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Novembre-Dicembre/2019 - Osservatorio
Sicurezza
L’allarme del Siulp: sono poche le pattuglie come ha denunciato la Gazzetta di Modena. I poliziotti hanno scarsi mezzi. La sicurezza dovrebbe essere sempre un investimento, mai una spesa
di Roberto Butelli

Secondo la denuncia del Siulp di Modena gli agenti sul territorio e le risorse dei mezzi a disposizione della questura non bastano come ha denunciato il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia, servendosi anche dei dati forniti dal Questore Maurizio Agricola.
Negli ultimi dodici mesi sono stati registrati 700 servizi di ordine pubblico che hanno sottratto gli agenti dalle loro attività principali e dai loro reparti a cui erano stati assegnati precedentemente.
Significativo, per esempio, il caso dell’ufficio immigrazione, che impiega attualmente 35 persone per 75.000 stranieri sul territorio provinciale.
Nel 1990, invece, quasi trent’anni fa, l’ufficio stranieri poteva contare su sei agenti per 5.000 persone non italiane domiciliate nel modenese.

LA SICUREZZA NELLA PROVINCIA DI MODENA: BREVE ANALISI
Da diversi anni a questa parte, il Siulp di Modena cerca di porre l’accento sulla questione della sicurezza dell’intera provincia, non soltanto lanciando semplici grida d’allarme riguardo contesti criminali e carenze d’organico, ma rendendosi parte attiva della vita sociale di questo territorio, attraverso convegni e dibattiti e partecipando a eventi pubblici di vario tipo.
Il Siulp ha più volte spiegato e commentato alcune problematiche tecniche che sono note soltanto agli addetti del settore i quali, il più delle volte, come vedremo in seguito, sono esclusivamente gli appartenenti alla Polizia di Stato e non anche alle altre Forze di Polizia.
Ma per avere un quadro d’insieme, sicuramente non esaustivo ma piuttosto approfondito, di quello che è il grande tema – sempre più attuale – della sicurezza, è necessario prendere in esame alcuni indicatori che sono essenzialmente costituiti da dati suddivisi in varie aree.

ORDINE PUBBLICO
Quando si parla di sicurezza, spesso sentiamo fare riferimento all’ordine pubblico il quale, secondo l’accezione più comune è un concetto complesso, che ha una varietà di contenuti in rapporto alle diverse branche del diritto.
In generale, si può definire come l'insieme dei principi dell'ordinamento giuridico, che costituiscono il fondamento etico dello stesso, ma per gli addetti di settore quali noi siamo, è un concetto tecnico molto ben definito e che comprende l’agitazione o manifestazione studentesche, agitazione di maestranze, incontri di calcio, manifestazioni di protesta a carattere popolare, manifestazioni sportive e religiose, spettacoli musicali o teatrali con notevole afflusso di pubblico, situazioni di calamità naturali, scioperi, visite di Capi di Stato, di Governo e di Ministri esteri, manifestazioni con interventi di personalità, manifestazioni organizzate da movimenti o gruppi estremisti: solo in questi casi, pertanto, si parla tecnicamente di servizi ordine pubblico (la cui direzione e responsabilità – è bene dirlo -ricade sempre e soltanto sulla Polizia di Stato).
Per quello che riguarda la provincia di Modena, nell’arco temporale degli ultimi dodici (12) mesi, abbiamo conteggiato indicativamente poco meno di settecento (700) servizi di ordine pubblico: ciò significa che nella stragrande maggioranza di essi, dipendenti della Questura e/o dei Commissariati di Carpi, Sassuolo e Mirandola, spesso affiancati da altri appartenenti alle altre FF.PP., hanno lasciato il loro solito incarico per garantire la sicurezza in una o più delle circostanze indicate nel capoverso precedente (manifestazioni, partite, scioperi ecc.).
Solo per citare alcuni dei servizi che possono gravare su una provincia come quella modenese, ricordiamo la Festa de l’Unità, la Maratona d’Italia Maranello – Modena – Carpi, il Festival della Filosofia, la Mille Miglia, il Festival della Memoria, il Modena Motor Gallery, il Festival dello Sviluppo Sostenibile, il Modena Street Festival, i Campionati Mondiali di Volo a Vela a Pavullo, il ritiro delle Nazionali di calcio under 21, il Radio Bruno Estate, il Giro d’Italia, numerosi incontri di calcio di serie B e di serie C1 (U.S. Sassuolo, F.C. Carpi, F.C. Modena), moltissimi concerti di cantanti di caratura nazionale e tanti altri eventi ancora che non citiamo per evidenti motivi di spazio.
Una menzione particolare la vogliamo fare per quei servizi di ordine pubblico, particolarmente gravosi, che riguardano le agitazioni di alcune maestranze le quali, pur essendo minoritarie, hanno interessato e interessano alcune aziende di rilievo della provincia (Italpizza, Bellentani, GLS, Panaria eccetera) e mettono a dura prova i servizi di polizia a causa sia dell’intemperanza e della violenza usata dai manifestanti, ma anche dalla durata delle stesse manifestazioni che, nel caso emblematico di Italpizza, sono durate quasi un anno.
Garantire un servizio di ordine pubblico ha una serie di ricadute sul personale della Polizia di Stato, in quanto è necessario innanzitutto che uno o più operatori acquisiscano in maniera dettagliata la maggior parte di informazioni riguardanti l’evento, altri operatori che programmino nei dettagli le modalità di svolgimento del servizio stesso e, infine, ulteriori operatori ancora che materialmente si rechino nel luogo e prestino servizio con l’unica finalità di garantire l’ordine pubblico.
Le ripercussioni su una Questura come quella di Modena per circa 700 eventi di ordine pubblico all’anno sono quindi molto importanti e gravano soprattutto nel distoglimento di poliziotti dal loro incarico principale, burocratico o operativo che sia, con ricaduta finale sul servizio reso all’utenza (sportelli aperti al pubblico, rilascio e rinnovi di permessi e licenze, servizi di vigilanza eccetera).

PREVENZIONE GENERALE E SOCCORSO PUBBLICO
Con questa definizione si intendono una serie di servizi, sia in Questura che presso i tre Commissariati, che riguardano principalmente il controllo del territorio e la ricezione di denunce ed esposti.
Il controllo del territorio è sostanzialmente espletato dalle pattuglie in uniforme di servizio, presenti 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno (la Squadra Volante), coordinate dalla Sala Operativa (il 112/113 NUE – Numero Unico Emergenze), che garantiscono una moltitudine di controlli su strada, sia dietro richiesta del cittadino e sia d’iniziativa della pattuglia stessa.
Per quel che concerne la città di Modena, i nostri calcoli ci dicono che negli ultimi dodici (12) mesi sono state tratte in arresto, da parte degli equipaggi delle Volanti, circa centoquaranta (140) soggetti, la maggior parte dei quali per reati contro il patrimonio (furto, rapina, ricettazione), contro la persona e, subito a ruota, in materia di stupefacenti.
Decisamente più alto, sempre per il medesimo periodo, sarebbe il numero di persone denunciate a piede libero, che sfiorerebbe le mille (1.000) unità, seguendo lo stesso ordine degli arresti: reati contro il patrimonio, contro la persona e in materia di stupefacenti.
Una voce particolarmente importante degli equipaggi che lavorano in strada, è il controllo di persone, a bordo di auto/motoveicoli e/o appiedate: è il classico controllo di Polizia che, oltre a prevenire o a reprimere reati, alimenta in maniera rigorosa una banca dati utile a tutte le FF.PP. nel corso delle varie attività investigative o amministrative.
Oltre ventiseimila (26.000) soggetti sarebbero quelli sottoposti a controllo dalle Volanti di Modena, molte delle quali si trovavano a bordo di circa ottomila (8.000) veicoli di vario tipo, parimenti controllati.
Oltre a queste attività, vanno aggiunte quelle di controllo di persone sottoposte agli arresti domiciliari, gli accompagnamenti in Questura per l’espletamento di varie pratiche, le perquisizioni personali e veicolari, i controlli agli esercizi pubblici eccetera.
A questi dati andrebbero aggiunti quelli degli equipaggi dei tre Commissariati distaccati di Carpi, Sassuolo e Mirandola, ma poiché la tipologia d’impiego, le diverse turnazioni ed altre peculiarità sono sostanzialmente differenti da quelle del capoluogo, si è preferito non mescolare il tutto per rendere più intellegibile la sintesi qui esposta.
Questi dati, in ogni caso, testimoniano in maniera diretta ed inequivocabile che le pattuglie della città di Modena svolgono appieno e senza soluzione di continuità sia il controllo del territorio che la prevenzione e repressione dei reati: tali numeri, sono la prova che la città di Modena, nonostante l’intesa attività di Polizia, è costantemente sottoposta alla commissione di reati i quali, stante l’esiguo numero di pattuglie disponibile per ogni turno, sarebbero – almeno per un certo periodo – sicuramente più alti di quelli qui esposti.
Un altro settore di particolare importanza dell’Ufficio Prevenzione Generale e Sicurezza Pubblica, è costituito dall’Ufficio Denunce, deputato a ricevere denunce/querele, esposti e dichiarazioni di smarrimento.
È molto spesso il primo approccio che il cittadino ha con l’autorità di P.S. dopo aver subìto la commissione di un reato, cosi come spesso è il fulcro con altri uffici della Questura, qualora la denuncia o la richiesta del cittadino sia di particolare rilievo.
Dalle 8.00 della mattina sino a serata inoltrata, gli ufficiali di polizia giudiziaria lì in servizio ascoltano e traslano su carta il o i reati subìti dai cittadini e danno indicazioni e consigli sull’iter che spesso è da seguirsi in tali circostanze, ma i numeri da noi calcolati sono talmente elevati da non poter garantire un servizio rapido ed efficace per tutti i richiedenti.
Riteniamo che negli ultimi 12 mesi, l’Ufficio denunce della Questura abbia ricevuto qualcosa come dodicimila (12.000) denunce da parte di cittadini modenesi e non solo, oltre a svariate centinaia – verosimilmente intorno alle 500 – dichiarazioni di smarrimento, molte della quali riguardano la patente di guida, per la quale la prassi prevede il rilascio del contestuale permesso provvisorio di guida.
L’alto senso civico dei modenesi, che li porta giustamente ad esercitare il diritto/dovere di denuncia, correlato al numero di reati commessi o tentati, produce questi numeri che si riflettono, oltre che sull’attività di polizia, soprattutto sul cittadino stesso, il quale spesso deve attendere per lungo tempo prima di poter presentare la propria denuncia querela, anche in considerazione del fatto che alcune di queste sono particolarmente complesse e non possono essere trattate nel giro di pochi minuti.

ATTIVITA’ INVESTIGATIVA
Le indagini di polizia svolte in questa provincia, in particolare nella città di Modena, testimoniano già da lungo tempo che varie tipologie criminali sono molto più interessate da questo territorio che non da quelli simili o limitrofi.
Non è infatti un caso che, oltre a quelle nate e sviluppate a Modena, le indagini di altre Questure (Bologna, Milano, Napoli solo per citarne alcune) abbiano portato all’arresto di vari soggetti in questo capoluogo, a dimostrazione che pur non essendo una città di vertice – in senso criminale – Modena riesce molto spesso ad attrarre imprenditori del crimine di varie specie.
Vogliamo quindi qui elencare solo alcune operazioni portate a compimento dalla Squadra Mobile di Modena negli ultimi anni: a differenza della restante attività per la quale abbiamo preso in esame gli ultimi 12 mesi, per quanto concerne l’attività investigativa ciò sarebbe stato alquanto riduttivo, in quanto quasi sempre sono necessari mesi e mesi – se non anni – di indagini prima di arrivare all’arresto di malviventi.
Nell’aprile del 2016, coadiuvata dalle Squadre Mobili di Vicenza e Monza, la Mobile di Modena trae in arresto nr. 7 cittadini moldavi e rumeni, responsabili di numerosi furti “specializzati” in aziende di produzione o distribuzione di capi ed accessori di abbigliamento, elettronica, pelletteria e distribuzione di profumi, dislocati nel nord della Penisola.
Nel maggio del 2016, vengono eseguiti nr. 22 decreti di perquisizione nelle città di Modena, Bergamo, Bologna, Lodi, Mantova, Milano, Piacenza e Verona per associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato, frode nelle forniture pubbliche e falsità ideologica: è l’operazione “Cubetto”, che dopo mesi e mesi di complicate indagini ha fatto emergere l’uso di cemento depotenziato nella ricostruzione della scuola media Frassoni di Finale Emilia, dopo il terremoto del 2012.
Sempre nel maggio del 2016, a seguito di laboriose indagini, venivano tratti in arresto un cittadino marocchino e un cittadino tunisino per detenzione ai fini di spaccio di ben 5 kg di eroina e 84 grammi di cocaina.
Nell’ottobre del 2016, a compimento dell’operazione “Nonno”, venivano tratti in arresto nr. 10 cittadini albanesi e italiani, nonché nr. 5 sottoposti all’obbligo di dimora per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Nel marzo del 2017 si concludono le indagini relative all’operazione “Wine and Cheese”, con l’arresto di nr. 10 pregiudicati di varie nazionalità, specializzati nei furti in danno di caseifici, cantine e abitazioni private.
Nell’ottobre 2017, al termine dell’operazione “Melissa” veniva sgominata una banda di albanesi e romeni dediti al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione.
Nel novembre 2017, dopo accurate e prolungate indagini, vengono tratti in arresto 2 soggetti nigeriani e un italiano, per sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e minacce.
Nel dicembre 2017, in collaborazione con il Commissariato P.S. di Carpi (MO) e la Squadra Mobile di Modena, veniva portata a conclusione l’operazione “Stoli”, che dopo mesi di indagini consentiva l’arresto di nr. 6 pregiudicati più nr. 2 colpiti da ordine di custodia cautelare, tutti di nazionalità albanese, responsabili in concorso di numerosissimi furti in abitazione in particolare nella bassa modenese e nella bassa reggiana, nonché il recupero di svariati chilogrammi di monili, pietre preziose, denaro in contanti e orologi di valore.
Nel maggio del 2018 veniva tratti in arresto nr. 5 minorenni di origine magrebina, responsabili in concorso di numerosi furti aggravati, rapine, lesioni e minacce: è l’operazione “Baby Gang”.
A giugno del 2018, vedeva l’epilogo l’operazione “Express 2016” che, oltre alla custodia cautelare di nr. 7 soggetti di nazionalità tunisina, permetteva di identificarne e indagarne altri nr. 33 perché, in concorso tra di loro, si erano resi responsabili di produzione, traffico e spaccio di complessivamente 11 Kg di eroina, oltre 3 Kg. di cocaina, 43 Kg. di marjiuana, 400 gr. di hashish e la somma complessiva di quasi 50 mila euro frutto dell’attività di spaccio.
Nel luglio 2018 vengono tratti in arresto una cittadina nigeriana e un italiano per riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione, minacce aggravate nei confronti anche di minorenni.
Nel gennaio 2019, l’Operazione “Flipper” consente di eseguire nr. 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere e nr. 1 arresto domiciliare di soggetti responsabili di numerose rapine, furti e violenza sessuale.
Nel mese di aprile 2019 Il Commissariato di P. S. Carpi, unitamente alla Squadra Mobile di Modena, dopo un accurata attività d’indagine, eseguiva il fermo di polizia giudiziaria di 4 individui di origine magrebina, colpevoli di rapina aggravata e lesioni dolose, nei confronti di una coppia di fidanzati carpigiani, fatto avvenuto in pieno centro a Carpi e che è stato alla ribalta delle cronache nazionali per giorni e giorni.
Nel giugno 2019, l’epilogo dell’operazione “Fossalta” fa registrare nr. 9 ordinanze di custodia cautelare e nr. 3 divieti di dimora nei confronti di una banda di albanesi, responsabili di tentato omicidio, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
A tutto ciò che, lo si ripete, è solo una breve sintesi delle complesse attività investigative degli ultimi anni, è opportuno ricordare che numerose sono le indagini di più breve respiro che hanno portato all’arresto di decine e decine di soggetti responsabili di reati in materia di stupefacenti, di reati contro il patrimonio e contro la persona.
Solo nel corso degli ultimi due anni sono stati ben tre gli omicidi che la Squadra Mobile di Modena ha risolto, con successo, in tutti i casi nel giro di appena qualche giorno.
Quella stessa Squadra Mobile che, con tutta probabilità, è stata la prima in Italia a scoprire e dimostrare, già dall’anno 1994, che nel nostro Paese esiste un fenomeno molto pericoloso che si chiama “mafia nigeriana”.
E vogliamo anche fare un breve cenno al fatto che, guarda caso, la banda dello “spray al peperoncino” di cui si è tanto parlato appena qualche settimana fa perché responsabile di reati gravissimi, è nata e si è sviluppata in questa provincia. Alcuni dei suoi elementi, sempre per puro caso, sono “figli d’arte” in quanto soggetti nati in famiglie affiliate a cosche camorristiche trapiantate negli anni ’90 e 2000 nel modenese.
Oggi apprendiamo dalla stampa di qualche giorno fa che, oltre a questa intensa attività, che vi sarebbero oltre 560 segnalazioni di riciclaggio solo nella città di Modena (seconda solo a Bologna), a fronte di 3700 di tutta la regione Emilia Romagna (fonte: Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia): secondo alcuni, tali segnalazioni sarebbero la dimostrazione del radicamento di organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta.

IMMIGRAZIONE

Ci rendiamo perfettamente conto che inserire il tema dell’immigrazione in un’analisi come questa, potrebbe far pensare che il Siulp – tanto banalmente quanto superficialmente – accosti automaticamente gli immigrati al problema della sicurezza, quasi che sia sussistente l’equazione immigrato = problema.
In realtà facciamo riferimento all’immigrazione perché per legge è solo la Polizia di Stato che si occupa di rilasci e rinnovi di permessi di soggiorno, carte di soggiorno, cittadinanze e richiedenti asilo, essendo totalmente escluse tutte le altre Forze di Polizia da ciò.
Se a questo aggiungiamo che nel corso degli anni l’impatto dovuto alla presenza di immigrati in questo territorio è notevolmente aumentato, ecco spiegato in maniera semplice il nostro riferimento.
A gennaio del 1990, gli addetti di quello che allora si chiamava Ufficio Stranieri, erano in totale nr. 6 e si occupavano di circa 5000 immigrati presenti sull’intero territorio provinciale, per cui ogni poliziotto si occupava di circa 833 soggetti.
Nel 2019 la situazione è profondamente cambiata, in quanto presso l’attuale Ufficio Immigrazione vi prestano servizio nr. 35 operatori, mentre i cittadini extracomunitari regolarmente presenti nella provincia di Modena risultano essere quasi 75.000.
Questo vuol dire che ogni operatore, attualmente, deve seguire la posizione di soggiorno di nr. 2131 stranieri, ovvero un carico di lavoro per ogni addetto quasi triplo rispetto ai colleghi del 1989.
Di contro, è importante sottolineare che ad organico attuale di circa 350 unità (Questura e Commissariati), sostanzialmente simile a quello del 1989 di 349 unità, per fare fronte alla mole di lavoro inerente la gestione dei flussi migratori, ai 6 già in organico nel 1990 sono stati aggiunti all’ufficio Immigrazione ben 29 operatori sottratti agli altri uffici della Questura, anche quelli operativi od info-investigativi e Commissariati distaccati di Carpi, Sassuolo e Mirandola.
Se da un lato è vero che gli immigrati sono aumentati in tante province (ma non tutte), dall’altro sono altrettanto vere due cose:
➢ per alcune province che hanno immigrati in numero similare a quello di Modena (es. Bologna) il numero di addetti di quell’Ufficio è molto più elevato se non quasi il doppio di quello della nostra Questura; se ad esempio prendiamo in esame una città come Salerno, che sarà prossimamente “promossa” in fascia “A”, registriamo un organico di 25 addetti tra dirigenti, diretti, operatori e impiegati civili per un numero di immigrati che sfiora le 30.000 unità: sono sproporzioni ingiustificabili;
➢ per far fronte all’incremento dell’attività degli Uffici Immigrazione, una disposizione del Capo della Polizia di alcuni anni fa, ha previsto che gli addetti di quel settore non debbano svolgere altri compiti operativi (ordine pubblico, accompagnamenti eccetera); nella realtà a causa dell’alto numero di servizi di ordine pubblico e dell’esiguo numero di operatori di polizia complessivamente in servizio nella provincia di Modena, tale disposizione deve essere quasi completamente disattesa, comportando rallentamenti nella trattazione delle pratiche di competenza, permessi di soggiorno, cittadinanze, asilanti e protezioni internazionali, attività informativa accessoria e con gli istituti carcerari, rapporti con l’A.G. e rappresentanze diplomatiche o consolari stranieri, con danno per gli utenti, lamentele per i ritardi e conseguente disdoro dell’ufficio.

POPOLAZIONE CARCERARIA

A Modena è presente la Casa Circondariale Sant’Anna, struttura costruita nel 1984 e aperta nel 1991, la quale può contare su un organico della Polizia Penitenziaria di nr. 216 operatori a fronte di 257 previsti, oltre a nr. 19 impiegati amministrativi (a fronte dei 24 previsti) e nr. 4 educatori anziché i nr. 5 della pianta organica (fonte: www.giustizia.it)
La capienza della casa circondariale è di nr. 369 posti complessivi (uomini, donne e giovani detenuti), ma negli ultimi 12 mesi la popolazione carceraria media è stata di ben 488 detenuti, con punte di 494 detenuti nel febbraio 2019 e 498 detenuti nel marzo 2019 (fonte: Dipartimento Amministrazione Penitenziaria).
La media mensile di detenuti stranieri è stata, per il periodo di riferimento, di nr. 320 al mese.
Le condizioni del carcere, secondo quanto riportato dalle associazioni che si occupano di diritti dei detenuti (Antigone, Nessuno Tocchi Caino ecc.) sono vetuste e precarie, sia per quanto riguarda le condizioni igieniche (bagni, docce), sia in relazione agli spazi detentivi (le celle vere e proprie) che per gli spazi sociali (sale comuni, locali ricreativi).
Sovrappopolazione carceraria costante, esiguità di personale, spazi vetusti e insufficienti rendono la Casa Circondariale Sant’Anna un luogo di detenzione piuttosto difficile e a forte rischio di essere considerata analoga a quella del caso Torreggiani, per il quale la Corte di Strasburgo con una pronuncia – definita dagli stessi giudici come “sentenza pilota” che ha affrontato il problema strutturale del disfunzionamento del sistema penitenziario italiano – potrebbe trovare applicazione in futuro, in relazione alla generalità dei reclami pendenti davanti alla Corte e non ancora comunicati alle parti riguardanti l’Italia e aventi ad oggetto analoghe questioni di sovraffollamento carcerario.
In questo clima, è lecito ritenere che la magistratura modenese, applicando correttamente quella che è la normativa vigente, faccia spesso ricorso a misure alternative alla detenzione e alla custodia cautelare le quali, benché perfettamente contemplate dalla legge, trasmettono - non solo ai cittadini - il senso di impunità e di inadeguatezza del sistema repressivo italiano.
Il senso d’impunità produce molteplici e deleteri effetti:
➢ nel cittadino, senso di insicurezza e ulteriore percezione di pericolo più o meno imminente;
➢ nell’operatore di polizia, senso d’inadeguatezza della norma penale e di scarso potere deterrente del sistema giudiziario;
➢ in colui che delinque, senso di scarsa attenzione alla problematica da parte dello Stato, quasi che fosse un’implicita autorizzazione a poter commettere altri reati.

ULTERIORI DATI E CONSIDERAZIONI

Abbiamo anche preso in considerazione i dati ufficiali che sono stati forniti nel corso della Festa della Polizia del 10 aprile scorso dove, seppur si registrano i cali di alcuni reati, si registra l’aumento di altri: vediamone insieme alcuni dettagli, che prendono in esame le variazioni tra l’anno 2017 e l’anno 2018.
Vogliamo tralasciare il dato relativo agli omicidi volontari, aumentati da nr. 4 a nr. 7, in quanto riteniamo che l’analisi risulterebbe forse ridondante, considerato che tali eventi, seppur gravissimi, possano essere scollegati dal più vasto e articolato tema della sicurezza in generale e ricondotti, ad esempio, a momenti di follia o altro.
Si registra il preoccupante aumento delle lesioni dolose (+ 6,20%) e delle violenze sessuali (+ 44,44%), implicita dimostrazione che, anche nella provincia di Modena, il rispetto per l’essere umano in quanto tale, è decisamente in calo e viene sempre meno considerato un valore assoluto.
I furti, pur essendo in calo del 6,13%, si attestano per l’anno 2018 sull’impressionante cifra di 16.897, a dimostrazione che questo territorio è considerato molto appetibile da chi vive depredando i beni altrui.
Sono in aumento le rapine (+12,84%), le quali rispetto al furto vedono l’aggiunta della violenza e/o della minaccia nei confronti della parte offesa, così come le estorsioni (+11,43%), reato tipico di talune zone d’Italia ma quasi sconosciuto in questo territorio sino a qualche anno fa.
L’aumento delle frodi informatiche (+9%), che segue un trend di livello nazionale e che spesso ne vede gli autori geograficamente collocati altrove rispetto alla vittima, dovrebbe più che altro far riflettere quella politica che auspica la quasi abolizione della moneta contante a favore di quella elettronica.
Infine, il preoccupante dato dei reati collegati alle materie stupefacenti (+10,34%) il quale, posto in relazione agli ingenti quantitativi di droghe sequestrate (kg. 292,36), rendono il quadro particolarmente allarmante soprattutto per tutto ciò che ruota attorno a tale mondo: l’organizzazione che acquista e distribuisce la sostanza stupefacente, coloro i quali vendono al dettaglio, i tossicodipendenti che per acquistare droga commettono magari reati di vario tipo.
Infine, un’ultima considerazione la riserviamo ai dati relativi alla qualità della vita, un indicatore dell’istituto Italia Oggi in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.
Sono nove le griglie dell'analisi: affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita, con 21 sotto dimensioni e 84 indicatori di base.
In base a queste griglie, la città di Modena, nell’ultima ricerca del 2018, si piazza in 17^ posizione, perdendone ben tre rispetto all’anno precedente.
Appare chiara che tale classifica non è riferita semplicemente al sistema sicurezza, ma è altrettanto chiaro che la criminalità, il disagio sociale e personale, la popolazione e il tenore di vita sono indicatori di una certa rilevanza che possono giocare un ruolo fondamentale nella qualità della vita complessiva di una città.
Questo poiché, al di là della criminalità pura e semplice, il disagio sociale e personale, ad esempio, possono essere tranquillamente correlati alla cronaca quotidiana che parla in maniera continuativa di reati, violenza e degrado che sono più tipici di una metropoli che non di una città come Modena.
A ciò si aggiunga la statistica elaborata dalla CGIA di Mestre ad agosto 2019, che relativamente ai furti negli esercizi commerciali, pone l’Emilia Romagna al vertice della classifica delle regioni più depredate: con una popolazione di 4.452.659 e ben 10.411 furti all’anno, abbiamo una media di 234 furti ogni 100.000 abitanti che, di fatto, è il record italiano assoluto.

CONCLUSIONI

Questa breve analisi, sicuramente non esaustiva considerata la complessità del tema e la vastità del territorio preso in esame, vuole essere dimostrazione pratica del fatto che Modena e la sua provincia non possono più essere considerate l’isola felice della quale abbiamo sentito a lungo parlare, ma una realtà diversa che merita più attenzione anche per ciò che rappresenta nell’economia del Paese.
Il Siulp non vuole far passare il concetto che il territorio modenese sia una sorta di “Bronx” dove si vive al di fuori delle regole o in preda all’anarchia criminale, ma molto più concretamente un pezzo di Paese molto operoso e produttivo che, per via di ciò che esprime – tanto in positivo che in negativo – necessita quanto meno di avere l’organico della Polizia di Stato che non sia la fotocopia del 1989, allorquando le condizioni socio-economiche e criminali del territorio erano completamente diverse.
A quel tempo, infatti, la situazione della sicurezza di questa provincia era sì monitorata, ma era considerata ancora di ottimo livello, nonostante alcuni sindacati della Polizia di Stato cominciassero a sottolineare l’imminente cambio di prospettiva, come infatti si è poi purtroppo verificato.
Il quadro tracciato, seppur in maniera molto semplificata, dimostra che Modena vive una condizione molto simile – se non peggiore – di altre città che in un passato recente o remoto, hanno visto l’elevazione della propria Questura ad una fascia superiore, beneficiando in tal modo di un considerevole aumento di organico di Polizia, di impiegati civili e di mezzi necessari a fronteggiare la mutata situazione della città.
L’elevazione di fascia della Questura, che avrebbe benefiche ricadute sull’intera provincia, è una soluzione proposta dal SIULP già da tempo, attraverso comunicati stampa e lettere indirizzate sia al Ministero dell’Interno che al mondo della politica, purtroppo senza alcun risultato al momento, nonostante il supporto della nostra Segreteria Nazionale.
Com’è noto, l’organigramma delle Questure e dei relativi uffici distaccati, è stabilita dal D.M. 13.03.1989, poi modificato con uguale provvedimento del 13.6.1991 che ha aumentato gli organici per alcune questure.
Detto decreto suddivide in varie “fasce” le Questure d’Italia, dalla “A” alla “I” in maniera crescente, dove alla fascia “I” troviamo Roma, Napoli e Milano, collocando quella di Modena in fascia “B”.
Nell’ambito di una rivalutazione complessiva dell’attività di polizia in relazione all’accresciuta domanda di sicurezza da parte dei cittadini, nonché per la possibile apertura del Centro Permanenza e Rimpatri CPR, il Siulp di Modena ritiene utile proporre l’elevazione di fascia della Questura di Modena, con conseguente innalzamento a rango di divisione dell’Ufficio Immigrazione o ufficio di pari livello o comunque la Questura stessa.
Tale soluzione, potrebbe sanare in buona parte le problematiche e le difficoltà che già oggi vengono vissute per quanto affermato in premessa.
L’elevazione di fascia e l’innalzamento di rango, infatti, comporterebbero un automatico incremento dell’organico di tutti i ruoli, da quello dirigenziale sino a quello degli agenti – assistenti, passando per quelli intermedi degli ispettori e dei sovrintendenti, senza dimenticare che sarebbe incrementato anche il personale dell’Amministrazione Civile dell’Interno, nonché le dotazioni materiali (autovetture con colori d’istituto e di serie, apparecchiature informatiche ecc.).
Poiché è già effettivo, da parte del Dipartimento di P.S., il progetto di elevare alla fascia superiore alcune questure, sarebbe estremamente utile per la collettività modenese, e per i motivi di cui sopra, inserire in tale disegno anche la questura di Modena.
Per questo motivo, è stata approntata questa analisi che seppur definita breve, è di fatto la prima e unica nel suo genere, sia per la quantità di dati raccolti che per la tipologia degli stessi, utili per tracciare un profilo articolato di questa provincia, che necessita evidentemente di una attenzione diversa da parte del Ministero dell’Interno.
Il Siulp di Modena, sempre pronto e disponibile ad ogni tipo di confronto, auspica fortemente che tale proposta possa incontrare il parere favorevole di quanti più soggetti possibile, al fine di ottenere quella elevazione di fascia che consentirebbe di fronteggiare al meglio la delicata questione della sicurezza del territorio.
Modena, 14 ottobre 2019.
LA SEGRETERIA PROVINCIALE SIULP MODENA

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