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Marzo/2020 - Articoli e Inchieste
Donne
Diritto a vivere libere dalla violenza, dalla schiavitù e dalla discriminazione
di Anna Sigillino

I diritti delle donne sono i diritti umani fondamentali sanciti dalle Nazioni Unite per ogni persona sul pianeta. Questi diritti includono il diritto a vivere liberi dalla violenza, dalla schiavitù e dalla discriminazione; essere istruiti; possedere proprietà;  votare e guadagnare un salario equo. I diritti delle donne sono quindi quelli di tutti gli esseri umani riconosciuti da più di 70 anni. Vale a dire, che anche le donne hanno diritto a tutti questi diritti. Eppure quasi ovunque nel mondo, alle donne e alle ragazze viene ancora negata questa uguaglianza e spesso quasi solo a causa del loro genere. Il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani dice che: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»
Alla fondazione delle Nazioni Unite, nel 1945 solo in 30 paesi (sui 51 fondatori) le donne godevano del diritto di elettorato attivo e passivo. Lo Statuto delle Nazioni Unite ebbe quindi il merito di riferirsi agli “uguali diritti di uomini e donne” nel momento in cui si sanciva la “fede (dell’Organizzazione) nei diritti umani fondamentali” e la “dignità ed il valore della persona umana”. Prima dello Statuto nessun documento aveva sostenuto con tale forza l’uguaglianza tra gli esseri umani e individuato esplicitamente il sesso come elemento discriminatorio.
La dichiarazione universale dei diritti umani è precedente a quella sui diritti della persona adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 219077A. Votarono a favore 48 membri su 58.
Nessun paese si dichiarò contrario, ma dieci si astennero. Questo documento doveva essere applicato in tutti gli stati membri, e alcuni esperti di diritto hanno sostenuto che questa dichiarazione sia divenuta vincolante come parte del diritto internazionale consuetudinario venendo continuamente citata da oltre 50 anni in tutti i paesi.
La Dichiarazione di Vienna e Programma d’Azione conosciuto anche come VDPA, è una dichiarazione dei diritti umani adottata per consenso in occasione della Conferenza mondiale sui diritti umani emessa il 25 giugno 1993 a Vienna. Quest’affermazione riconosce i diritti delle donne come diritti umani tutelati ed anzi nel corso del 1998, 50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, le Nazioni Unite, hanno promosso una verifica dello stato di attuazione degli impegni sottoscritti nella Dichiarazione e il Programma d’Azione di Vienna.
Nel paragrafo 18 del VDPA, si legge: I diritti umani delle donne e delle bambine sono una parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani universali. La piena e paritaria partecipazione delle donne nella vita politica, civile, economica, sociale e culturale a livello nazionale, regionale e internazionale e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione fondata sul sesso sono un obiettivo prioritario della comunità internazionale.
Le conferenze mondiali sulle donne si sono svolte a Città del Messico (1975), Copenaghen (1980), Nairobi (1985), Pechino (1995), New York1 (2005) e Milano (2015). Convocate dalle Nazioni Unite negli ultimi decenni, queste conferenze sono al centro dell’agenda globale per l’uguaglianza tra uomo e donna, attraverso l’individuazione di obiettivi comuni e l’adozione di un piano d’azione per il progresso della condizione femminile. In particolare con la Conferenza di Pechino i problemi di applicazione della sua Piattaforma, sono stati discussi ogni anno dalla Commissione ONU sulla condizione delle donne (CSW), che ha approvato una serie di “conclusioni concordate” su ciascuna delle dodici aree critiche identificate come aree cruciali. Vincere i diritti per le donne non significa solo offrire opportunità a ogni singola donna o ragazza: si tratta anche di cambiare il modo di pensare nei paesi e nelle comunità. Implica il cambiamento di leggi e politiche, significa conquistare le menti degli individui e farlo in modo così persuasivo da promuovere e far investire in organizzazioni e in movimenti guidati da donne capaci e forti.
Quindi due sono i documenti per i diritti delle donne che hanno seguito la dichiarazione delle Nazioni Unite. 
1. La Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979, (una legge internazionale sui diritti delle donne, che impone ai governi di porre fine alla discriminazione di genere e afferma i diritti delle donne ai servizi sanitari, compresa la pianificazione familiare) e l’altra è  
2. La Dichiarazione e la Piattaforma d’azione di Pechino, adottata il 15 settembre 1995 alla Quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite a Pechino, (e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino),
che sono state un grido di battaglia per integrare l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne in ogni aspetto della vita.
Il rapporto sulle “Women Business and Law 2020”  del 2019, pubblicato recentemente , ha misurato la discriminazione di genere in 190 paesi del mondo ed ha individuato le aree dove ancora permangono le discriminazioni.  Il rapporto misura come le leggi e i regolamenti influenzano le opportunità economiche delle donne.. L’edizione 2020 copre le riforme condotte durante un periodo di 2 anni che termina a settembre 2019.  Esaminando le decisioni economiche che le donne prendono mentre attraversano le diverse fasi della loro vita lavorativa e il ritmo delle riforme degli ultimi 2 anni, “Women, Business and the Law 2020” offre un importante contributo alla ricerca e alle discussioni politiche sullo stato delle opportunità economiche e dell’empowerment delle donne. Si celebrano i progressi compiuti, ma i dati e le analisi sottolineano anche il grande lavoro ancora da fare visto che le donne hanno ancora solo i tre quarti dei diritti legali degli uomini. 

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