home | noi | pubblicita | abbonamenti | rubriche | mailing list | archivio | link utili | lavora con noi | contatti

Giovedí, 28/05/2020 - 01:56

 
Menu
home
noi
video
pubblicita
abbonamenti
rubriche
mailing list
archivio
link utili
lavora con noi
contatti
Accesso Utente
Login Password
LOGIN>>

REGISTRATI!

Visualizza tutti i commenti   Scrivi il tuo commento   Invia articolo ad un amico   Stampa questo articolo
<<precedente indice successivo>>
Maggio-Giugno/2008 - La 'nera' al microscopio
L'opinione dell'avv. Nino Marazzita
di Intervista a cura di Ettore Gerardi

La magistratura, forse
per appagare l’opinione
pubblica, trovò una soluzione
giudiziaria veramente sconcertante


Rileggendo le cronache dell’epoca, che opinione ti sei fatto del delitto Wanninger?
Christa Wanninger abitava in una strada nei pressi di via Veneto. In quel periodo io abitavo in via Sicilia angolo via Veneto esattamente sopra il Cafè de Paris, ero studente e mi stavo laureando.
Quindi io Christa Wanninger, come tutti i ragazzi di quell’epoca, la conoscevo per la sua bellezza straordinaria, come tutto quell’ambiente del cinema che faceva capo al Cafè de Paris. Io dalla mia postazione privilegiata, che era quella di vedere, da via Sicilia, il Cafè de Paris, aspettavo di veder prendere le sedie, che erano le più importanti, perché lì c’era tutto il cinema italiano. Ricordo Fellini che parlava con i produttori; lì si firmavano i contratti, passeggiavano ragazze bellissime che venivano accompagnate da attori americani. Christa Wanninger era una ragazza che tutti noi guardavamo con ammirazione ed era molto disponibile, molto gentile. Ci scambiavamo saluti, ci abbracciavamo.
Quindi quando noi ragazzi abbiamo saputo di questo feroce delitto siamo rimasti annichiliti e seguivamo questo delitto dalle cronache, in particolar modo dal “Messaggero”. ti devo dire che io, essendo un quasi neo avvocato, mi irritavo per tutta la dietrologia senza senso che si faceva: che dietro c’erano i servizi segreti, Wisental, l’uomo in blu. Io capivo che c’era uno sfruttamento giornalistico, uno sfruttamento mediatico della vicenda, tanto da allargare i confini della storia in se medesima, e parlarne per settimane, per mesi, come si è fatto. Anche il quotidiano“Momento Sera” ne parlò per anni. Il Pierri (che tu citi nella cronaca) fece la prima telefonata proprio al cronista di “Momento Sera” Maurizio Mengoni: poi Pierri fu condannato per tentativo di estorsione.
Ora in questo tipo di omicidio, si fa un accertamento sulla ragazza ma gli accertamenti diedero un segnale di una vita perfettamente normale: quella di una ragazza che aspirava a diventare attrice, di venire a Roma e avere popolarità, fare la modella, il desiderio di molte ragazze straniere belle che venivano a Roma che allora era la Capitale di tutto, nel mondo dello spettacolo in genere. Potevi fare l’attrice, la presentatrice, la ballerina. Perciò Roma attirava in modo particolare. Christa Wanninger era attirata da questo mondo come centinaia di altre ragazze che ruotavano sempre intorno a via Veneto, e non a caso lei abitava a via Emilia, proprio a ridosso della strada della “dolce vita”.
Quindi io ebbi una grande delusione, per la prima volta mi sono reso conto, da neo avvocato, come bisognava guardare con beneficio d’inventario tutto quello che è la cronaca giudiziaria del giornalismo in generale. In particolare la cronaca nera perché questa era la più intrigante e la gente era più morbosamente legata a queste vicende. Ero rimasto un po’ sconcertato del cinismo dei giornali nello sfruttare, utilizzare una vicenda così drammatica, così brutta e terribile, per vendere più giornali, quando in realtà il giornalista ha un dovere che è un dovere più particolare rispetto a quello del cittadino: di cercare di contribuire alla ricostruzione della verità. Perché lì c’è un omicida sicuramente feroce.

Secondo te, Pierri era veramente il colpevole? E quale sarebbe stato il movente?
Guido Pierri ebbe un ruolo come tentato estortore. In un processo veramente attento, veramente accusatorio, moderno, non come quello che c’è in Italia ma come quello che sarebbe auspicabile, il processo Pierri non avrebbe avuto quell’esito. Le premesse di un processo penale fatto con grandi garanzie, con grandi probabilità di arrivare ad una costruzione veritiera dei fatti, noi le abbiamo attraverso una tradizione giuridica unica al mondo e poi attraverso un Codice di Procedura Penale che è imbastito in modo tale che potrebbe dare luogo ad un processo accusatorio di alto livello garantista. Tutto questo al momento non c’è. Perché il processo penale è stato inquinato da interventi della Cassazione, della Corte Costituzionale e soprattutto da parte di giudici di merito con modifiche continue. Sostenere che Pierri era la persona che ha ucciso Christa Wanninger fu una ipotesi, non è una certezza tale da giustificare una sentenza.
Intanto vorrei capire come si fa a stabilire attraverso una perizia psichiatrica fatta nel 1985, dopo ventidue anni dall’omicidio, che questo accusato ventidue anni prima aveva ucciso una persona nella “totale incapacità di intendere e di volere”. Se questa non è una follia mi domando le follie giudiziarie quali siano!
Allora, evidentemente Pierri rientra in una concezione come quella esistente nella Repubblica di Weimar che definiva il cosiddetto “delitto d’autore”. Le democrazie in pericolo, hanno sempre una grande aspirazione, quella di fornire certezze ai cittadini; nella Repubblica di Weimar si verificavano omicidi, fatti gravissimi uno dietro l’altro, allora si modificò la giurisprudenza nel senso che si scoprì che si poteva condannare il personaggio che somigliava di più all’autore del delitto. E questo ha le caratteristiche del “delitto d’autore”. Siccome nella vita della Wanninger c’è stato molto fumo e niente arrosto, molti giornali per anni avanzarono, come ho già detto, ipotesi fantasiose.
Allora, di conseguenza l’omicidio non poteva che essere l’omicidio di un pazzo. L’unico non sano di mente che si era affacciato in quella vicenda, un mitomane, era Pierri. Però come aspirante ricattatore e per quello era stato condannato. Poi, sulla base di estortore, viene condannato per “tentativo di estorsione” In quel processo, evidentemente, non è venuto fuori niente, nessun elemento che poteva portare all’omicidio, altrimenti i giudici avrebbero rinviato gli atti per il prosieguo. Quando è che viene fuori di nuovo Pierri? Quando l’omicidio Wanninger restò praticamente insoluto e allora l’unica possibilità fu quella dell’“omicidio d’autore”. Ma la ragazza è pulita, non ci possono essere tutte quelle baggianate che dicevano dei servizi segreti, di Wisental, l’uomo in blu (come se gli ex nazisti dovevano essere tutti vestiti di scuro).
Poi è venuto fuori l’addetto stampa di De Lorenzo che poi è morto, cioé l’ufficiale dei Carabinieri. Dunque, la sentenza di primo grado lo assolve per insufficienza di prove. Siccome questo non appaga l’opinione pubblica, perché l’omicidio resta sempre insoluto, si trova un’altra via di mezzo che è fuori di ogni ragionevole logica, cioè dopo ventidue anni c’è una Corte che stabilisce che Pierri ha ammazzato Christa Wanninger, ma nello stesso tempo in cui l’ammazzava era incapace di intendere e di volere. Quindi un caso risolto, ma risolto male. O forse è meglio dire “caso irrisolto” per la pessima soluzione di compromesso data dalla magistratura.


<<precedente indice successivo>>
 
<< indietro

Ricerca articoli
search..>>
VAI>>
 
COLLABORATORI
 
 
SIULP
SILP
 
SILP
SILP
 
 
SILP
 
 
Cittadino Lex
 
Scrivi il tuo libro: Noi ti pubblichiamo!
 
 
 
 
 

 

 

 

Sito ottimizzato per browser Internet Explorer 4.0 o superiore

chi siamo | contatti | copyright | credits | privacy policy

PoliziaeDemocrazia.it é una pubblicazione di DDE Editrice P.IVA 01989701006 - dati societari