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Novembre-Dicembre/2019 - Immagini e Cultura
Cinema / Anniversari
Trent’anni senza Sergio Leone
di Fabio Paglialunga

Dalla Trilogia del dollaro a C’era una volta in America che, fortemente voluto dal regista, rappresenta forse il suo film più intimo e personale

Un sigaro tra le labbra, un poncho impolverato, un cappello calato sulla fronte e, inevitabilmente, una pistola nella fondina di cuoio pronta a far fuoco. Da questo immaginario inizia l’avventura cinematografica di Sergio Leone: sette film per entrare di diritto nella categoria dei registi indimenticati e leggendari.
Nei primi anni '60 il western hollywoodiano era ormai percepito come posticcio, artefatto, creato ad hoc per instillare messaggi edificanti, tutti indirizzati a celebrare le virtù del popolo americano. Il giovane Sergio, figlio d’arte, deluso dal mito che aveva segnato positivamente la sua gioventù, si decise a creare un suo West: più sporco, più spettacolare e anti celebrativo.
Nasce così lo ‘spaghetti western’, un filone di pellicole a basso budget, fondato sulla tradizione americana e sull’individualismo, che prende forma grazie alle storie di ‘Sfida infernale’ di John Ford e ‘Un dollaro d’onore’ di Howard Hawks. Su quella filosofia di vita e di cinema e con soli 120 milioni di lire dell’epoca, Sergio Leone nel 1964 gira ‘Per un pugno di dollari’ che firma con lo pseudonimo Bob Robertson, in omaggio al padre; una storia ispirata a ‘La sfida del Samurai’ di Akira Kurosawa. Durante la ricerca per la “faccia giusta” per il suo protagonista, s’imbatte nella visione di un episodio di una serie televisiva americana e nota il volto magnetico di Clint Eastwood: non parla mai, ha uno sguardo di ghiaccio e chiede un cachet irrisorio, di soli 15 mila dollari. La colonna sonora viene affidata, come per i successivi film, alle composizioni di Ennio Morricone.
Il connubio artistico tra questi due artisti straordinari creò un vero e proprio marchio di fabbrica; la capacità di fondere musica e immagini divenne qualcosa di arcano, mistico, paragonabile a quella di pochissimi cineasti, che ha ricevuto nel tempo innumerevoli tentativi di omaggio (in primis dal più grande fan di Leone, Quentin Tarantino). Leone faceva comporre a Morricone il tema principale di un film prima delle riprese, in modo da farlo ascoltare agli attori sul set per motivarli e farli entrare nell'atmosfera e trasmettere loro la sua visione. Non è un caso che la musica diegetica sia così importante nei suoi film: i carillon, le armoniche, i fischi, i vocalizzi, le trombe mariachi sono parte integrante di un processo di esaltazione dell’immagine, che restituisce al cinema quel ruolo di fondatore di icone che sembrava perduto.

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