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Maggio-Giugno/2008 - L'angolo del 'giallo'
Quando arrivò la flotta di Carlo V
di Simona Mammano

Storia di un amore fra un albanese
ed un tedesco (col rischio del rogo)


L'ultimo romanzo di Massimo Carlotto (Cristiani di Allah. Un noir mediterraneo, ed. e/o, 2008, euro 19,50) è speciale e ancora di più lo rende tale la colonna sonora che accompagna la storia, in un cd allegato al libro.
Siamo ad Algeri nel 1541, le vedette vedono arrivare la flotta di Carlo V, che cercherà di conquistare la città e fare dimenticare la feroce sconfitta inflittagli da Barbarossa anni prima. Grazie anche al valore dei corsari Redouane, Otmane, protagonisti del romanzo, e a una fortunata tempesta, Algeri si salva.
Redouane, albanese, e Otmane, tedesco, si incontrano in Italia dove stanno combattendo per i Lanzichenecchi, uccidendo e massacrando con il benestare della Chiesa cattolica.
Capiscono di amarsi, ma sanno di rischiare il rogo per questo loro sentimento, condannato dal pensiero cattolico. Fuggono ad Algeri, cambiano religione e nome, diventano turchi per poter vivere liberamente il loro amore. I due uomini quando sono nella loro casa si amano, ma quando sono per mare combattono insieme a capo della loro flotta, seminando terrore per portare a terra schiavi e bottino. La splendida bianca Algeri non riconosce contraddizioni nella vita dei due amanti, che devono combattere con valore e coraggio, rispettando solo le regole di convivenza imposte da una città cosmopolita, che non condannano l'amore omosessuale.
In una delle loro corse in mare, i due corsari catturano come sempre uomini e donne, che poi saranno venduti ad Algeri come schiavi. Tra questi ci sono due musici e una cantante, una donna con una voce talmente speciale, da riuscire a cambiare il destino di Redouane.
Leggete questo romanzo, poi ascoltate il cd. Riprendete in mano il libro e sarete ad Algeri, vivrete la passione, i dolori dei due protagonisti e, quando ascolterete l'ultimo brano capirete come la voce della schiava possa avere lasciato un segno in Redouane, suo malgrado.
In questo romanzo ci sono i sentimenti più forti che si possono provare, che da sempre sono amore, odio e morte. Carlotto è riuscito a miscelarli insieme con una sensibilità che gli è propria.
____________________________________________

“E si incontrarono Cristiani e Musulmani”

Come ti è venuta l'idea di scrivere un romanzo ambientato ad Algeri nel 1541 e quanto ti sei dovuto documentare?
Ho voluto risalire alle origini del Noir Mediterraneo che narra i conflitti del “mare chiuso”. La guerra di corsa fu il primo esempio di criminalità organizzata su vasta scala. E comunque mi dava la possibilità di raccontare storie negate dalla cultura occidentale come quella dei rinnegati e delle stesse città corsare che non erano covi ma veri e propri regni con relazioni diplomatiche con parti significative del mondo cristiano.

Il corsaro, protagonista del romanzo, nonostante il sangue che ha sparso per tutto il Mediterraneo lo si segue con occhio benevolo e ci si affeziona. Era questo il tuo intento?
No. Il peccato originale di Redouane è stato quello di arruolarsi nei Lanzichenecchi e da quel momento la sua è stata una discesa agli inferi come è nella migliore tradizione del noir. Però è anche un uomo capace di amare e di riconoscere di aver “toccato” l’orrore e forse questo rende il lettore più morbido nei suoi confronti.
Il mio intento era di dare l’idea della violenza e del sangue all’interno ai rapporti sociali dell’epoca e il personaggio di Redouane (scoperto in un verbale del Sant’Uffizio) mi sembrava perfetto.

Riporti una frase di un grande studioso dell'Islam: “L'Islam non divenne mai moderno, perché fu già in antico troppo moderno”. La tua storia si sintetizza bene con questa affermazione. Non riesco a non pensare che possa essere una strada che sta prendendo la nostra società. Cosa pensi in proposito?
Non so. Dopo aver visitato l’Algeria odierna mi sembra che le differenze tra occidente e Islam in tema di modernizzazione nel suo significato più ampio siano così profonde da lasciare ancora al primo la capacità di trasformarsi e crescere.

Hai voluto unire al libro anche il cd della colonna sonora per chiudere un cerchio che attraverso parole e musica riesca a farci entrare nella storia, attanagliandoci ad essa?
Durante il viaggio ad Algeri la scoperta di sonorità antiche frutto dell’incontro tra cristiani e musulmani che insieme componevano e costruivano strumenti contaminandosi a vicenda mi è sembrata così potente da farmi desiderare di allegare al romanzo la colonna sonora.
Per fortuna al mio editore l’idea è piaciuta e, a quanto pare, anche ai lettori.

Quanto cambia il testo dello spettacolo teatrale rispetto al libro?
L’io narrante del romanzo è il corsaro Redouane, mentre nello spettacolo si racconta la storia dal punto di vista della cantante veneziana e schiava Lucia De Jani e il periodo storico si allunga di trent’anni, fino alla battaglia di Lepanto.
La particolarità è che il testo cambia spesso, la storia è così ricca di aneddoti, fatti e personaggi da permettere di sviluppare temi diversi pur mantenendo l’impianto di base.

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