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Maggio-Giugno/2007 - L'angolo del 'giallo'
Le nostre “imperfezioni”
di Simona Mammano

Il furto del portafoglio fa scoprire alla
vittima una realtà sconosciuta


Le imperfezioni, l’ultimo romanzo di Valerio Varesi (Frassinelli, 2007, pp. 276 – euro 16) è il romanzo più completo che l’autore, pur nella sua vasta produzione, ha scritto.
Momentaneamente abbandonato il suo personaggio seriale, il commissario Soneri, Varesi affronta temi, attraverso il suo stile corredato di metafore e similitudini, che fanno di questo romanzo un’allegoria che trasmette valori universalmente riconoscibili.
E’ la storia di un uomo che, per mezzo di un episodio banale quale il furto del suo portafoglio, scopre di essere un inadeguato e questa consapevolezza gli mostra un altro sé, diverso da quello che ha sempre creduto di essere, che gli sembra di non riconoscere. I suoi rapporti si modificano, le insicurezze crescono, ma lo spingono anche a cercare persone simili a lui, non disponibili a soccombere a logiche di mercato anche davanti ai sentimenti.
Il protagonista affronta un’autoanalisi che il lettore vive con crescente ansia, obbligandolo a riflettere. Varesi utilizza una lingua che vivifica l’immagine, costringendo il lettore a immergersi completamente nella storia. E’ un libro pieno di dialoghi, dove i personaggi si confrontano e scontrano con diversi modi di approccio alla realtà.
L’autore racconta una società che si trasforma, si plasma, cambia, accettando la rappresentazione della società “liquida” data dal sociologo Bauman, che sostiene l’impossibilità di una trasformazione in positivo del mondo.
Le imperfezioni che ognuno di noi si trascina possono essere anche un valore aggiunto in questa società che, al contrario, le considera l’anello debole di una catena.
___________________________________________________________

Scivolare nella marginalità

Quali sono le imperfezioni?
Se a un uomo un giorno viene fatto un affronto tale da mettere in
dubbio la sua dignità può capitare che prenda coscienza della sua inadeguatezza nei confronti del mondo. Può darsi che cominci a sentirsi come una moneta fuori corso e progressivamente scivoli nella marginalità.
È quello che capita a Fernando Savani, un giornalista al quale, durante un banale pranzo in trattoria, viene rubato il portafogli con inaudita sfrontatezza. L’incapacità di far valere anche con la forza le proprie ragioni, l’imbarazzo e il senso di tradimento umano che il derubato prova di fronte a questo fatto, apre uno squarcio nella sua fragile consapevolezza di sé fino a innescare una carambola che lo porterà alla rovina, vale a dire la certezza della sua imperfezione.
Il dramma di Savani è quello di un uomo che scopre di essere troppo sensibile, troppo ancorato ai valori etici e troppo disposto a riporre fiducia nell’altro. Virtù che teoricamente sono di grande importanza stando ai sermoni, ma di grandissimo ostacolo nella vita spietata e nullificante dell’oggi dove a essere importanti sono ben altre doti: la sfrontatezza, l’arroganza, il disprezzo dell’altro, l’autoaffermazione a tutti i costi, il cinismo e la corsa egoistica al guadagno.

Questo libro è il risultato di un’attenta osservazione e analisi della società che ci circonda?
Savani si trova così a combattere con le lance contro i carri armati, del tutto inadeguato al compito che gli si para dinnanzi.
Con questo libro ho inteso mettere a confronto due approcci con la vita e due tipologie umane.
Una, quella che non conosce limiti all’autoaffermazione, vincente perché libera da ogni laccio morale. L’altra, quella ingenua e idealista che si perde nei sogni, che cerca nella realtà una verità impossibile, che coltiva il dubbio fino all’ossessione per cercare la strada più autentica per raggiungere il nocciolo delle cose.
E’ il mondo della velocità e dell’apparenza, della quantità contro la qualità che si contrappone al mondo della ricerca umana dei rapporti profondi, veri, tra le persone.
E’ anche la contrapposizione tra la monoliticità dell’io determinato a uno scopo e la pluralità dell’io problematico e sfaccettato.
Il primo oggi vincente, schiacciante sulla falsariga del modello economico in cui quel che conta è, appunto, la quantità e non la qualità, dove tutto è piegato al profitto a qualunque costo, sia nei libri contabili che nei rapporti umani.
(Intervista a cura di Simona Mammano)

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