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Agosto - Settembre/2019 - Articoli e Inchieste
Strage di Ustica
Quando la verità?
di a cura di Francesco Neri fotografie di Sebastiano Gulisano

La causa non fu l’esplosione di una bomba a bordo e non ci fu
nessun cedimento strutturale. Oggi i resti dell’aereo ripescati in mare
costituiscono il museo della memoria ma nessun responsabile
è mai stato condannato

“Ci sono voluti dieci anni, dieci anni di bugie, dieci anni di perché senza risposta. Perché chi sapeva è stato zitto? Perché chi poteva scoprire non si è mosso? Perché questa verità era così inconfessabile da richiedere il silenzio, l’omertà, l’occultamento delle prove? C’era la guerra quella notte del 27 giugno del 1980: c’erano 69 adulti e 12 bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale o giocavano con una bambola…” Sono le parole del giornalista che, nella scena finale del film di Marco Risi, Il muro di gomma, detta a braccio l’articolo in cui denuncia probabili tentativi di depistaggio e ricostruisce l’unico atto di guerra avvenuto in Italia in tempo di pace almeno negli ultimi trent’anni. Ustica, vergogna di Stato sarà il titolo del Corriere della Sera all’indomani della tragedia. Una vergogna che ancora oggi, dopo trentanove anni, non è stata estinta.
27 giugno 1980: un aereo di linea esplose in volo sopra il braccio di mare fra Ponza e Ustica e ciò che rimase cadde nel mar Tirreno. Il volo IH 870 della compagnia Itavia era partito da Bologna Borgo Panigale ed era diretto a Palermo Punta Raisi.
Nel corso degli ultimi tre decenni sono state formulate varie ipotesi sulla natura dell’esplosione, sulla dinamica e sulle cause dell’incidente: la più probabile riguarda un cedimento strutturale, rivelatasi poi inconsistente. Un attentato terroristico e, quindi, l’esplosione di una bomba a bordo e, segnatamente, nella toilette del velivolo, che fu smentita dalla scoperta di alcune parti della fusoliera dell’aereo - vani carrelli e bagagliaio - rimaste completamente integre e che, dunque, suggerivano che non si fosse trattato dell’esplosione di un ordigno a bordo.
La più probabile riguarda un coinvolgimento internazionale francese, libico e statunitense. Il DC 9 si sarebbe trovato involontariamente sulla linea di fuoco di un combattimento aereo e, quindi, sarebbe stato colpito per sbaglio da un missile, forse sparato da un caccia della NATO contro un MIG libico [... segue...]

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