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Gennaio - Febbraio/2020 - Panorama sindacale
Riceviamo e pubblichiamo
QUESTURA DI MODENA: PARI OPPORTUNITA’ SI, MA PER TUTTE
di La Segreteria Provinciale SIULP

Care colleghe,

oramai, con l’avvio del nuovo anno, possiamo parlare di bilanci, tutti in negativo purtroppo, se pensiamo che nella Questura di Modena non abbiamo solo donne di SERIE A e donne di SERIE B, ma soprattutto donne di SERIE C.

Quelle donne che non è possibile classificare né da una parte né dall’altra, perché proprio non vengono prese in considerazione, sono accantonate, bistrattate e lasciate morire nel loro angolino.

A Modena ci sono (pochissime) donne che, grazie a chi dirige, camminano ad un metro da terra, sul loro bel tappeto rosso, che si possono permettere di arrivare ed uscire senza limiti di orario, tanto c’è qualcun altro che manda avanti la barca, capaci di gestire il loro mènage familiare come meglio pare, sicure che tutto è garantito, persino la poltrona.

Poi ci sono (alcune) donne che vivono alla giornata, tirando a fine mese, più o meno nell’ombra, con un sorriso plastico stampato sul viso, distratte su ciò che accade loro intorno, troppo concentrate sul proprio orticello e il cui motto è “io me la cavo”. Poco importa se la considerazione a loro riservata è ai limiti della sufficienza, importante è stare a galla.

E infine, ci sono (tante, troppe) donne di SERIE C, donne che vengono spostate da un ufficio all’altro, con movimenti che ci paiono privi di logica apparente e in attesa di chissà quale traguardo. Ci sono donne che aspettano da anni e anni di cambiare ufficio, ma in cinque giorni vengono dirottate verso altre mete, approdando su spiagge sconosciute ed invivibili, ingannate per motivi di incompatibilità inesistenti. Ci sono donne, la cui annosa esperienza non fa alcuna garanzia, poichè “cambiando il papa è cambiata la messa” e perciò vengono spostate d’ufficio, ad un passo dalla pensione, perché ritenute scomode e che forse subiranno ancora qualche trasferimento, fino a trovare il posto giusto, quel posto che le privi di tempo, spazio e parola, nel qual caso la parola d’ordine è “scomparire”. Ci sono donne che aspirano ad uffici investigativi, che da anni sono di dominio maschile, che perciò moriranno nella loro illusione di “bilancio di genere” solo perché sono donne e senza speranza in nessuna fascia d’età, poiché troppo giovani e perciò in basso nella graduatoria, all’occorrenza determinante anche per gli uffici investigativi, troppo mamme, dovendosi occupare di figli o troppo vecchie per potervi accedere. Ci sono donne che sono deboli a prescindere, incapaci di scaricare un furgoncino o recuperare un’auto dal meccanico, semplicemente perché sono donne. Ci sono donne che non si devono lamentare se vengono pescate prima del proprio turno per l’ordine pubblico, tanto stanno al caldo in “archivio”. Ci sono donne lasciate a morire da quasi vent’anni nello stesso ufficio, che aspirano a cambiare mansione da anni, ma giacciono nell’indifferenza perché solo la posta possono scaricare e perché dire “fa comodo a tutti che stia lì” richiede forse troppo coraggio.

Ci sono donne le quali, solo perché osano ambire ad un diverso incarico, vengono offese da rappresentanti sindacali che vorrebbero vederle iscritte da loro e non da altri.

Ci cono donne che, anche se ringraziate pubblicamente per il loro prezioso lavoro, non si vedono riconoscere nemmeno un compiacimento.

Insomma, non ci facciamo mancare proprio nulla a Modena, nemmeno quella fredda sensazione che invece di proiettarci verso l’emancipazione, ci abbandoniamo alla più subdola e sottile delle violenze: la mortificazione. No, non bisogna aspettare l’8 marzo per ricordare al mondo che le donne esistono e nemmeno per celebrare la tragedia di quelle operaie che morirono nel rogo inseguendo la loro dignità: la tragedia ce l’abbiamo in casa e ce l’abbiamo ora.
Questo è quello che come Siulp intendiamo segnalare e che segnaleremo.

Modena, 07.02.2020.

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