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Agosto-Settembre/2007 - L'angolo del 'giallo'
Con l'aiuto di tre amici
di Simona Mammano

Nel suo ultimo libro Elisabetta Bucciarelli
narra un’altra indagine dell’ispettrice Vergani


Elisabetta Bucciarelli (Dalla parte del torto, Mursia, 2007, pag. 400, euro 17.00) ci racconta la seconda avventura dell’ispettore Maria Dolores Vergani.
In una Milano sonnacchiosa che stenta ad uscire dal grigio plumbeo dell’inverno, si scoprono giovani donne uccise: tutte sono trovate in un parco della città.
L’ispettore Vergani, donna rigida sul lavoro e meticolosa, prima di entrare in Polizia lavorava come psicologa per poi essere radiata dall’albo. Un colpo duro da digerire, ma lei ricomincia la sua vita con un nuovo lavoro.
Se conoscesse Petra Delicado, la protagonista dei romanzi di Alicia Gimenez Bartlett, probabilmente troverebbe delle assonanze caratteriali con la collega catalana.
Maria Dolores, però, conoscendo i propri limiti nei rapporti interpersonali (ha un pessimo rapporto con i giornalisti con cui necessariamente viene a contatto, e non va meglio con i colleghi), ha trovato la maniera di allargare la propria visuale, dote essenziale per un investigatore, avvalendosi della collaborazione di tre amici artisti.
Sono proprio loro, una copywriter, un fotografo di moda, un musicista e un pittore, ad allargare lo sguardo sul mondo della Vergani. Sono loro che l’aiutano a entrare nelle maglie di un mondo perverso e a lei sconosciuto, consentendole di sciogliere lo gnommero che le permetterà di arrivare alla soluzione di questi omicidi. Elisabetta Bucciarelli ha una scrittura immediata e originale che accompagna il lettore, portandolo dove l’autrice vuole, a giocare con lei.
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“Ho raccolto solo storie vere”

L’ispettore di Polizia Maria Dolores Vergani, Milano e un ambiente specifico, ogni volta diverso, sono gli ingredienti dei tuoi romanzi. Non solo, anche la squadra di artisti di cui si serve la Vergani per risolvere i suoi casi.
Cosa c’è dietro a queste specifiche scelte?
Scrivo solo delle cose che conosco. Per questo racconto Milano, è la mia città, il luogo che mi ha formato più di altri. L’ho vista crescere, modificarsi, cambiare pelle in modo sorprendente. E’ stata lacerata, osannata, imbruttita. Si è irrigidita, raggelata. Anche esteticamente porta le cicatrici di questi cambiamenti.
Oggi per far parlare di sé, deve dare scandalo, ma non è capace di farlo fino in fondo. Viene esposta, censurata, consumata, calmierata in continuazione. Nonostante questo è una città capace ancora di dare opportunità e lavoro a tanti, e tanti continuano a volerla eleggere patria putativa.
Nei miei libri, un po’ per volta, voglio anche raccontare la sua storia. Dall’interno. Dai luoghi belli, non solo dalle periferie massacrate da violenza e povertà. Perché Milano può essere davvero bellissima. Ricercata e raffinata.
Più in generale mi interessa raccontare l’estetica dell’orrore. Comparare il bello e il brutto. Per questo ho scelto una squadra singolare, composta da un poliziotto (Achille Maria Funi, che si chiama come un famoso artista) e quattro creativi, una copywriter, un pittore, un musicista e un fotografo di moda, capaci di ribaltare i punti di vista e guardare al di là di un morto ammazzato e di un delinquente che lo ha ucciso.
Gli ambienti in cui si muovono i miei protagonisti sono uno spaccato delle diverse realtà con cui, per volontà o per puro caso, sono venuta in contatto. In questo caso ho raccolto storie, visitato luoghi e letto molto. Ovviamente tutto passa attraverso la mia fantasia che aggiunge sempre una nota surreale e ironica, che sposta un po’ più in là ogni situazione apparentemente reale.

Quali sono le caratteristiche del tuo personaggio principale, Maria Dolores, e come te la immagini fisicamente?
Maria Dolores Vergani è un ispettore di Polizia, ex psicologa sospesa dall’albo per aver sottovalutato le intenzioni delittuose di una giovane paziente. Fallibile e sobria, quarantenne e sola, si mantiene con il suo lavoro e ha il culto della parola.
Più attenta alle motivazioni che spingono a delinquere che al delitto in sé. Sensibile alle disgrazie umane, non solo quelle delle vittime, ma anche delle loro famiglie. Capace di entrare in pericolosa sintonia anche con chi delinque, perché abituata a sentire i disagi e le difficoltà del genere umano con quella pietas, che solo certe donne possiedono.
Fisicamente è in lotta perenne con se stessa. Dismorfica, non riesce a trovare un accordo tra l’immagine mentale che ha del suo fisico e quella che lo specchio le rimanda. Insicura e alla ricerca continua di conferme nonostante sia molto gradevole esteticamente. Non dichiara mai la sua età anche se dimostra meno dei suoi anni anagrafici, grazie alla vita morigerata e regolare che conduce e a un’ossessione autentica per la cura del corpo.
Non beve, non fuma, non si accoppia per il gusto di farlo. In questo è all’antica. Deve innamorarsi e non sempre è fortunata, perché la sua ricerca infinita del principe azzurro non attutisce certo le cadute e non rischiara il piano di realtà. Forse in questo è troppo idealista e un po’ rigida, soprattutto non sempre accetta di mettersi in gioco.
L’attesa, sia nella professione che nella vita privata, è il suo momento migliore.
(Intervista a cura di Simona Mammano)

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