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Gennaio/2006 - La 'nera' al microscopio
L'opinione dell'avv. Nino Marazzita
Due ragazze e un omicidio
di a cura di Ettore Gerardi

A Foggia due amiche uccisero una loro
coetanea, senza
apparenti motivi. Dopo
il rinvio per Cassazione
la nuova sentenza
con riduzione della
condanna


A distanza di sette anni dal delitto di Foggia (che vide l’uccisione di Nadia Roccia per mano di due amichette) dopo due sentenze, in Corte d’Assise e in Assise d’Appello, e il nuovo processo – deciso dalla Cassazione – le due ragazze sono state condannate a 21 anni di reclusione.
Qual è il suo giudizio su questa vicenda?
Ricordiamo che nel 1998, la Corte d’Assise di Foggia aveva condannato le due ragazze assassine, alla pena dell’ergastolo. In secondo grado, invece, la sentenza di secondo grado e della Corte d’Assise di appello di Bari del 22 maggio 2001 riformò la sentenza dell’ergastolo, quella di primo grado, e condannò (concedendo le attenuanti generiche) le ragazze alla pena di anni 25.
Poi ci fu il ricorso per Cassazione. La Cassazione annullò con rinvio. Vediamo il motivo perché la Cassazione l’annullò. Secondo la Suprema Corte non era stata abbastanza motivata perché era stato considerato sussistente l’aggravante dell’aver adoperato sevizie ed aver agito con crudeltà verso la ragazza uccisa. E quindi ha annullato rinviando di nuovo in grado di Assise d’appello nel secondo grado.
Il problema era che le presunte sevizie, non si capiva se erano state inflitte prima della morte (e in questo caso certamente la sussistenza era l’aggravante) o viceversa le sevizie, la crudeltà era stata usata dopo che la ragazza era stata uccisa. Però in quest’ultima ipotesi le sevizie non sussistono giacché devono precedere la morte per costituire una aggravante. Quindi la Corte d’Assise d’Appello di Bari che l’ha rivalutata, dopo l’annullamento della Cassazione, ha ritenuto che non c’era l’aggravante delle sevizie e della crudeltà, ed ha ridotto la pena di quattro anni rispetto ai venticinque anni che le due imputate avevano avuto prima.
Il sistema penale oggi è un sistema che offre molte garanzie e questo del processo alle due ragazze è tipico di una serie di garanzie perché se il giudice di primo grado dà l’ergastolo a persone molto giovani, incensurate, questo è un eccesso, perché così facendo si limita la possibilità di uscire a persone che sono appena maggiorenni. Se queste due ragazze avessero compiuto il fatto alcuni mesi prima, avrebbero avuto un trattamento notevolmente più generoso. La sentenza di primo grado aveva sicuramente ecceduto nell’irrogare la massima pena dell’ergastolo. Poi la Corte d’Assise d’Appello aveva rivisto con maggiore senso dell’equilibrio e con maggiore rispetto delle personalità, in senso lato: la giovinezza e l’elemento fondamentale nella valutazione della personalità e perciò avevano ridotto la pena concedendo le attenuanti generiche. Tuttavia aveva commesso un errore tecnico. Quello della non adeguata motivazione sull’aggravante delle sevizie e della crudeltà, perché non avevano con chiarezza capito e, quindi, scritto, se i comportamenti crudeli erano avvenuti prima o dopo la morte di Nadia Roccia. La Corte d’Assise d’Appello, alla quale il processo era ritornato per questo difetto riscontrato dalla Cassazione, ha valutato che queste sevizie non c’erano dal momento che erano avvenute dopo la morte. Come vedi, tutto questo dà un segnale preciso di un sistema di meccanismo giudiziario perfetto, che tende a correggersi proprio attraverso i vari gradi di giudizio.
L’unico guaio qual è? E’ che l’omicidio è stato commesso nel 1998 e si è arrivati all’ultima sentenza dopo molti anni.
Per fare un esempio: spesso accade che un ragazzo commette un fatto molto grave, un delitto medio o grave a diciotto anni, poi spesso per meccanismi che sarebbero meccanismi sostanzialmente di controllo e di garanzia, diventano meccanismi perversi per il tempo che trascorre. Spesso questo tempo è ancora più lento di quello che riguarda il caso di cui stiamo parlando; e quindi un ragazzo viene condannato a diciotto anni per un determinato reato, la pena viene eseguita quando ne ha ventotto, trenta, allora finisce che la sentenza, la pena, la sanzione colpiscono una persona che è profondamente cambiata. Quindi ecco perché la sentenza è iniqua anche se tecnicamente perfetta.
In questo campo l’esperienza di un direttore di carcere, è un’esperienza preziosa, perché è un osservatore delle persone, nei vari momenti dell’esecuzione della pena. Quindi quello che diceva un grande studioso della materia, Marcello Buonamano (che tu conoscevi bene), il quale sosteneva che “qualunque sia la gravità della colpa, la pena è sempre ingiusta” è profondamente vero. La pena ha un significato se è finalizzata ad un effettivo trattamento che induca la persona che ha commesso il reato a redimersi. La pena ha anche, ovviamente, una connotazione di afflizione, ma sulla attuazione poi deve prevalere, o comunque contare, anche il dato dell’afflizione, la redenzione, il reinserimento nel mondo del lavoro, nel mondo civile. Quando la pena non è finalizzata a questo reinserimento del condannato è sempre una pena ingiusta.
Marcello Buonamano diceva qualcosa che era frutto, naturalmente di intelligenza, ma anche di esperienza fatta sul campo, nei lungi anni in cui ha diretto istituti di pena in Italia.
Qualcuno ha sostenuto che sarebbe opportuno modificare i limiti alla maggiore età. Che ne pensi?
Io credo che quel limite (i diciotto anni) non debba essere toccato. La nostra è una società che si sviluppa in un modo talmente veloce sul piano tecnologico. E’ una vita che corre più veloce dei tempi che sarebbero necessari, questo non fa migliorare la capacità di maturazione. Spesso, addirittura, la ritarda.Alcune volte c’è una maturazione scompensata, c’è una ipermaturazione in alcuni campi, c’è una maturazione equivalente a zero in altri. Sono contrario, ripeto, all’eventualità di mutare il limite della maggiore età. Vorrei ancora aggiungere che per quanto riguarda i processi dei minorenni (da quattordici a diciotto anni) credo che il Tribunale per i minorenni debba essere sempre più attento, più sensibile a coniugare la pena, come afflizione, con il reinserimento del minorenne nel mondo civile, nel mondo del lavoro. Sotto questo aspetto mi sembra che funzioni bene il sistema penale.
I Centri di Osservazione per minorenni sono stati previsti e realizzati proprio per evitare che questi minorenni permangano nella struttura carceraria che notoriamente è l’accademia del delitto, proprio perché manca quel trattamento del detenuto che lo dovrebbe portare a capire l’errore che ha fatto, migliorarsi ed essere pronto al completo reinserimento. Siccome tutto questo manca, allora è bene che, soprattutto i minori, vengano sottratti a questa accademia del delitto e portati in questi Centri di Osservazione .
Questi Centri, come tutte le cose, possono essere migliorati perché anche li potrebbe, teoricamente, paradossalmente, crearsi un centro di accademia del delitto. Il rischio però è di gran lunga minore rispetto al carcere.

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