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Aprile/2008 - Laboratorio
Alcune considerazioni
di Renato Milazzo - Segr. org. Silp-Cgil Messina

In tempi non sospetti e cioè nell’ottobre 2007, ho comunicato ai componenti la segreteria e il direttivo regionale del Siulp Sicilia e provinciale di Messina la mia decisione di dimettermi dalle cariche che ricoprivo in seno sia alle Segreterie, regionale e provinciale, sia ai rispettivi direttivi. La sofferta decisione avviava a definitiva soluzione di continuità la mia esperienza sindacale nel Siulp, da cui - paradossalmente - poco più di un anno prima ed anche per gli stessi motivi, ero stato costretto ad allontanarmi.
Avevo palesato la mia volontà volta a dissociarmi dall’assurda maniera di fare “non-sindacato” e che non potevo più sostenere, definendo ed interpretando il “silenzio”, sulle questioni che avevo sollevato, come grave connivenza ed incapacità di gestire, con maturità e senso di responsabilità, il mandato dei colleghi.
Avevo lamentato come fosse “irregolare” che un segretario generale regionale non sentisse il dovere di riunire il direttivo regionale e neanche più la Segreteria regionale e come fosse ancor più grave che non venissero presentati i bilanci per dare conto dell’attività svolta ed avevo anche palesato il rischio che si potesse ripetere la stessa esperienza della precedente Segreteria ma, accanto ad un dovere mancato, si è affiancata la colpa di chi non ha voluto vantare il diritto alla legalità. Evidentemente, nessuno - nemmeno quelli che, da Trapani, oggi gridano alla scandalo - hanno ritenuto che tali dinamiche regionali potessero essere considerare anomale, continuando a mostrare quella colpevole ed inutile sudditanza che apporta indubbi vantaggi sul piano personale ma che non dà alcun contributo positivo al sindacato. Così, da solo e per la seconda volta, sono stato costretto a dichiarare la sconfitta di pratiche possibili ma, inspiegabilmente, irrealizzabili senza volere, però, essere chiamato in correità per gestioni che hanno mostrato di non avere rispetto per i colleghi e che si discostano dagli ideali che ho sempre posto alla base della mia attività sindacale. Mutuando la felice intuizione del regionale siciliano anche il Siulp di Messina si comportava di conseguenze senza che nessuno, al suo interno, ne rivelasse le anomalità.
Pertanto, ai colleghi di Trapani mi permetto di dire che è troppo tardi per dire che qualcuno non li rappresenta più soltanto perché non si è dimesso prima di candidarsi, quando è fin troppo chiaro che il disagio lamentato affonda le radici anche su altre e più pesanti accuse la cui reazione è troppo sterile oltre che intempestiva.
Non si può continuare a fare attività sindacale, illudendosi di credere in un Siulp che, ormai, non esiste più se non nell’immaginario collettivo di quei “carbonari” a cui fate riferimento e che non potete accostare certamente alla prassi attuale che ben altri esempi ci ha offerto e ci sta offrendo e che farebbero accapponare la pelle anche a chi oggi non riconoscerebbe neanche sé stesso se riuscisse a ripercorrere il proprio vissuto che, mi sarà permesso di dire, è un lontano e sbiadito ricordo. Sostengo che ora è tardi per lamentarsi ma non sarà mai tardi per lasciare soli quelli che hanno inteso utilizzare il Siulp e i suoi iscritti per altri obiettivi e per altri scopi. Bisogna ora - e non dopo - dimostrare di avere il coraggio di credere - ora o mai più - in un cambiamento possibile che sappia sacrificare alla quantità dei numeri la qualità dei valori a cui non sempre si rende merito nella prassi sindacale di tutti i giorni.
Occorre - oggi o mai più - rifondare le politiche sindacali nella considerazione dei problemi e delle esigenze dei poliziotti, attraverso il dialogo, la democrazia, la libertà di esprimere consensi e dissensi senza avere il timore di essere tacciato per “nemico” e, quindi, subire quella stessa emarginazione che, oggi, proprio in questo momento, permette ai colleghi di Trapani - finalmente - di gridare liberamente tutto il loro dissenso e tutto il loro distacco nei confronti di una conduzione che, soprattutto in Sicilia, ha offuscato qualsiasi fermento di novità, qualsiasi espressione di progettualità, affogando - nella delusione - l’illusione di un rilancio a cui, ingenuamente e da solo, avevo creduto.
Invito tutti, da Trapani a Pordenone, ad avere il coraggio di affrancarsi da tale prassi sindacale e a condividere, con fiducia, le strategie sindacali del rispetto, della democrazia, del servizio con chi ha mostrato, con i fatti, coerenza e onestà intellettuale.

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