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Giugno - Luglio/2020 - Articoli e Inchieste
Frontiere
Riammissioni dei cittadini stranieri in Slovenia, serve chiarezza
di Fabrizio Maniago

Si accende il dibattito circa l’applicabilità dell’accordo intergovernativo del 1996. Mentre riprendono i flussi migratori, le forze dell’ordine chiedono procedure più snelle per fronteggiare il fenomeno

a grave situazione che sta colpendo Trieste, correlata alla c.d. “rotta Balcanica“ dovuta ai continui rintracci di migranti lungo il confine sloveno, apre un nuovo delicato fronte. Al fine di arginare e contrastare efficacemente l’imponente flusso migratorio in ingresso è stato di recente rispolverato un vecchio arnese, un accordo intergovernativo bilaterale firmato a Roma il 3 settembre 1996. Tale accordo prevede la riammissione dall’Italia alla Slovenia delle persone (i migranti) attraverso una procedura più snella dell’eventuale applicazione del Regolamento Dublino III. Tale procedura è stata di recente oggetto di analisi da parte dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) che, di certo, vanta tra le sue fila un pool di legali di una certa esperienza e professionalità in ordine al tema di cui si occupa. Le “rimostranze” dell’ASGI, amplificate dai media locali, declinano l’inapplicabilità dell’accordo intergovernativo alla luce di uno ius superveniens che ne inficerebbe l’efficacia in ipotesi. Il SIULP, che ha come fine primario la tutela e la salvaguardia dei lavoratori del comparto, non può non esprimere forte preoccupazione anche alla luce della recentissima declaratoria della locale Corte D’Appello che ha appena chiuso una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria, durata otto interminabili anni, scaturita appunto da una stratificazione normativa: un groviglio di regole afferenti l’immigrazione, difficilissime da applicare. Un coacervo normativo originato dalla sovrapposizione di norme di diritto interno, internazionale, europeo, da cui nel tempo sono discese circolari applicative, prassi, poste in essere alla luce del sole, che ad un certo punto sono state messe in discussione. La vicenda si è chiusa con esito fortunatamente positivo (le motivazioni peraltro sono ancora attese), ma ha lasciato sul terreno grandissima sofferenza in chi aveva sempre operato in trasparenza e con grande umanità. Pare quindi obbligatoria una netta presa di posizione pubblica da parte delle Istituzioni, che sono state peraltro anche sollecitate ad un approfondimento tecnico-giuridico da questa Segreteria Provinciale. Un approfondimento in cui non deve mancare la dotta ermeneutica di chi applica il diritto, attraverso un parere scritto che possa fugare qualsiasi dubbio sull’applicabilità, o meno, dell’accordo intergovernativo in questione. Recentemente, l’ASGI è tornata sui media a chiedere contezza delle innumerevoli istanze fatte, in merito alle quali non ha avuto risposta. Orbene, scevro da qualsivoglia approccio politico ed ideologico al tema immigrazione, che non ci appassiona se usato a fini elettorali, il SIULP triestino auspica una pronta risposta pubblica alle numerose istanze, finalizzata a cristallizzare una procedura delicata, la cui applicazione è demandata agli operatori di Polizia sul campo che con la consueta abnegazione e spirito di sacrificio devono però potersi muovere in piena serenità in questa difficile situazione che ci accompagnerà ancora per molti, molti anni. Non vorremmo mai risvegliarci in un nuovo incubo in cui tutti dicono di fare in un modo e poi sulla graticola della Giustizia siedono, come sempre, i due di coppe! Nel 1908 Filippo Turati, in un discorso tenuto presso la Camera dei Deputati, utilizzò un immagine molto pertinente a quanto si chiede oggi, definendo l’amministrazione come una “casa di vetro”. Per questo si auspica una pronta risposta che consenta di spazzare via tutte le nubi che avvolgono l’applicazione del menzionato accordo intergovernativo.

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