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Martedí, 07/04/2020 - 01:31

 
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Marzo/2020 - Articoli e Inchieste
Riceviamo e pubblichiamo
Intervista al sindaco di San Felice sul Panaro
di Luca Marchesi

Michele Goldoni, 48 anni, Sovrintendente Capo Coordinatore della Polizia di Stato in aspettativa per mandato ammnistrativo, è dallo scorso 26 maggio il sindaco di San Felice sul Panaro, cittadina di 10.800 abitanti in provincia di Modena. Goldoni, alle elezioni amministrative, era sostenuto dalla lista Civica “Noi Sanfeliciani” che ha ottenuto più del 61 per cento dei voti.

Sindaco Goldoni cosa l’ha spinta a mettersi in gioco e a candidarsi?
«Sono nato e cresciuto in questa comunità e per me è stato un grande onore quando mi è stato chiesto di candidarmi a sindaco, dandomi la possibilità di spendermi in prima persona per San Felice sul Panaro. Ho accettato di correre con una lista civica apartitica, una scelta quasi obbligata, da poliziotto, perché in polizia non si fa politica ma si lavora per il bene comune dei cittadini e per garantire la loro sicurezza».

Come è stato l’impatto con la sua nuova carica?
«L’impatto non è stato facile. Dopo 28 anni di polizia mi sono trovato catapultato in una realtà molto diversa, con un incarico delicato di amministratore, a capo di una macchina comunale complessa da gestire e con la responsabilità sulle spalle di una intera comunità. Ma è stato anche esaltante, il potersi mettere al totale servizio del Comune in cui vivo, poter incidere sulle scelte dell’amministrazione, aiutare concretamente i miei concittadini. Dal punto di vista umano una esperienza intensa, in cui mi sto misurando con me stesso, mettendomi ogni giorno alla prova. Posso dire che è anche una grande sfida. Nella mia precedente esperienza professionale mi ero sempre occupato solo di settori specifici, qui invece è richiesta una visione più ampia, con competenze che svariano in tanti ambiti perché si è chiamati a un impegno a 360 gradi».

Che bilancio può trarre dai primi mesi del suo mandato?
«Dovessi darmi un voto, in tutta onestà, mi darei un sei e mezzo. So che posso fare meglio per il bene comune e il mio impegno è totale ma ci troviamo a fronteggiare problemi enormi. Da un lato la cronica carenza di risorse economiche dei Comuni, che ogni anno sono sempre più in difficoltà, dall’altro una ricostruzione che prosegue dopo il terremoto del 2012. In realtà qui abbiamo persone ancora fuori casa dopo il sisma e solo per le opere pubbliche di San Felice sul Panaro ci sono lavori da effettuare per 25 milioni di euro complessivi. Il cuore della città, con i suoi monumenti più significativi come la Rocca Estense, è ancora ferito e ci vorranno anni per terminare i lavori. Sono sfide importanti, direi da far tremare i polsi e a differenza di quanto si può credere, la ricostruzione non è per niente conclusa. Aggiungo, inoltre, che c’è un prezzo da pagare al noviziato. Io e la mia squadra di assessori siamo nuovi della politica. Nessuno aveva precedenti esperienze alla guida di un Comune. Questo da un lato è positivo perché favorisce il cambiamento ma richiede più tempo per entrare nei meccanismi della macchina comunale».

Dal punto di vista della sicurezza quanto e come la sta aiutando la sua esperienza professionale di agente di polizia?
«La mia esperienza di poliziotto mi sta aiutando molto in questa nuova esperienza di sindaco, non solo per quanto riguarda il settore specifico della sicurezza. Sono stato per anni anche investigatore e questo mi è servito ad affrontare le problematiche da diverse angolazioni. Ho vissuto situazioni che mi hanno fatto crescere come persona e il bagaglio che ho accumulato mi sta sorreggendo adesso. Anche essere stato per oltre 20 anni sindacalista si sta rivelando utile. Certo il sindaco non ha grandi poteri per quanto riguarda la sicurezza. A volte i cittadini ci attribuiscono competenze che purtroppo non abbiamo. Chiaramente, visto il mio passato, ho particolarmente a cuore le tematiche legate alla sicurezza e di recente sono stato nominato assessore alla Polizia locale nella Giunta dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord di cui fa parte San Felice sul Panaro. Posso comunque affermare, con una punta di orgoglio, che il mio Comune è stato il primo del nostro territorio in cui sono stati applicati i daspo urbani, previsti dal nuovo regolamento di polizia urbana».

Al momento di andare in stampa la sua comunità sta affrontando anche l’emergenza del coronavirus come vi state muovendo? E come rispondono i cittadini?
«Siamo di fronte all’ennesima impegnativa sfida. Posso dire che tutte le istituzioni si stanno muovendo con professionalità e attenzione. Devo ringraziare anche le autorità sanitarie del nostro territorio per come stanno gestendo l’emergenza. I cittadini di San Felice sul Panaro stanno reagendo in modo pacato. A loro chiediamo di collaborare con noi, seguendo le disposizioni che vengono emanate e cercando di evitare inutili assembramenti, per ridurre il rischio di contagio. Le istituzioni, il Comune sono loro vicini e ancora una volta la nostra comunità riuscirà a superare questa nuova prova. Ma posso dire che i miei concittadini sono gente tosta e lo hanno dimostrato ampiamente ai tempi del terremoto, rialzandosi con coraggio dopo quella immane tragedia».

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