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Aprile-Maggio/2019 - Immagini e Cultura
Fiction/Tv
Roma a mano armata
di Fabio Paglialunga

Suburra 2: senso di morte
e decadenza misto a una
irrefrenabile voglia di potere

Il Colosseo, il cuore di Roma: silenzioso e imponente, guarda dall'alto da millenni la città, culla e simbolo di un impero decaduto, che vive nella bellezza malinconica e trascurata delle sue strade, in cui si respirano storia, tradizione e inciviltà. Prima metropoli dell'umanità, Roma vive di contrasti e contraddizioni; accogliente e ostile allo stesso tempo, ha un potere quasi magico su chi ci è nato e cresciuto e sulle migliaia di turisti che la affollano ogni giorno.
La seconda stagione di Suburra, rilasciata dalla piattaforma digitale Netflix a fine febbraio, si apre proprio con il Colosseo: motore pulsante da cui partono le arterie principali della città, che si dividono in più rami, intrecciati tra loro, fino ai capillari della periferia. Nei vicoli stretti e bui della Roma di Suburra scorre un senso di morte e decadenza, misto a una voglia irrefrenabile di potere. La necessità di vendetta e il desiderio urgente di comandare è ciò che unisce i protagonisti della serie Netflix, primo prodotto originale italiano del colosso dello streaming, prequel dell'omonimo film diretto da Stefano Sollima nel 2015, a sua volta ispirato al romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo.
La storia è ambientata nei quindici giorni che precedono le elezioni del nuovo sindaco di Roma, a tre mesi dalla fine della prima stagione; se quest’ultima ruotava attorno al Vaticano e ai terreni di Ostia, i nuovi episodi raccontano la violenta competizione per ottenere il controllo della città. Le vicende dei protagonisti già noti al pubblico (Aureliano, Spadino, Lele e Samurai) si intrecciano a quelle di nuovi personaggi che entrano a far parte del cast secondario, tra i quali spiccano Nadia, giovane figlia di un boss di Ostia in affari con gli Adami, e Cristiana, una poliziotta intenzionata ad arrivare alla verità con qualsiasi mezzo. Ancora più del primo capitolo, in onda attualmente sui Rai2 in seconda serata, il secondo è caratterizzato da una presenza femminile più forte e dalla spiccata personalità. Tra new entry e soggetti già noti, le donne comandano, decidono e tramano: hanno fame di potere e sanno come ottenerlo.

La squadra degli sceneggiatori ha imparato dai propri errori: la seconda stagione di Suburra è infatti snellita (i due episodi in meno assicurano un ritmo più serrato), ci sono meno dialoghi superflui, si punta molto di più sugli sguardi e le movenze dei personaggi e, soprattutto, c'è una maggiore cura dal punto di vista formale. La regia è affidata a due soli autori, Andrea Molaioli, e la novità Piero Messina, che fa un ottimo lavoro con le scenografie e gli sfondi, inserendo i protagonisti in forme e colori forti, creando uno stile distintivo in ogni episodio diretto (la scena della scelta della culla è già cult). Il lavoro fondamentale fatto sulla regia riesce in un’impresa ardua: mantenere quasi statici e immobili i protagonisti principali, che sembrano gemme grezze incastonate su location perfette (specie nelle scene ambientate sul litorale romano), e di fatto accentuare il contrasto con la mobilità quasi paranormale di Samurai, burattinaio che muove i fili di tutto, unico personaggio che sembra avere il quadro completo della situazione. Samurai è il Male che si aggira come uno spettro per Roma, l'occhio che vede tutto e ha sempre una soluzione per tutto, sempre alla ricerca di nuovi scenari di potere. Non banale e quanto mai attuale la sottostoria che vede protagonisti un folto gruppo di migranti, ghiotta e crudele occasione per politici e criminali per mettersi in affari e sfruttare le debolezze di esseri umani innocenti. Il gioco per il Trono di Roma richiede infatti sacrifici di sangue, da cui si esce cambiati e stravolti per sempre, passando definitivamente al Lato Oscuro.
In definitiva, una stagione migliore della precedente, questa Suburra 2, trascinata da attori in gran forma (su tutti un Alessandro Borghi perfetto), per quanto debitrice nella struttura e nelle intenzioni a Romanzo Criminale e a Gomorra, serie alle quali indiscutibilmente si rifà ma di cui forse non raggiunge le vette narrative. Nota di merito per il gran finale, che apre a una probabile terza stagione.

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