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Febbraio-Marzo/2008 - La 'nera' al microscopio
L'opinione dell'avv. Nino Marazzita
Quando la dittatura
di Intervista a cura di Ettore Gerardi

Nel caso Girolimoni per placare l’opinione
pubblica fu Mussolini stesso a pretendere
che “un colpevole” fosse arrestato. Anche
se era innocente


Il “caso Girolimoni” rappresenta un tipico e deprecabile comportamento degli inquirenti che vollero trovare, ad ogni costo, un colpevole ma senza prove. Non è così?
Sì. E’ un tipico e deprecabile comportamento di inquirenti, di magistrati.
L’errore si può sempre verificare; ma un errore “non errore”, cioè un arresto di una persona che non è colpevole, facendolo passare per tale, si può verificare solo quando c’è un regime dittatoriale. Quindi quando non c’è né una Polizia né una magistratura indipendente.
Si parte dall’alto: da Mussolini, in questo caso, dal ministro dell’Interno che dà disposizioni alla Polizia di trovare un colpevole.
La Polizia poi mostra, e in questo caso è realmente accaduto, una specie di scelta di persone e sceglie rozzamente Girolimoni. Girolimoni era noto per essere un donnaiolo; un donnaiolo non è mai uno stupratore di bambini, c’è un evidente contrasto.
L’indagine fu diretta dal ministero dell’Interno perché specificatamente dirige Polizia e magistratura nel regime dittatoriale. Purtroppo questo accade ancora oggi nel mondo. Per fortuna non accade in Italia, siamo in democrazia e per quanto imperfetta possa essere è l’unico modo per poter convivere con un’apparenza di civiltà.
Nel caso di Girolimoni non ci si arrende neppure davanti al fatto che viene commesso uno stupro quando lui non era a Roma; ma questo fatto viene superato.
Tutto questo può accadere solo in dittatura perché la stampa non ha nessuna possibilità di critica.
Credo che quello deve essere stato un momento terribile per Roma, intanto perché la gente era terrorizzata. Si crede, stupidamente, che in dittatura, per placare la paura della gente bisogna trovare un innocente e metterlo in carcere. Dico stupidamente, perché poi in realtà si continua a delinquere.
Poi però, scavando e cercando, il vero colpevole era stato trovato, il pastore anglicano Brydges. Anche lì la dittatura sceglie in base a criteri politici. In quel momento Mussolini non voleva guastare i rapporti con l’Inghilterra, il pastore anglicano zitto zitto fu fatto scappare dall’Italia.
Ancora una riflessione. Questo è un Paese che mette in mostra i suoi lati migliori quando è in enorme difficoltà. Però, quello che è triste nel nostro Paese è che abbiamo una stampa che teoricamente è libera.
La democrazia ha quello che viene definito il “quarto potere”. Che cosa è? E’ la verifica dei livelli di civiltà nei vari settori, nella giustizia, nella sanità, nel funzionamento della pubblica Amministrazione. In questo momento in Italia manca tutto questo. La politica è in enorme difficoltà.
Ora tornando a Girolimoni, non solo viene arrestato e non doveva essere arrestato, ma viene scarcerato e nessuno lo sa. Anche questo è un dato negativo. La scarcerazione, certo è un lato positivo, però nessuno lo saprà, infatti la stampa non comunica la notizia.
Girolimoni cerca di cambiare cognome, che tra l’altro è un diritto del cittadino, ed in un caso del genere sarebbe stato un diritto importante per il soggetto interessato, ma non gli viene concesso.
Lui deve rimanere Girolimoni, il mostro di Roma.
Ma quanti casi di Girolimoni sono avvenuti in Italia, in Germania, in Cile!

Oggi si verificano così macroscopici “errori” nelle indagini di Polizia?
Ti rispondo no. Oggi non può avvenire che il ministero dell’Interno su indicazione del Presidente del Consiglio faccia questo: assolutamente no. Per fortuna!
Però ci sono casi di errori giudiziari che avvengono per testardaggine, per mancanza di cultura, per stupidità, per mancanza di professionalità.
Non solo avvengono, ma si possono ripetere. L’errore è umano, soprattutto quando poi viene corretto.
Il problema è quando c’è una testardaggine. Il “mostro” che mi riguarda è Pacciani. Lui non era il mostro di Firenze, lo dicono quelli che hanno interesse a scrivere libri, che hanno interesse a fare trame giudiziarie, trame di Polizia perché, serve loro mantenere questo concetto.
In realtà il caso di Pacciani è un caso di sconfitta della giustizia. La giustizia ha condannato definitivamente i cosiddetti “compagni di merende” di cui ne sopravvive uno solo, Vanni, che credo sia quasi centenario ed ancora è agli arresti domiciliari. Quella è una vittima di una testardaggine investigativa, che non ha voluto dare per scontato una cosa che scontata era: si era sbagliata la pista Pacciani.
In questa vicenda è successo anche un fatto grave e paradossale. L’unico giornalista che conosceva questa vicenda è stato arrestato per intralcio alle indagini. Faceva una controinchiesta alle inchieste compiacenti.
Come avvenne nel caso di Girolimoni. L’ispettore Dosi era un poliziotto che aveva capito che non era Girolimoni il mostro di Roma ma era il pastore anglicano Brydges, ma, come abbiamo detto, lo si fece “fuggire”.
Si potrebbe amaramente dire che in certi momenti la democrazia e la dittatura hanno degli interessi precisi a trovare un “colpevole”.
Quindi Girolimoni, come vedi, ci ha portato a delle riflessioni che non sono del tutto banali.
D’altronde questa rubrica spesso ci induce a riflettere e fare considerazioni, ed è per questo che io sono felice di assecondarti, perché partiamo da un caso concreto, reale, una vicenda giudiziaria vissuta, e poi cerchiamo di ampliare il discorso e di trarre qualche piccola conclusione. Voglio che la gente approfondisca meglio il problema, rifletta di più.
Prima parlavamo della difficoltà della politica del momento, che è la difficoltà dell’Italia; non è la crisi della politica, la crisi della magistratura, la crisi della Polizia, è la crisi del sistema Italia.
Tutto si sviluppa attraverso gli uomini. Spesso si dice che la politica abbia usato la sanità, tanto per fare un esempio, per arricchimenti personali. Però qualche volta è stato così capillare questo tipo di ruberia, questo tipo di deformazione della cultura della civiltà che addirittura la politica è stata costretta ad accettare le regole di disonestà e di mancanza di etica che sono partite dalla stessa politica.

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