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giugno/2001 - Interviste
1981-2001
Troppi sindacati
di Salvatore Pilidda

Da parecchi anni chi si occupa di polizie e di sicurezza è abituato a sentire discorsi sulla non applicazione della Riforma dell’81, sulla sua applicazione deformata, sullo stravolgimento o persino sull’esito definitivamente negativo di questa che fu la vittoria postuma inseguita per tanti anni da quello straordinario e grandioso Movimento democratico dei poliziotti di ogni grado degli anni ’70. Rifare di nuovo il bilancio di questi venti anni è diventato noioso. Soffermiamoci invece su alcune cose che penso possono essere considerate effettivamente essenziali. La Riforma doveva avere due obiettivi principali: la modernizzazione e la democratizzazione della Polizia di Stato ma anche del governo della sicurezza. Per quanto riguarda il primo obiettivo si può constatare che sicuramente tanta modernizzazione è stata realizzata innanzi tutto grazie al generoso impegno della maggioranza dei giovani operatori di ogni grado e in particolare grazie proprio a quelli che tanti rischi avevano assunto nella lotta per la Riforma. Tuttavia, se si ha onestà, bisogna riconoscere che i risultati sono piuttosto deludenti e in parte catastrofici: da un lato alcuni aspetti della struttura e del funzionamento dell’organizzazione, della gestione non sono stati per nulla modernizzati (si pensi a come funzionano ancora oggi le questure e ai rapporti tra periferia e centro, ai carichi burocratici, ecc.); è infatti mancata la vera innovazione necessaria cioè quella nel “management” dell’istituzione Polizia e di quello che oggi chiamiamo Comparto Sicurezza. Infatti “management” significa innanzi tutto comunicazione efficace e tempestiva e razionalizzazione delle risorse umane e materiali. Invece la gestione della modernizzazione è stata sin troppo sfacciatamente all’insegna dello spreco, delle inutili sovrapposizioni di strutture, mezzi, competenze, ecc. E’ noto a tutti che certe innovazioni tecnologiche ma anche il rinnovamento del parco dei mezzi di ogni tipo non sono certo stati realizzati all’insegna della razionalità e dell’equilibrio costi-benefici e ancora meno all’insegna della trasparenza. Perché peraltro non c’è stato effettivo rinnovamento della formazione professionale in stretto rapporto con la modernizzazione delle strutture e dei mezzi? Perché per fare anche banali statistiche o relazioni nelle questure non sono stati riqualificati tanti impiegati civili che a volte non sanno che fare? Perché ci si ostina nella duplicazione e sovrapposizione di competenze, strutture e mezzi anche nel banale controllo del territorio per cui è impossibile capire perché debba essere indispensabile avere tante centrali operative, pattuglie appartenenti a diverse Forze, ecc., ecc.? Insomma perché siamo il paese che in proporzione ha più operatori delle polizie, spende di più per la sicurezza ma in cui ci si lamenta sempre che le polizie fanno troppo poco? Altro che storie di sprechi nelle scorte! Le questioni stanno a monte, stanno cioè nella stessa concezione della modernizzazione e della sua gestione, nella subordinazione al volere di potenti particolarismi che da sempre imperano in particolare nelle Forze di polizia e rispetto a cui le autorità politiche non sanno far altro che genuflettersi soprattutto in periodi di perdita d’autorità. Ma tutto ciò si spiega meglio quando si constata che non c’è affatto stata democratizzazione delle polizie e del governo della sicurezza, non solo perché non c’è mai stata e non c’è trasparenza. E’ vero che oggi i vertici delle polizie sono meno inaccessibili, parlano anche con i comuni mortali, ma è anche vero che prediligono rapporti con gli organi d’informazione o con ogni parlamentare soprattutto quando non si affrontano le questioni cruciali, quando cioè si chiacchiera con incompetenti o con compiacenti. Ma tutto ciò si spiega anche con un fatto che segna forse la più grande sconfitta e il più grande dolore per i democratici che si batterono tanto per la Riforma: l’assurda proliferazione dei sindacati di Polizia! Perché tanti democratici sono dispersi in un così incredibile numero di organizzazioni sindacali? Sappiamo che le differenze che inducono a iscriversi ad uno o all’altro sindacato sono spesso inesistenti se non inconsistenti. In ogni caso, è sin troppo palese che tale proliferazione non ha certo migliorato le condizioni per il raggiungimento di quegli obiettivi a cui ogni lavoratore democratico del comparto sicurezza aspira. Allora perché tante divisioni? Perché sempre nuove querelles, competizioni e concorrenze scatenate a volte con modalità poco dignitose? A chi serve tanta divisione? Tutti sanno che da sempre il potere divide per meglio imperare e trova sempre occasioni e personaggi utili per realizzare questo suo obiettivo. Ma ora le polemiche a che servono? Non è forse arrivato il momento di riflettere seriamente a come poter riunire tutti i democratici più o meno sparpagliati nei vari sindacati in un processo di unificazione? Perché non facciamo di questo ventesimo anniversario della Riforma l’occasione quantomeno per cominciare a riflettere insieme su come fare per ritrovare la strada dell’unità. Ovviamente non si tratta qui subito di strappare tessere e annullare deleghe, ma di cominciare a ricostruire l’intelligenza di attori democratici. Si tratta di prendere un preciso impegno per un processo di unificazione sindacale (sicuramente di durata più o meno lunga) perché non si può più assistere nella passiva impotenza alla proliferazione delle divisioni, ma anche perché la posta in gioco diventa sempre più importante.
La società italiana e la Polizia insieme ad essa sono confrontati a mutamenti profondi che vanno ben al di là delle scadenze elettorali. I cosiddetti problemi di insicurezza e di governo della sicurezza non si possono più affrontare alla meno peggio, seguendo l’andazzo quotidiano. Sicurezza e Polizia si possono coniugare con il rispetto dei principi democratici che significano innanzi tutto rispetto dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani davanti alla legge, quindi lotta comune per l’uguaglianza e per il bene di tutta l’umanità. Oggi più che mai la Polizia svolge un ruolo decisivo non solo nella lotta alla criminalità e alle effettive minacce alla società, ma come uno dei principali attori sociali che deve essere garante del futuro democratico. La sicurezza non può essere la difesa dei privilegi di alcuni cittadini a danno di tanti altri spesso relegati al rango di non-cittadini o persino non-persone. La vera sicurezza sta in una piena collaborazione tra tutti i membri di una società -qualunque sia la loro condizione sociale e giuridica- e le Forze di polizia e dell’amministrazione della giustizia. Se la Polizia abbandona la prospettiva democratica e diventa solo il braccio armato di cittadini privilegiati contro i più deboli si prepara solo la guerra sociale. Non si possono quindi assecondare le pressioni di chi vuole una Polizia che fa solo arresti (a volte clamorosamente sconfessati dall’Autorità giudiziaria) e trascura la vera prevenzione e la vera pacifica collaborazione con i membri della società. Non si può assistere impotenti al dilagare di episodi di discriminazioni, di violenze, di abusi che umiliano l’attaccamento ai principi democratici della maggioranza dei lavoratori della Polizia. E non si può subire le disuguaglianze troppo crescenti tra operatori che lavorano e chi invece resta imboscato, tra chi è costretto a volte a sacrifici d’altri tempi e chi invece gode i benefici di vecchi e nuovi nepotismi, di sprechi, di discriminazioni da parte di certi dirigenti che pensano di restaurare vecchi sistemi. La necessità di una indispensabile trasparenza nella gestione del personale, delle risorse e delle scelte operative che hanno impatto sociale e politico è irrinunciabile. La posta in gioco è la razionalizzazione democratica del comparto e del governo della sicurezza. Ecco il motivo per promuovere l’unità di tutti i democratici sparsi nei vari sindacati della Polizia di Stato. Che ci si incontri a livello locale e che si prepari un grande incontro nazionale per far avanzare questo processo.
Salvatore Palidda - Sociologo

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