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Giugno-Luglio/2019 - Libri
Libri sullo Scaffale
di a cura di Franco Negrini

Vittorio Feltri
IL BORGHESE
Mondadori, 2018, pp. 91, € 17
“Sono cresciuto in un ambiente prettamente femminile e senza un padre, ma non mi sono mancati solidi punti di riferimento. Il primo di questi è stata la zia Tina, la quale, non essendosi mai sposata e non avendo avuto figli, ha riversato su di me il suo istinto materno. Mi resi conto quando morì, all’età di 92 anni, che aveva dedicato a me la sua intera esistenza. Quando è andata via, ho provato un dolore lacerante, più forte di quello che provocò in me la scomparsa di mia madre. E ancora oggi mi commuovo pensando a lei…”
Si apre così l’ultimo libro di Vittorio Feltri, Il borghese, un’autobiografia umana e professionale in cui un importante giornalista italiano si racconta. A partire dalla propria infanzia: durante la quale due figure furono molto importanti, addirittura fondamentali, quella della zia Tina appunto e quella del “pretino”, monsignor Angelo Meli, priore della basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo, considerato un maestro: “Per me Meli ha fatto qualcosa di fondamentale, che ha segnato la mia vita. Ha creduto in me. Però la cosa più straordinaria è che non voleva nulla in cambio...” Rievoca poi, Feltri l’incontro con Nino Nutrizio, il suo primo direttore al giornale La notte, oppure quello con alcuni grandi giornalisti e scrittori come Oriana Fallaci, Eugenio Montale, Enzo Biagi e Giorgio Bocca.
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Nando Tasciotti
MONTECASSINO 1944
Castelvecchi, 2014, pp. 319, € 19,59
Nando Tasciotti è un giornalista che ha lavorato a Paese Sera e poi per 25 anni ha fatto l’inviato speciale per Il Messaggero di Roma.
Montecassino 1944 è il libro che ha dedicato - a 70 anni di distanza - ad un importante episodio della seconda guerra mondiale: il bombardamento dell’abbazia di Montecassino.
E’ il 12 febbraio 1944, solo tre giorni prima dell’attacco anglo-americano l’Osservatore Romano così scriveva in un articolo intitolato Vita e pietre: “…le vite o le pietre?...Sono più preziose le vite di tanti giovani…o le reliquie del passato?”
Poco più avanti Tasciotti descrive come il comandante neozelandese Freyberg ritenesse una necessità militare bombardare l’Abbazia. In questi due passaggi del libro viene descritta la drammaticità della situazione e delle riflessioni di quei mesi, di quelle settimane, di quelle ore che precedettero la distruzione del monastero benedettino. Se in qualche modo fosse stato implicitamente ipotizzato un parallelismo tra salvezza di Roma e avanzata veloce delle truppe oltre la linea Gustav che imponesse il “sacrificio” dell’Abbazia. Se la salvaguardia di beni artistici fosse un vincolo o meno alle atrocità della guerra.
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a cura di Roberto Pagan
Il prezzo della libertà
Città del Sole ed., 2015, pp. 425, € 16
Ufficiale in Albania, maggiore in Russia e partigiano nel forlivese. Successivamente deputato e senatore del Partito Socialista Italiano e infine ministro. Giusto Tolloy, triestino per nascita e per cultura, è stato una importante figura del secolo scorso che non tutti conoscono. Lo ricorda il volume curato da Roberto Pagan Il prezzo della libertà Giusto Tolloy: scritti inediti e testimonianze di vita e di politica. Aveva partecipato alla disastrosa campagna di Russia che poi aveva raccontato nel libro Con l’Armata italiana in Russia stampato clandestinamente sotto falso nome che lo rese famoso tra gli antifascisti.
Dopo l’8 settembre del 1943 organizzò l’evasione di prigionieri alleati, partigiano con l’ottava brigata Garibaldi nell’Emilia-Romagna. Fondò il Partito Italiano del Lavoro che poi confluì nel Partito Socialista Italiano subito dopo la Liberazione. Nel 1945 venne eletto segretario della federazione socialista di Forlì. “Nella costruzione del Partito Socialista in campo provinciale prima, poi in quello nazionale - ha scritto Lelio Lagorio - faceva fruttare le caratteristiche della sua personalità, che talvolta gli alienavano simpatie: fede indistruttibile ma senza indulgenze agli entusiasmi…”
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Francesco Di Giorgio e Giuseppe Gentile
La Fiat e gli anni di piombo in provincia di Frosinone
Francesco Ciolfi ed., 2009, pp. 271, € 18
Una brutta pagina della recente storia italiana in cui furono colpiti a morte uomini delle forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, militanti politici. Un periodo al quale far risalire, forse, la crisi della politica dei nostri giorni. Gli anni di piombo hanno lasciato una scia di sangue in tutta Italia. Anche in provincia di Frosinone e in particolare nel Cassinate, nella zona di Piedimonte San Germano per l’esattezza, dove sorge il più grande stabilimento della FIAT del centro Sud, con diramazioni dirette nel resto del Lazio e della Campania. Una scia di sangue lunga tre anni, dal 1976 al 1978, che non è stata sufficientemente raccontata e approfondita.
Hanno cercato di farlo Francesco Di Giorgio e Giuseppe Gentile con il libro La Fiat e gli anni di piombo in provincia di Frosinone uscito nel 2009 presso Francesco Ciolfi editore. In quegli anni venne ucciso l’ex maggiore dei Carabinieri Carmine De Rosa, responsabile del servizio di vigilanza aziendale della Fiat e venne ferito Giuseppe Porta, responsabile della sorveglianza Fiat di tutti gli stabilimenti del Sud Italia. Qualche mese dopo fu colpito a morte anche il Procuratore della Repubblica di Frosinone, Fedele Calvosa. Per capire quegli anni bisogna sapere qual era la realtà socio-economica di quel territorio, cos’era la Fiat, com’era nata, com’era composta la sua classe operaia e quale peso aveva il sindacato dentro e fuori dallo stabilimento.

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