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giugno / luglio/2004 - Interviste
Terrorismo
La sicurezza in Vaticano
di Et. Ge.

Da oltre quattro anni le misure a salvaguardia della incolumità del pontefice e del piccolo Stato, sono affidate alla Guardia Svizzera e alla “Vigilanza”. Breve storia degli ex Corpi armati soppressi

“Quante divisioni può disporre il papa?” Questa - si dice - la domanda che Stalin rivolse durante l’incontro di Yalta a Churchill. Non si conosce la risposta, ma si suppone che sia stata condensata in una sola parola: “Nessuna”.
Ed è così, il papa non dispone di divisioni ma solo di “Corpi armati” ridotti nel numero; ha diritto di averli in quanto sovrano dello Stato della Città del Vaticano, con i suoi 440mila metri quadrati (dei quali 260mila coperti) con una lunghezza massima di metri 1.045 ed una larghezza di 850.
Come ogni nazione, il Vaticano ha la sua stazione ferroviaria, i suoi Tribunali, la sua emittente radio e tv, una farmacia, un reparto di vendita per generi alimentari e oggetti vari, il suo eliporto, eccetera.
Dicevamo dei “Corpi armati” ridotti: infatti ora sono solo due: la Guardia Svizzera e il Corpo di Vigilanza. Fu il papa Montini che, tenendo conto delle nuove situazioni e volendo sottolineare il ruolo spirituale della Chiesa, il 13 settembre 1970, con apposito documento, abolì la Guardia Nobile, la Guardia Palatina e la Gendarmeria.
Le prime due svolgevano essenzialmente un ruolo di “presenza d’onore” al papa; la Guardia Nobile rappresentava le famiglie della nobiltà papalina mentre la Guardia Palatina d’onore rappresentava essenzialmente il “popolo romano” sempre “fedele al papa”.
In quanto alla Gendarmeria, addetta alla difesa e alla conservazione dell’ordine pubblico, essa cedette il posto nel 1970 ad un’altra formazione: il “Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano”, inizialmente disarmato, ma che oggi è dotato di pistola d’ordinanza.
La “Guardia Svizzera” con un retaggio storico di cinquecento anni, ha divisa azzurra, giallo e rossa che, si dice, sia stata disegnata da Michelangelo o Raffaello; i suoi ufficiali hanno la spada, i militi invece (tutti di nazionalità svizzera, del cantone cattolico, celibi e sotto i venticinque anni) hanno come arma l’alabarda. In particolari cerimonie indossano le antiche armature di metallo. L’obbligo statutario preciso della Guardia Svizzera è “la difesa della persona del pontefice”; tuttavia svolgono anche funzioni di vigilanza agli ingressi del Vaticano, in varie sale del palazzo apostolico ed anche mansioni d’onore quando salutano i capi di Stato e di governo che vanno in udienza dal papa.
Da anni, inoltre, due o tre appartenenti alla Guardia Svizzera seguono il papa durante i suoi viaggi all’estero e vegliano sulla sua sicurezza personale insieme alla Sorveglianza a cui è preposto il commendatore Cibin, un signore alto, con i capelli bianchi che, costantemente, in Italia e all’estero, compare accanto al papa.
La Guardia Palatina d’onore aveva una divisa militare con chepì, era dotata di un fucile e si schierava in San Pietro e nella piazza nei solenni riti, lungo un trafitto del corteo papale. In determinate circostanze prestava servizio d’onore all’interno dei palazzi pontifici.
È da ricordare che durante l’occupazione nazista di Roma, il Corpo in questione... crebbe a dismisura: per salvare molti giovani dalle razzìe dei tedeschi, il papa consentì che si arruolassero, appunto, nella Guardia Palatina. Portavano un basco ed un mantello scuri e svolgevano servizio agli ingressi di alcune sale vaticane e alle porte dei palazzi extraterritoriali.
Ci si rese conto di quante erano queste giovani... reclute quando, nel marzo del 1944, sfilarono in piazza San Pietro: in quella occasione Pio XII aveva convocato il popolo di Roma nella piazza della basilica. Svolse un accorato discorso per ottenere la salvezza di Roma che già in precedenza aveva subito due terrificanti bombardamenti alleati e che ora rischiava di essere teatro dello scontro di due eserciti contrapposti.
Quando il comando nazista mise un corpo di guardia permanente ai confini vaticani sulla piazza San Pietro, alcune Guardie Palatine, senza armi ma dotate di telefono, furono fatte appostare sopra il colonnato per poter riferire, di minuto in minuto, i “movimenti” dei soldati tedeschi. Un giorno riferirono che un carro armato con tanto di svastica sulle fiancate, si era presentato sulla piazza ed aveva brandeggiato il cannone verso la basilica. solo poi si venne a sapere che la scena era stata messa a punto per una ripresa cinematografica ad uso della propaganda nazista. E non successe niente.
Il Servizio di Vigilanza, che ha sostituito la Gendarmeria, appena entrato in funzione, oltre trent’anni addietro, si diede da fare per garantire l’ordine in ogni settore dello Stato Vaticano.
Va subito detto che la giurisdizione per la salvaguardia della tranquillità e della sicurezza della piazza San Pietro, appartiene alla Polizia di Stato italiana, secondo le norme stabilite dal Concordato del 1929.
Così, se la Vigilanza arresta un mariolo sorpreso a rubare in territorio vaticano, viene sommariamente interrogato e poi consegnato, in piazza San Pietro, alle autorità italiane.
Dalle Forze dell’ordine italiane fu arrestato il turco Alì Agca pochi minuti dopo aver sparato al papa il 13 maggio 1981. Il processo, nelle sue varie fasi si svolse in Italia.
Fu, invece, celebrato in Vaticano quello relativo al tragico episodio che vide protagonista una Guardia Svizzera, che uccise a colpi di pistola il suo superiore e la relativa moglie. Questo perché il tragico evento si era consumato all’interno del Vaticano, in luogo nel quale la giurisdizione italiana non valeva. O forse perché non si voleva, con altra soluzione, dare pubblicità madornale ad un caso che presentava e presenta ancora alcune ombre...
Qualcuno si domanderà se ci sono prigioni in Vaticano. Si può rispondere così: c’erano, in un palazzo nei pressi della basilica vaticana, due stanzette adibite a carcere per ospitare magari un ladruncolo per qualche ora.
Si racconta che un giorno, l’allora monsignor Domenico Tardini, futuro segretario di Stato di papa Giovanni, volendosi allacciare una scarpa, si appoggiò al marmo di una finestrella e vide all’interno di una stanza sotterranea un giovane sdraiato su una branda. Chiese chi fosse. Gli fu risposto che si trattava di un furfante preso con le mani nel sacco nella basilica vaticana. Il prelato, che amava esprimersi in schietto dialetto romano, disse: “Trattamolo bene, si ce more quà dentro, che figura ce famo?”
È giusto porsi una domanda di attualità, in questi tempi difficili anche a causa del terrorismo: la Guardia Svizzera e il Servizio di Vigilanza si sono adeguati? Certamente sì. Svolgono un attento controllo su quanti entrano in Vaticano e nei vari uffici del palazzo apostolico e su quanti accedono nella basilica vaticana. In questo caso, come nelle udienze papali che si svolgono nella piazza, il compito principale compete ancora a Polizia di Stato e Carabinieri che, con il metal-detector, controllano uno ad uno tutti coloro che entrano nella piazza o nella basilica.
A quanto ha riferito il Comandante della Guardia Svizzera nel corso di una conferenza stampa, tutte le misure di sicurezza e di vigilanza in Vaticano sono state rafforzate una prima volta nel corso dell’Anno Santo e successivamente dopo la tragedia dell’11 settembre alle torri di New York.
Anche se in Vaticano sono avari (anzi avarissimi) di informazioni sulle misure di sicurezza in atto, c’è da ritenere che il papa, capo spirituale di oltre un miliardo di cattolici sparsi nel mondo, sia tutelato.
Così come è strettamente sorvegliata la basilica di San Pietro e i palazzi vaticani.


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