbene siano espressione di idee diverse dalle nostre, almeno un linguaggio decente e dignitoso?
Vengono in mente le parole di un vecchio galantuomo come Andrea Camilleri che ha detto recentemente: “…i miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Erano realmente uomini politici, veri, autentici, che avevano un preciso concetto dello Stato e di quello che avrebbero fatto per l’Italia. Abbiamo ricostruito l’Italia ora la stiamo risfasciando…come italiano sento di avere fallito”.

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