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Aprile - Maggio/2020 - Articoli e Inchieste
Il tempo del Coronavirus
L’era della pandemia: fine della tregua?
di Lorenzo Baldarelli

Le domande che dobbiamo farci in questo periodo: riusciremo ad adattarci? Riusciremo a cambiare le nostre abitudini?

Fino ad ora abbiamo vissuto con la paura del contagio ormai alle spalle e anche se una pandemia era preannunciata da molti, abbiamo finta di nulla. Ma non è sempre stato così; la storia si sviluppa a spirali e la tendenza lineare crescente è solo un’idea tipica della tradizione giudaico cristiana: Dio crea il mondo e questo inevitabilmente va verso l’apocalisse. La domanda che il COVID-19 ci sta costringendo a porci è: riusciremo ad adattarci? Riusciremo a cambiare le nostre abitudini? La nostra società farà fatica a cambiare? Rispondere ora a queste domande è impossibile; l’unica cosa che possiamo fare è provare a capire cosa è successo.
Per miliardi di anni i microbi hanno regnato da signori della biosfera. Contribuivano a determinare il clima, la geologia, la vita nel suo complesso. «Poiché erano più numerosi di tutte le altre forme di vita, compresi gli insetti, si potrebbe dire che la vita sulla terra s’ispirava a principi democratici. Ma oggigiorno, in seguito al successo dell’Homo sapiens, questa democrazia è tramontata. L’uomo ha progettato un colpo di stato biologico, culminato, a partire dal 1880, nel tentativo di sterminio di alcuni dominatori precedenti. Se non che, come succede spesso in occasione dei colpi di stato, le conseguenze si sono rivelate piene di sorprese e il nuovo regime instabile. Così lo storico John R. McNeill, in Qualcosa di nuovo sotto il sole introduce il capitolo La biosfera: mangiare ed essere mangiati. Evidentemente scritto prima dell’arrivo del Corona virus. Oggi, dopo quasi 150 anni, la guerra assiste ad un cambiamento di fronte.
Il XX secolo è stato teatro dello scontro, cosciente e non, tra l’uomo e i microorganismi. L’uomo ha apparentemente sconfitto le microscopiche forme di vita sia per gli sforzi compiuti in piena consapevolezza, sia grazie agli effetti collaterali di cambiamenti sociali ed ecologici di vasta portata.
I microbi presentano una varietà di forme di vita sbalorditiva – spiega McNeill –. Alcune di queste, dal punto di vista dell’uomo, sono della massima utilità. Per esempio: non potremmo digerire ciò che mangiamo se milioni di batteri non albergassero nel nostro apparato digerente. Una quantità piuttosto limitata di queste forme di vita ha invece a lungo interferito con i disegni e i desideri dell’uomo; facendolo ammalare o causando malattie nelle piante e negli animali di cui si ciba o si serve per lavorare.
Per millenni l’uomo ha lottato nel tentativo di prevenire e curare le malattie; ma prima del 1880 siamo riusciti solo occasionalmente a incidere sull’equilibrio tra società e microbi. Fin dalla preistoria, le civiltà hanno dovuto affrontare varie ondate epidemiche che si sono spesso protratte per molti anni. La peste, il colera, il tifo e il vaiolo sono le più note e le più devastanti. Queste epidemie hanno imperversato in Europa e nel mondo, apparendo e scomparendo con il trascorrere dei secoli. La più impressionante è stata la peste nera che ha devastato l’Europa dal 1347 al 1352, sterminando tra il 25 e il 50% della popolazione, portando con sé grandi cambiamenti nell’economia, nella geopolitica e anche nella religione.
Solo dopo gli anni Ottanta dell’Ottocento, in seguito ai lavori di Louis Pasteur (1822-95), Robert Koch (1843-1910) e molti altri, siamo riusciti, almeno in buona parte, a comprendere la funzione di microbi e insetti nella trasmissione delle malattie. I medici e le autorità sanitarie hanno acquisito un patrimonio di conoscenze sufficiente a realizzare dei cambiamenti sostanziali. Grazie alle acquisizioni della nascente microbiologia – spiega McNeill –, e ispirate all’idea di progresso, le autorità sanitarie aggredirono le malattie su diversi fronti. Questo processo ebbe inizio in Europa occidentale e negli Stati Uniti dove, nel corso del XIX secolo, la conoscenza scientifica compì grandi passi e s’impose il vangelo del progresso, secondo cui il controllo delle malattie non era solamente possibile ma doveroso». L’Inghilterra fu forse l’unico esempio di lotta vittoriosa alle malattie prima dell’avvento della batteriologia e della messa a punto di farmaci efficaci e dei vaccini. Il resto del mondo occidentale adottò una triplice risposta: «intervento sull’ambiente, consistente in svariate misure di carattere igienico, dalla lotta contro la moltiplicazione di insetti, zecche e roditori, al miglioramento delle condizioni ambientali per renderle meno favorevoli agli agenti patogeni; scoperta e produzione farmaceutica degli antibiotici; vaccinazione e misure immunologiche. In seguito a questi provvedimenti – spiega McNeill –, tra il 1880 e il 1960 l’uomo ha gradatamente preso il sopravvento sugli agenti patogeni, pervenendo così a ridurre notevolmente le malattie, favorire il rapido incremento demografico, modificare in maniera sostanziale il rapporto tra esseri umani e microbi.
Ma ancor prima dell’Ottocento l’uomo ha avuto a che fare con elementi microscopici. Carlo Cipolla nel suo ‘Contro un nemico invisibile. Epidemie e strutture sanitarie nell’Italia del Rinascimento’, sembra raccontare la storia di oggi: «Gli italiani, soprattutto al Nord, sono orgogliosi di un sistema sanitario che considerano il migliore d’Europa. Le autorità però in caso di emergenze ed epidemie pretendono un po’ troppo spesso poteri speciali, e gli stranieri sono convinti che si tratti solo di impicci burocratici escogitati apposta per vessare residenti e viaggiatori. Gli italiani ribattono che proprio per non essere accusati, gli altri europei finiscono per contagiarsi in massa. C’è una malattia che sembra imperversare in Italia ma dalla quale i Paesi vicini sembrano immuni? State sicuri: non è perché virus e batteri lì non siano arrivati, ma semplicemente perché il loro sistema sanitario meno efficiente non se ne è ancora accorto. Se non, che barano apposta, nascondendola!»
Così come negli ultimi trent’anni in Italia, anche dopo il ‘600, il sistema sanitario creato nel Rinascimento fu depotenziato per dar seguito all’ideologia per cui lo Stato non si deve intromettere troppo nella società. Per riscoprire il valore del ‘pubblico’ servirà l’arrivo del colera e oggi forse di un virus sconosciuto.

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