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Aprile-Maggio/2009 - Contributi
Mai così tanti detenuti
di Patrizio Gonnella - Presidente Associazione Antigone

Erano 60.036 il 26 febbraio. Sono oggi 61.003. È il record di detenuti nella storia della Repubblica dall’epoca dell’amnistia di Togliatti o quasi. In appena tre anni è ormai definitivamente svanito l’effetto indulto.
Nel 2006, prima della clemenza approvata dal Parlamento, i detenuti erano 60.710. Da allora a oggi sono aumentati a ritmi insostenibili: 25mila nuovi detenuti in appena trenta mesi. Un record giustificabile solo se fosse aumentata esponenzialmente anche la criminalità o il contrasto delle Forze dell’ordine. Ma così non è.
Tutte le statistiche aggiornate confermano infatti che il numero complessivo dei reati denunciati è in calo, ed è rimasto sostanzialmente stabile il numero di nuovi ingressi dalla libertà, indice di un’ordinaria attività delle Forze di polizia.
Contro il sovraffollamento protestano gli agenti di tutte le sigle sindacali, dall’Osapp alla Cgil. Dai dati più aggiornati è evidente che la crescita dei detenuti è dovuta essenzialmente al combinato disposto di appena tre leggi ormai andate a regime: la Bossi-Fini sull’immigrazione (approvata nel 2002), la Fini-Giovanardi sulle droghe e la ex Cirielli sulla recidiva (approvate tra il 2005 e il 2006). Visto che in Italia un processo penale dura in media 3-4 anni, queste tre leggi “criminogene” iniziano ora a dispiegare i loro risultati inflattivi in termini di repressione penale e carceraria.
Esse prevedono in sequenza: reclusione per lo straniero non comunitario che contravviene all’ordine di espulsione, pena aumentata se si è irregolari (questa è una novità dell’estate del 2008), equiparazione penale del consumatore abituale di droghe leggere allo spacciatore di droghe pesanti, aumento delle pene per chi traffica sostanze stupefacenti, più pene e meno benefici per i plurirecidivi. Secondo i dati Dap quasi due detenuti su cinque sono dentro per motivi legati alla criminalizzazione dell’uso delle droghe.
In queste condizioni è inevitabile che il sovraffollamento raggiunga cifre da capogiro. Nelle prigioni emiliane i posti letto regolamentari sono 2.274 e i detenuti presenti oltre 4.300, quasi il doppio. Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alle tossicodipendenze, nonché autore dell’omonima infausta legge sulle droghe insieme a Gianfranco Fini, è di recente andato a visitare il carcere di Modena. Immaginiamo che sicuramente avrà visto come per terra, nelle celle, vi sono materassi e coperte, perché i letti non sono sufficienti.
Allo stesso modo accade dappertutto in giro per l’Italia. A Bolzano i detenuti vivono in dieci in una cella dove faticano a muoversi; i termosifoni non funzionano, e a Bolzano d’inverno non fa caldo. A Bari, invece, l’estate prossima sarà molto dura visto che in una cella prevista per un detenuto (nove metri quadrati) ce ne sono ben cinque.
In Basilicata è stato chiesto di non inviare più reclusi da altre regioni avendo raggiunto il limite massimo di capienza tollerabile. Al carcere Marassi di Genova si arriva a sette persone in dodici metri quadri. I detenuti sono 700 sui 340 previsti e fanno i turni per stare in piedi, per frequentare le scuole ma anche per accedere agli impianti sportivi durante le ore d’aria. In Campania ci sono 2mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. Nel 2009 si sono registrati già tre suicidi. Il caso paradigmatico è costituito da Poggioreale con 1.200 detenuti in più rispetto alla capienza globale di 1.400 posti letto.
Ormai è difficile anche stare in piedi. In questo caos passa quasi inosservata la morte nel carcere di Foggia di Leonardo Di Modugno, 25 anni, impiccatosi nella sua cella. In una situazione disastrosa come quella attuale è indispensabile un controllo esterno, indipendente, delle condizioni di detenzione. Vista la latitanza parlamentare noi abbiamo costituito il nostro difensore civico (difensorecivico@associazioneantigone.it).
Già si moltiplicano le segnalazioni sul sovraffollamento: trasferimenti coatti lontano da casa, assenza di progetti educativi, riduzione al minimo dei rapporti con gli operatori. E poi la violenza. Quella istituzionale e quella individuale.
Di fronte a tutto questo è minimalista, inutile e sbagliato puntare sull’edilizia penitenziaria come fanno il ministro Alfano e il nuovo capo del Dap, nonché commissario straordinario alla costruzione di nuove carceri, Franco Ionta. Minimalista perché non si affrontano i nodi profondi del sovraffollamento, ossia l’ipertrofia penale.
Inutile perché costruire un carcere è impossibile se contemporaneamente, in una situazione già di sovraffollamento, continuano a crescere i detenuti. Sbagliato perché bisognerebbe puntare decisamente sulla depenalizzazione, sulla de-criminalizzazione e sulla decarcerizzazione.
Di fronte all’emergenza carceraria va costruito un movimento di opinione che ci aiuti a resistere all’ondata di follia repressiva. Facciamo un invito a intellettuali, artisti, politici e giornalisti: andate in carcere, vedete cos’è oggi una galera e raccontatelo all’esterno. Scriveteci, noi saremo con voi.

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