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Luglio-Agosto/2006 - La 'nera' al microscopio
La ballerina venuta dall'Est
di a cura di Ettore Gerardi

Vent’anni addietro la polacca Katharina
Miroslawa fu accusata, processata
e condannata per l’omicidio dell’amante,
l’industriale Carlo Mazza di Parma


Katharina Miroslawa, qualche tempo addietro ha ricevuto la Cresima, nel carcere di Venezia: che ne pensi?

Debbo dire che l’ultima volta che l’ho vista, risale ad alcuni mesi fa, nel carcere della Giudecca, a Venezia e devo dire che effettivamente mi sembra molto spontanea, molto vera, questa sua decisione. Lei è una persona piuttosto schietta, trasparente nella sostanza, non credo che lo abbia fatto strumentalmente, mi pare che sia una acquisizione della fede assolutamente spontanea.
Io ho avuto un notevole problema per Katharina Miroslawa, che è stato quello di non aver fatto personalmente la richiesta di revisione del processo, che era stata avanzata da un altro legale: questa revisione non ha avuto un esito favorevole; io mi sono limitato ad impugnare per Cassazione il diniego della revisione.
In verità, seppure la sentenza sulla revisione appare ed è formalmente un diniego, lascia una porta aperta, perché riconosce che le prove nuove ci sono e che tali prove nuove sono anche utili per dar luogo ad un processo di revisione. La Cassazione, ritengo anche giustamente, si è soffermata su un aspetto formale, motivando la sentenza di diniego con la non utilizzazione degli atti (ricercati dall’altro difensore) per un difetto di forma.Ora l’operazione che sto facendo io: è quella di cercare di reintrodurre nella nuova richiesta di revisione, di reintrodurre le prove che sono state già trovate, acquisite in una forma che sia corretta e processualmente valida. Su questa base credo che effettivamente poi ci siano molte probabilità per ottenere un processo di revisione.

Ma non ci sono solo questi elementi nuovi?

Sì, non solo ci sono prove nuove e convincenti, secondo me, ma lo stesso iter dei processi di merito , è un iter piuttosto particolare, perché la Miroslawa, in Corte d’Assise è stata assolta, quindi, evidentemente se una Corte d’Assise aveva ritenuto insufficienti le prove, evidentemente una colpevolezza così netta, così chiara, al di là di ogni ragionevole dubbio, come dicono gli americani, evidentemente non c’è.
Se per esempio fosse stata  in vigore, allora, la legge della inappellabilità della sentenza di assoluzione, effettivamente oggi, la Miroslawa, sarebbe già libera, non si troverebbe alla Giudecca e quindi non avrebbe dovuto scontare questi anni di carcere fino a quando ci sarà, se ci si riuscirà, ad ottenere una assoluzione in sede di revisone.

Chi è Katharina Miroslawa?

Katharina Miroslawa è stata ed è tutt’ora una donna bellissima, di grande avvenenza.Nel momento del suo splendore fisico, che è quello dei vent’anni, era una donna capace di far innamorare di sé qualunque uomo. E di lei erano innamorati il marito e il cosiddetto amante Mazza, ai danni del quale poi si sarebbe consumato l’omicidio per poi avere il beneficio di una polizza che equivaleva quasi ad un miliardo di vecchie lire.
Di lei si sono innamorati poi successivamente altri uomini. Lei ha avuto un uomo che però adesso l’ha lasciata mentre era in carcere. Era una persona che manteneva contatti con il mio studio. Era l’unico. Questo uomo è un commerciante di mobili.

Il marito ed il fratello, che erano coimputati con lei, che personaggi erano?

Il marito era un uomo che pendeva dalle sue labbra, e forse questo ha insospettito molti giudici. In realtà il marito era molto innamorato, ma allo stesso tempo era molto attaccato al danaro.
Aveva bisogno di molto danaro. Quindi è credibile la versione che dà Katharina e che condivido, secondo cui il marito aveva organizzato una rapina ai danni di Mazza e poi questa rapina si era trasformata in un omicidio.
Non ti so dire se ci poteva essere una connotazione di gelosia, perché il marito era geloso dell’amante della moglie. Questa è una mia osservazione, che resta tale.
Per quanto riguarda il fratello, credo che lui abbia dato un “aiuto”. Io sostengo che il supporto che aveva dato al marito di Katharina era per la rapina che avevano ideato ed organizzato loro, e che Katharina non ne era al corrente.
L’avvocato che mi sta dando un supporto è il senatore Antonio Di Pietro, che ha preso a cuore questa pratica perché è convinto della innocenza della Miroslawa.
________________
Gli otto anni di latitanza

Carcere femminile di Venezia, 6 giugno di quest’anno. Una Cresima dietro le sbarre, alla presenza di ottanta detenute. Il cresimante è il patriarca di Venezia cardinale Marco Cé.
La cresimata? Katharina Miroslawa, una ballerina polacca protagonista del famoso “giallo di Parma” che appassionò l’Italia nella seconda metà degli anni Ottanta.
Torniamo a quegli anni. Il 9 febbraio 1986, a Parma, fu rinvenuto cadavere nella sua automobile, l’industriale Carlo Mazza di 52 anni. La morte era stata causata da due colpi di pistola sparati a breve distanza. Le indagini appurarono che, un anno prima, la Miroslawa era divenuta l’amante dell’industriale (l’aveva conosciuta in un night di Modena). Un amore travolgente e totale al punto che Mazza sottoscrisse una polizza di assicurazione sulla vita (beneficiaria la bella Katharina) pari ad un miliardo di vecchie lire. Le indagini portarono all’arresto della ragazza polacca, del marito e del fratello. Gli investigatori pensarono prima a un movente passionale (il marito non poteva più sopportare di vedere la moglie con l’amante italiano) e poi ad uno economico (la donna, il fratello e il marito vovelvano intascare l’assicurazione). Furono gli avvocati dell’assicurazione, per non dover sborsare i soldi, che chiesero indagini più scrupolose. Decretando la fine, in pratica, della polacca.
Il processo si concluse - dopo un iter piuttosto lungo e complesso - con la condanna della Miroslawa e di suo fratello Zibi a 21 anni e mezzo; il marito di Katharina - Withold Kielbasinski, ebbe 24 anni. La sentenza fu appellata dalla difesa e ciò permise alla ragazza di fuggire all’estero (poi ebbe a dire che non aveva fiducia nella giustizia italiana). La sentenza fu infine confermata dalla Corte di Cassazione nel febbraio del 1993. Solo dopo otto anni di latitanza, nel febbraio del 2000 la Miroslawa veniva arrestata a Vienna dagli uomini della questura di Parma che si erano precipitati nella città austriaca dopo che la ragazza era stata segnalata dall’Interpol.

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