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Marzo-Aprile/2014 - Analisi
L'Analisi
In vista delle europee
di Salvatore Palidda - Università di Genova

Dopo lo sterminio fascista e nazista degli ebrei ma anche dei rom, sinti o “zingari”, comunisti, semplici antinazisti, omosessuali, e persino disabili, e dopo la carneficina della seconda guerra mondiale, tutti giurarono “mai più”. Un giuramento che purtroppo è stato ripetuto centinaia di volte per scongiurare ogni orribile fatto che invece ha continuato a ripetersi e probabilmente si ripeterà. Non ci scordiamo la “pulizia etnica nei Balcani” e i diversi massacri che ancora si ripetono e di cui nessun paese europeo e della Nato (e neanche il Vaticano) è stato in parte responsabile. Se è vero che dal 1945 i Paesi dell’Europa occidentale hanno evitato le guerre fra loro non è forse perché l’hanno esternalizzata nei Paesi terzi? Allora che bilancio si può fare della costruzione europea iniziata nel 1957? Limitiamoci agli aspetti principali.
Purtroppo, tale processo nasce e continua sino ad oggi dominato dalle logiche economiche e quindi inevitabilmente dai principali gruppi d’interesse, peraltro spesso in conflitto o competizione fra loro. Quanto stiamo pagando con “lacrime e sangue” e anche suicidi, in particolare dall’inizio della crisi nel 2008, è abbastanza noto. Ma le autorità europee e nazionali non dicono di chi è la responsabilità di tutto ciò. Non riconoscono che questa crisi, e in particolare il debito pubblico, sono innanzitutto il prodotto della corruzione, del malaffare, di governi di destra, di centro e di sinistra che hanno prediletto i gruppi di interesse, le banche, il clientelismo e la corruzione dei loro elettori. Alla fine della guerra a tutti i popoli europei fu chiesto (e anche imposto con la forza) ogni sacrifico per la ricostruzione. Decine e decine di migliaia furono i morti sul lavoro o a causa delle malattie contratte durante le diverse attività o a causa dell’inquinamento del territorio. La devastazione dell’ambiente fu totalmente incontrollata e i disastri sanitari e ambientali furono continui e ancora oggi non si finisce più di pagarne le conseguenze e la ripetizione. Ma poi si arrivò al boom economico e la maggioranza della popolazione fu “ubriacata” dal consumismo e dalle tv-spazzatura. Intanto i grandi euroburocrati non furono capaci e ancora oggi non sono capaci di realizzare le vere opere che sarebbero state e sono necessaria per l’Europa: un unico sistema di trasporto ferroviario, marittimo e aereo, un unico ed efficiente sistema sanitario, un unico ed efficace sistema scolastico, un unico sistema di servizi socio-sanitari e di trattamento delle povertà e delle marginalità, un controllo democratico efficace e rigoroso delle banche, dei circuiti finanziari, delle delocalizzazioni delle diverse attività ed esportazioni di capitali nei Paesi terzi e quindi un unico sistema di prevenzione e repressione della corruzione, dell’evasione fiscale, insieme a programmi di continua prevenzione e risanamento delle economie sommerse (che sono la causa del lavoro nero, delle neo-schiavitù e della riproduzione della domanda di immigrazione irregolare usata per ricattare e imporre remunerazioni di fame e condizioni di lavoro pericolose sia agli immigrati regolari che gli stessi cittadini europei).
Come mai i Parlamenti europei e le Commissione dell’Ue che si sono succeduti non hanno fatto nulla di tutto ciò? Non è pazzesco che in quarant’anni nessuno abbia pensato a controllare imprese, banche e uomini d’affari (e tanti magliari), non solo italiani, che hanno avuto pieno libero arbitrio nello spostare le loro attività e capitali, spesso dopo aver avuto finanziamenti pubblici? Chi ha fatto sì che le diverse agenzie di controllo (ispettorati del lavoro, ispettorati Asl, Inail Protezione Civile, Rls, Rlst ecc.) siano stati ridotti all’impotenza e a “quattro gatti” che riescono a svolgere ben poca o quasi nulla prevenzione né controlli o che a volte sono stati alla mercé della corruzione? E chi ha fatto sì che le Polizie nazionali e locali non abbiano prestato la necessaria attenzione alla corruzione e ai reati ai danni della salute pubblica e dell’ambiente, alla riproduzione delle economie sommerse? A chi è servita la “distrazione di massa” che ha esasperato gli allarmismi contro i comodi nemici di turno (tossicodipendenti, marginali, rom o “zingari”, immigrati clandestini o presunti terroristi e delinquentelli di strada)? Quanti sono, non solo in Italia, ma anche negli altri ricchi Paesi europei le vittime (cittadini e immigrati) di usura, di supersfuttamento e neo-schiavitù e dei disastri sanitari e ambientali innanzitutto perché senza protezione, senza speranza di regolarizzazione della loro condizione lavorativa? Queste non sono forse insicurezze e vittime che meriterebbero l’attenzione e la protezione delle agenzie di controllo, delle Polizie e dell’Autorità giudiziaria?
Allora che cosa ha fatto l’Unione europea per quantomeno frenare questo andazzo? I documenti e le direttive dell’Ue sono spesso pieni di buoni propositi, ma vedi caso nei fatti tutto ciò non si traduce in nulla di efficace e benefico per la popolazione; come la Costituzione italiana, che resta la più democratica, quello che c’è di buono rimane sempre poco applicato. E come se non bastasse, ci sono anche tanti euroburocrati solerti che operano per favorire i soggetti economici più forti o per lasciar loro la libertà di agire in pieno libero arbitrio (basti pensare ai gruppi finanziari, alle grandi firme che realizzano i loro profitti e affari altrove, spesso praticando in piena impunità la frode comunitaria e l’uso dei paradisi fiscali). Ovviamente parte di tutto ciò diventa facile argomento agitato dai cosiddetti euroscettici, ma vedi caso fra questi ci sono anche quelli che auspicano ancora più confusione per fare i loro interessi privati (sono spesso i soliti noti che non vogliono pagare tasse e fare sempre più profitti a danno di tutti, come quelli che gridano contro “Roma ladrona” e gli immigrati, ma poi usano questi come neo-schiavi).
Chiunque abbia un minimo di buon senso capisce benissimo che è assurdo essere contro l’Europa e l’euro. Il vero problema è come fare per democratizzare seriamente l’Unione europea, come fare per avere un Parlamento europeo che abbia effettivo potere politico e quindi esprima e controlli un governo politico dell’Europa, come fare per avere un’unica Polizia europea effettivamente democratica, un unico sistema di agenzie di controllo, un unico sistema di amministrazione della giustizia, ovviamente nel quadro di un’Europa federale. Purtroppo, in particolare dal 1990 in poi i popoli europei (e non solo quello italiano) sono stati in gran parte “narcotizzati”, resi incapaci di pensare e agire per partecipare attivamente alla vita politica che è stata privatizzata dalle gerarchie o dai padroni dei vari partiti o gruppi politici. In realtà, siamo ridotti a non poter incidere quasi in nulla sulle scelte politiche, economiche e sociali. Tutti i partiti e i politicanti straparlano di libertà e democrazia, ma tutti o quasi se ne sono accaparrati a loro uso e consumo, negandone l’accesso alla stragrande maggioranza della popolazione. Siamo al trionfo dei capi carismatici, dei padri-padroni, a volte con il piglio postmoderno.
Spiace, ma non è possibile non essere scettici quantomeno a breve scadenza. Forse l’unica speranza è di cercare di ricostruire dal basso, dove si lavora e si vive, delle pratiche e relazioni oneste, trasparenti e soprattutto nel rispetto della res pubblica, quindi dei diritti di tutti a cominciare dalla protezione dei diritti di chi lavora, della salute e l’ambiente che sono essenziali per il futuro dei giovani e della società tutta.

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