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Aprile-Maggio/2019 - Articoli e Inchieste
Scarsa natalità
Perché è così difficile nascere in Italia
di Anna Siggillino

L’ISTAT ha calcolato che la diminuzione delle nascite dipende,
per tre quarti, dalla riduzione del numero delle potenziali madri
come eredità del precedente calo delle nascite dal periodo 1975-1995

Se nel 2017 sono nati in Italia solo 458.151 bambini, ossia circa 15.000 in meno rispetto al 2016, nel 2018 la tendenza al declino delle nascite si è confermata ancora peggiore di quanto era stato previsto come scenario negativo: il dato oscilla intorno alle 440 mila unità.
La tendenza alla scarsa natalità - che sembra ormai consolidata non soltanto nel nostro Paese - sta ridisegnando la mappa demografica dell’Europa: se dal 2008 in poi il calo della natalità ha investito in pieno il Sud dell’Europa e i Paesi orientali (Bulgaria, Ungheria Romania, Ucraina) al contrario, in paesi come la Germania e l’Austria, si sono registrati andamenti di segno opposto.
In Italia, gli incentivi finora utilizzati per innescare meccanismi di controtendenza alla scarsa natalità, così come rilevato in Austria e Germania, si sono dimostrati poco concludenti. La corsa verso il basso sembra non risentire in alcun modo delle varie forme di sostegno monetario alla natalità: dal bonus bebè, al premio alla nascita fino al contributo per l’asilo nido. Ultimo cronologicamente è l’idea della (con) cessione di terreni alle famiglie che fanno il terzo figlio. Nonostante queste iniziative, dal 2008 a oggi sono circa 130.000 i bambini “non nati” (dato complessivo in dieci anni). Una tendenza che è collegata solo in piccola parte alla crisi economica: l’Istat ha infatti, calcolato che questa diminuzione dipende per tre quarti dalla riduzione del numero delle potenziali madri come eredità del precedente calo delle nascite del periodo 1975-1995. Si tratta di un circolo vizioso dal quale non sarà facile uscirne, in assenza di fattori esterni. Proprio per questo è importante guardarci intorno perchè a livello europeo le cose non vanno tutte allo stesso modo – almeno nell’Europa a ventotto. Il numero delle nascite in Europa si è ridotto di oltre 400 mila unità dal 2008 al 2017; un calo che deriva per quasi il 30 per cento dai numeri italiani. Ma il fenomeno è stato ancora più accentuato, in termini relativi, in Grecia (dove il disastro economico ha certamente influito) e in Spagna, in entrambi i casi con cadute e tonfi intorno al 25 per cento. La riduzione è a due cifre anche in alcuni Paesi dell’Est europeo, come ad esempio in Romania e Bulgaria influenzato anche dall’assenza delle donne in età fertile che vanno a lavorare all’estero. La Francia continua a vantare un tasso di fertilità molto alto ma arretra comunque rispetto al 2008 (-7%) evidenziando una tendenza simile a quella del Regno Unito (-5%). Il segno opposto invece si è registrato in Germania e in Austria e in misura minore in Svezia. Nella Repubblica federale tedesca - eccezione nel panorama europeo - le nascite sono aumentate di circa centomila unità, ovvero del 15%, portando il totale a 785 mila al di sopra di quelle francesi e britanniche. Se dieci anni fa nasceva in Germania il 12,5 per cento dei bambini europei, nel 2017 la percentuale è salita al 15,5 per cento. Destatis, l’istituto di statistica tedesco, collega quest’andamento da una parte all’aumento della fertilità delle donne nate a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, che hanno avuto figli in età relativamente matura (fenomeno analogo a quello italiano ma ritardato nel tempo per la diversa struttura demografica), dall’altra al rilevante aumento delle straniere di specifiche nazionalità in particolare rumene, bulgare e siriane che avevano più alti tassi di fecondità rispetto alle tedesche. Occorre vedere se il fenomeno si consoliderà nel tempo. ... [continua]

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