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settembre/2005 - Interviste
Terrorismo
“Resistenza irachena: organizzata per durare 10 anni”
di

In questa intervista, realizzata dall’agenzia italiana arabmonitor-info, Salah al Mukhtar,
già stretto collaboratore di Saddam Hussein,
esprime un punto di vista ovviamente di parte,
ma comunque interessante: in particolare per il suo
distacco dalle azioni del terrorismo islamico,
e in generale dalle tesi politico-religiose
degli integralisti. A Salah al Mukhtar, e ad altri
tre esponenti iracheni dell’opposizione,
nel settembre scorso è stato rifiutato il visto
di ingresso in Italia per partecipare ad un convegno


Sanaa, luglio 2005 - Quella di Salah al Mukhtar è stata per anni una delle più pugnaci voci pubbliche in Iraq durante il governo del partito Baath. Ha lavorato alla missione irachena presso le Nazioni Unite, e poi, negli anni 1990-1991, alla Lega araba come assistente del Segretario generale in qualità di responsabile delle informazioni. Negli anni 1993-1998 ha diretto il maggior quotidiano iracheno, il Gumhouriya. Dal 1999 è stato ambasciatore dell'Iraq in India, e dal 2003 nel Vietnam.
Salah al Mukhtar ha 61 anni e vive attualmente nello Yemen, ma fa notare che il suo soggiorno colà è "temporaneo", poiché è convinto che un giorno tornerà in Iraq e che sarà un Iraq governato di nuovo dal partito Baath.
L'agenzia Arabmonitor-Info ha ottento le seguenti informazioni in un'intervista con lui, che è considerato una delle personalità di più alto livello nella comunità degli emigrati iracheni.
La resistenza irachena, alla cui lotta stiamo assistendo, è stata preparata dal precedente governo, oppure si è sviluppata durante l'occupazione?
L'attuale resistenza in Iraq - per essere precisi - non è stata preparata dal governo iracheno, ma dalla direzione del partito Baath. All'inizio dell'anno 2000 il partito Baath completò l'addestramento alla lotta urbana di circa 6 milioni di cittadini iracheni, il cosiddetto Esercito al-Quds. Il presidente Saddam Hussein ne ha diretto tutta la preparazione, compreso l'immagazzinamento di circa 50 milioni di armi di grande, medio e piccolo calibro, con relative munizioni, per combattere contro l'occupazione per dieci anni. I gruppi preparati per la guerriglia urbana comprendevano, oltre alle Forze armate irachene, organizzazioni chiamate "I Feddayin di Saddam", e combattenti del partito Baath, come pure i quadri dello stesso partito. Alla luce di quanto ho detto lei può concludere che la resistenza è stata preparata principalmente dalla dirigenza politica irachena. Questa - è chiaro - per facilitare la preparazione di un apparato di guerriglia ha usato l'organizzazione governativa. Dopo l'occupazione dell'Iraq, migliaia di persone sono entrate a far parte della resistenza armata: alcune sono entrate nelle organizzazioni del partito Baath, altre hanno costituito delle organizzazioni proprie. Al momento attuale abbiamo molti gruppi differenti che lottano contro l'occupazione coloniale americana, e queste organizzazioni hanno caratteri ideologici diversi e comprendono forze progressiste, gruppi religiosi, nazionalisti, ma la organizzazione principale resta quella del partito Baath. Quanto ai legami di queste organizzazioni tra loro, posso dire che vi è una forte coordinazione e collaborazione.
Se la resistenza è stata preparata, come si spiega la proliferazione dei gruppi religiosi islamici?
Durante una guerra di liberazione è molto importante che nella lotta contro l'occupazione vengano mobilitate tutte le forze. Tutte le esperienze hanno mostrato che che quando si tratta della liberazione di un paese tutti i tipi di ideologie e di indirizzi vi prendono parte; per esempio, nel Vietnam, contro l'occupazione degli americani sono scesi in campo i buddisti. Quanto all'Iraq, noi stiamo lottando contro il più pericoloso colonialismo mai visto nella storia dell'umanità, e poiché non abbiamo aiuti dall'esterno, le circostanze hanno obbligato tutte le forze ad unirsi fra loro per garantire la liberazione dell'Iraq. Le organizzazioni islamiche stanno lottando fianco a fianco con le forze progressiste e con quelle laiche, e questo è quantomai importante e necessario per cacciare l'occupazione imperialista. Mi consenta questo punto di chiarire qualche malinteso. La faccenda dei combattenti suicidi non si limita alle organizzazioni islamiche; anche organizzazioni del partito Baath effettuano delle operazioni suicide. Questo tipo di azione è l'arma più efficiente nelle mani della resistenza irachena: essa costituisce l'arma irachena di distruzione di massa, in grado di agire come deterrente contro le forze americane che occupano il paese e di sconfiggerle. La resistenza irachena impiega armi semplici, mentre i suoi avversari hanno armamento altamente sofisticato, come caccia a reazione, carri armati, missili, e tecnologia moderna. Pertanto, le uniche armi che ha la resistenza per neutralizzare tale tipo di superiorità sono le operazioni suicide. Vorrei ricordarle che questo tipo di operazioni è stato usato anche dalle Tigri vietnamesi e tamil, come pure dalle organizzazioni palestinesi.
Quanti sono gli iracheni attivi nella resistenza?
Secondo il servizio informazioni militari del governo imposto in Iraq dagli americani il numero dei combattenti della resistenza si aggirerebbe sui 200mila come corpo principale, appoggiato da altri 200mila; ma questo numero non è esatto, perché circa 3 milioni di iracheni costituiscono la cosiddetta base militare della guerriglia, l'oceano nel quale nuotano i pesci. Lei non deve dimenticare che i sostenitori del partito Baath sono circa 6 milioni, e anche togliendone la metà restano ancora almeno 3 milioni di persone che sostengono i combattenti. Quanto al loro numero, certamente non è inferiore a 400mila uomini, ben addestrati militarmente e ideologicamente da oltre un quarto di secolo. Questo numero comprende i migliori generali dell'esercito iracheno, specialmente quelli della Guardia repubblicana.
Pare che la resistenza si sia infiltrata nella nuova organizzazione irachena della sicurezza, nel nuovo esercito e nella nuova Amministrazione.
Come ho detto all'inizio, la preparazione per la lotta sotterranea era già completata due anni prima dell'occupazione. Secondo informazioni fornite sia dalle fonti della occupazione americana che della resistenza, il servizio informazioni militari iracheno è penetrato a tutti i livelli, non solo della nuova Amministrazione imposta dalla occupazione, ma anche dei più alti comandi dell'esercito americano, perché gli americani hanno un disperato bisogno di traduttori, guide, operai, tecnici, che parlino l'arabo, ed è così che il servizio informazioni iracheno si è infiltrato nei loro ranghi. Le forze di sicurezza di recente formazione e le cosiddette "guardie nazionali" sono divenute un'ottima fonte di informazioni sugli iracheni che collaborano con gli americani e sugli americani.
Le posso assicurare che il servizio informazioni iracheno ha eseguito operazioni importantissime, e che Paul Bremer, l'amministratore coloniale americano, ha detto che le più dolorose operazioni compiute dalla resistenza irachena non sono state quelle militari ma quelle che riguardavano le informazioni. Lei deve sapere che il servizio informazioni militari della resistenza è l'originale servizio informazioni dell'Iraq, scelto fra il meglio degli ufficiali del servizio informazioni che si sono aggregati alla resistenza. Perciò, tutta l'esperienza accumulata dal servizio informazioni iracheno è stata perfettamente usata contro gli americani, e le posso assicurare che sotto la direzione della resistenza il servizio iracheno di informazioni militari ha superato la Cia.
Lei crede che Abu Musab al Zarkawi esista, ed operi in Iraq?
Su al Zarkawi non vi sono informazioni precise: alcuni dicono che egli sia stato ucciso all'inizio dell'occupazione, altri che sia stato arrestato dagli americani. Comunque, qualunque sia la storia giusta, posso dirle che quello di al Zarkawi è un fenomeno limitato, localizzato in una zona particolare ed avente un ruolo limitato. Il servizio informazioni militari americano ha l'abitudine di dire che tutte le operazioni sono opera di al Zarkawi per mostrare che quelli che in Iraq combattono contro gli americani sono degli stranieri e non degli iracheni, onde convincere la pubblica opinione americana che la guerra contro il cosiddetto "terrorismo" è giustificata. Per un altro verso gli americani vogliono svalutare il ruolo della resistenza irachena in generale e particolarmente quello del partito Baath.
I colloqui fra la resistenza e le forze americane, se esistono, avranno un qualche risultato?
L'unico fatto reale è che gli americani e la resistenza si sono scambiati alcune lettere attraverso alcuni intermediari, nelle quali da parte americana è stato chiesto che cosa la resistenza voglia esattamente. La resistenza ha risposto elencando alcune condizioni da assolversi da parte dell'occupazione americana come unico mezzo atto ad assicurare alle truppe americane un ritiro dall'Iraq senza problemi. Fra tali condizioni vi sono il rtiro totale e incondizionato dall'Iraq di tutte le Forze armate americane, l'indennizzo sia allo Stato iracheno che ai singoli iracheni dei danni sofferti, e la necessità di istituire un fondo internazionale per ricostruire l'Iraq così come era prima dell'occupazione.
Le due parti non si sono accordate perché gli americani volevano negoziare con la resistenza senza previe condizioni, mentre la resistenza insisteva sull'accoglimento delle sue condizioni prima di iniziare qualsiasi negoziato, e in sostanza sul ritiro totale e sui dettagli su come adempiere le richieste irachene.
Quale è la reazione dei governi arabo-islamici alla richiesta di Baghdad di contribuire alla lotta contro la resistenza?
La reazione dei governi arabi e islamici è caratterizzata da paura e da esitazione, perché essi vedono come le truppe americane e le altre sono state umiliate. Dice un proverbio arabo che chi niente ha, niente può dare. Così i governi arabi, come pure quelli islamici, non sono dosposti ad andare a combattere in Iraq, perché se il più forte impero del mondo è stato sconfitto ed umiliato, come possono essi fare ciò a cui l'America non è riuscita? Ma anche supponendo che qualche governo sia disposto a mandare truppe in Iraq, non le attenderebbe certo un destino diverso da quello delle forze americane.
Il rapimento dell'inviato egiziano ha una qualche giustificazione?
Coloro che hanno rapito l'ambasciatore egiziano lo hanno fatto ritenendo che l'Egitto abbia svolto in Iraq un ruolo negativo, appoggiando l'occupazione americana e dando una mano al governo fantoccio di Baghdad. La prova migliore che ne danno gli egiziani è la decisione di elevare la loro rappresentanza diplomatica al rango di ambasciata.
Il governo egiziano aveva rifiutato, prima dell'invasione, di elevare la sua rappresentanza diplomatica al livello di ambasciata. La domanda che i rapitori si sono posti è la seguente: perché mandare un ambasciatore proprio adesso? E’ evidente che il passo egiziano ha lo scopo di incoraggiare altre nazioni a mandare ambasciatori in Iraq, il che significa che l’Egitto intende attribuire carattere di legittimità al governo imposto dalla occupazione. Essi sono giunti alla conclusione che per arrestare il processo di legittimizzazione del governo fantoccio dovevano usare qualcosa di insolito come mezzo deterrente. Io credo che il messaggio degli assassini sia questo.
Lei ritiene che il governo Jaafari riuscirà a far processare la dirigenza irachena deposta con la forza?
Questo dipende da quel che decideranno gli americani, perché chi ha le carte effettivamente in mano in Irak non è il governo Jaafari, ma l'occupazione americana. Se il governo degli Stati Uniti prende una decisione, Jaafari obbedirà agli ordini degli americani, nonostante il fatto che l'intero processo sia illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Io credo che il montare questo processo sia una tattica per indurre la resistenza irachena a non insistere sulle sue condizioni ed a cessare i suoi attacchi, o almeno a ridurne l'entità.
Come possono i punti di vista iracheni sciiti, quelli dell'occupazione americana, ed i progetti curdi, operare insieme per creare una entità indipendente?
Il principale obiettivo degli Stati Uniti in Iraq è quello dei trasformare l'Iraq da uno Stato forte ed unito in uno Stato debole. A tale scopo essi devono incoraggiare ogni genere di conflitti e di disordini, sulla base delle sette e dei legami etnici. Perciò agli Stati Uniti non interessa armonizzare i differenti punti di vista, ma - al contrario - essi operano secondo un vecchio piano, che è il piano americano-israeliano di dividere l'Iraq in tre piccole entità. E’ perciò loro necessario continuare a tenere tutte le fazioni in lotta l'una contro l'altra onde prepararsi la strada per giungere al controllo totale sull'Iraq.
Secondo lei, le autorità irachene riusciranno a redigere una Costituzione?
Redigere una Costituzione è molto facile, ma la cosa difficile per Jaafari sarà come fare poi a rendere operante ed imporre quella Costituzione in tempi nei quali chi è più potente in Iraq è la resistenza.
Chi sono i musulmani sunniti che sono entrati a far parte del comitato che deve redigere la Costituzione?
Sono uno scarso numero di cittadini senza alcun peso né alcun ruolo effettivo in Iraq. Per ciò che riguarda la lotta in Iraq essi non sono nessuno. Sunniti, sciiti e curdi sono le serve-tuttofare della Cia, e la loro importanza è limitata nel tempo, perché l'Iraq è una nazione unica, uno Stato unico, ed un destino unico, e questo fatto nessuno lo può cambiare.
Lei pensa che ci sia qualche probabilità che il partito Baath torni in futuro ad operare ufficialmente in Iraq come Baath?
Se lei domanda se il partito Baath si associerà al cosiddetto "processo politico" sotto l'occupazione, posso asicurarle che a questo processo il partito Baath non si associerà mai. Ma se lei domanda se il partito Baath tornerà al potere o no, io le dico che vi tornerà, perché sul campo di battaglia esso sta avendo la meglio: osservi lo sviluppo della lotta armata e della resistenza irachena, e concluderà che chiunque ha il controllo del territorio dell'Iraq lo governerà in futuro.
(http://www.uruknet.info/?p=m14074)

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