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Aprile/2006 - L'angolo del 'giallo'
Chi ha rubato la fisarmonica?
di Simona Mammano

L’ultimo romanzo di Valerio Varesi, vede
il commissario Soneri indagare su un banale
furto e poi su un omicidio


Parma, città immersa nella calura estiva resa ancora più insopportabile dall’aria densa di umidità, che solo la pianura padana sa regalare. Sembra stia arrivando un temporale, ma che sollievo potrà mai dare, dura pochi minuti per aumentare poi l’afa all’inverosimile. Dove è finita la nebbia che avvolge la sua città come in un manto, rendendola silenziosa e magica? - si chiede il commissario Soneri nell’ultimo romanzo di Valerio Varesi (A mani vuote, Frassinelli, 2006, pp. 237, 15 e). Non è solo il tempo che infastidisce Soneri, ma anche la sensazione che lontano dai contorni sfumati che la nebbia rende misteriosi, lo scenario cambi a tal punto da coinvolgere anche le persone che lo abitano.
Qualcuno ha rubato la sua vecchia fisarmonica a Gondo, figura divenuta ormai popolare perché la suona davanti al teatro Regio, dove cantanti famosi scendono prima dello spettacolo per intonare un’aria, accompagnati dalla sua musica. Gira voce che porti fortuna e si sa quanto il mondo dello spettacolo sia superstizioso. Gondo è al suo posto, davanti al teatro, con l’aria smarrita, lo sguardo fisso nel vuoto. A Soneri balbetta che non esiste più musica senza la sua vecchia fisarmonica. Testimoni raccontano che due persone si sono avvicinate alle spalle di Gondo e, dopo avergli brevemente detto qualcosa, gli hanno portato via lo strumento dalle mani. Ma che senso ha tutto questo? Presto Soneri viene avvisato che in un appartamento è stato trovato il cadavere di un uomo, Galluzzo, che prima di morire è stato picchiato. Magistrato, Scientifica e indizi che conducono a un usuraio della zona, Roger, la cui attività la polizia non era mai riuscita a dimostrare, nelle passate indagini.
All’improvviso una volante sfreccia in sirena davanti a Soneri, la centrale operativa, su sua richiesta, gli comunica che in Oltretorrente gli appartenenti a un centro sociale hanno incendiato un palazzo occupato. Il commissario ricorda i racconti degli anziani su quel quartiere. Nel periodo della Resistenza era il più attivo, si dice che i fascisti dovevano dimostrare il loro coraggio di appartenenza attraversandolo e cantando Giovinezza. Era difficile passarlo indenni.
Soneri si domanda se quello sia una sorta di rigurgito dell’impegno politico della sua città. Invece vi trova quattro scalmanati che stanno per essere arrestati, ma il suo sguardo è attirato dallo striscione artigianale che ancora pende dal terrazzo dove si legge: “No alla città dei padroni”. I padroni, riflette Soneri, gli incravattati che lavorano nell’ombra, moltiplicando denaro per le richieste sempre più urgenti di chi vive di vanità. I commercianti, i proprietari di aziende si indebitano con le banche, queste non rinnovano il credito e ci si rivolge a persone amichevoli, che in maniera rassicurante, propongono facili soluzioni. E’ il sottile e difficile mondo dell’usura quello che il commissario si trova a percorrere indagando sulla morte di Galluzzo.
Quella dell’autore è una scrittura che sa entrare nel profondo, che dà potenza e risalto a quello che si legge tra le righe, al non espresso. E’ questa giusta alternanza tra detto e non detto, tra lingua raffinata e lingua popolare, che fanno di Varesi un autore cha sa raccontare i mutamenti sociali.
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Parma, isola (poco) felice

Soneri soffre per una società che cambia e trasforma la sua percezione del mondo sia come uomo che come investigatore. Qual è il cambiamento che lo fa sentire così impotente?
Ci sono città che pensano, o si ostinano a pensare, di essere “isole felici”, mondi a parte appena sfiorati dalla malavita o dal malessere sociale.
A parte le metropoli come Milano, dove i delinquenti sono ormai una presenza a cui tutti si sono rassegnati, gli altri centri della pianura padana si sentono immuni dal fenomeno. Così non è purtroppo.
E’ la lenta, progressiva, infiltrazione della malavita nel mondo economico, nella giugulare dove pulsa il benessere di cui si parlava. Lo fa investendo, comprando, inserendosi direttamente nel tessuto produttivo.
E’ quel che succede anche a Parma, scenario del romanzo “A mani vuote”.
La città dove lavora il commissario Soneri, diventa quasi un simbolo del nord ricco e stanco, appagato e impigrito.
E questo è l’altro elemento portante del libro: una società ormai giunta alla pinguedine del benessere che si ritrova fortemente debilitata sul piano etico e pertanto molto permeabile.
Dinastie industriali ormai alla terza o quarta generazione che non hanno più voglia di mettersi in gioco e preferiscono vendere le loro aziende investendo in altre attività, prima fra tutte la rendita immobiliare.
Una stanchezza da fine corsa che trova nei nuovi investitori lo sbocco naturale, al punto che aziende di famiglia vengono acquistate da prestanome insospettabili che agiscono per conto di personaggi persi nell’ombra di società fantasma governate secondo il metodo delle “scatole cinesi”.
Soneri alza il velo su questo scenario poco rassicurante scoprendo la malattia all’opera.
Ma non potrà fare granché perché l’antidoto da somministrare non è tra i poteri di un semplice commissario della provincia ricca italiana.
(Intervista a cura di Simona Mammano)

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