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Ottobre/2019 - Articoli e Inchieste
Criminalità organizzata al Nord
Veneto, l’ombra del clan Grande Aracri
di Marco Scipolo

Persone considerate legate alla mafia calabrese che si impossessano di aziende per riciclare denaro. Inizialmente cordiali ma poi, mutevoli come camaleonti, rivelavano la loro vera pelle. Quindi, il ricorso, anche, alla violenza contro vari imprenditori: intimidazioni, minacce e aggressioni fisiche per modificare gli assetti societari e per giungere all’esclusione dei legittimi proprietari. Episodi di estorsione ed usura con tassi di interesse addirittura superiori al 300% a danno di imprenditori. È il preoccupante quadro che è emerso, in Veneto, da una recente inchiesta giudiziaria. Il 12 marzo scorso, infatti, è scattata una importante operazione antimafia, denominata Camaleonte, che ha riguardato in particolare, ancora una volta, questa regione del Nordest. Con 33 arresti e sequestri di denaro, di quote societarie, di beni mobili ed immobili, è stata disarticolata una presunta organizzazione criminale di matrice ‘ndranghetista collegata, per gli inquirenti, ad un clan crotonese. I soggetti coinvolti sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis del codice penale), estorsione, violenza, usura, sequestro di persona, riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini sono state dirette dalla procura distrettuale antimafia di Venezia e condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Padova e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Mirano (Ve). Secondo gli investigatori, agiva un’articolazione della cosca Grande Aracri di Cutro (Kr), stabilitasi nella provincia di Padova e nelle vicine province di Vicenza, Venezia e Treviso. Il riciclaggio sarebbe avvenuto pure attraverso la complicità di imprenditori veneti. Tra gli implicati nella vicenda, finiti in carcere, vi sono i fratelli calabresi Michele e Sergio Bolognino, ritenuti gli organizzatori del gruppo, nati a Locri (Rc) ma abitanti rispettivamente a Montecchio Emilia (Re) e Tezze sul Brenta (Vi), già condannati in primo grado nel processo Aemilia, e gli imprenditori Adriano Biasion di Piove di Sacco (Pd), Leonardo Lovo di Camposampiero (Pd) e Federico Semenzato di Mestre (Ve). Risale al 2001 il trasferimento di Sergio Bolognino nel Vicentino, tra Tezze sul Brenta e Rosà (Vi).
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