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Giugno-Luglio/2010 - Laboratorio
La Guardia Costiera e il paradosso della sicurezza
di Antonio Ciavarelli

Da delegato del Cocer e appartenente alla Guardia Costiera, vivo tutta la mortificazione in cui si trovano ad operare i colleghi durante l’attivià di Polizia marittima, impiego preminente di questo Corpo. Nonostante i militari siano ufficiali ed agenti di Polizia giudiziaria, non vi è uno status di Pubblica sicurezza perché di fatto ci si possa difendere e procedere ad arresti.
Sono frequenti ormai i casi di ordinaria frustrazione vissuti dal personale. Si viene normalmente oltraggiati e malmenati e si è spesso nelle condizioni di improvvisarsi psicologi, sociologi e assistenti sociali o addirittura porgere “l’altra guancia”, affinché si eviti che il comportamento di delinquenti non degeneri dalla violenza fisica alla violenza armata.
Un ennesimo esempio è quello dell’episodio accaduto lo scorso 23 febbraio a Trieste, dove i militari della Guardia Costiera, entrati in un ristorante cinese per i consueti controlli, in materia di conservazione dei prodotti ittici, esigendo di controllare cucina e frigoriferi hanno trovato la resistenza fisica del proprietario. Non avendo gli strumenti materiali e normativi per procedere agli arresti, hanno dovuto, per l’ennesima volta, come spesso accade in tutta Italia, chiamare il 113 come se fossero dei normali cittadini per continuare a fare il loro dovere di militari e di Ufficiali e agenti di Polizia giudiziaria. Come si può tutelare in particolare la salute dei cittadini che si recano al ristorante o acquistano generi alimentari provenienti da Paesi non comunitari, se con la carenza di norme dell’attuale sistema non si favoriscono le forme di controllo? Come può essere garantita la tutela della salute dei cittadini? Quale incentivo possono avere in futuro gli agenti preposti ai controlli se essi stessi non sono tutelati nell’espletare il proprio dovere?
Di questa situazione sono pienamente coscienti tutti i Ministri (Difesa, Interno, Agricoltura, Trasporti e Funzione pubblica), perché spiegata dal sottoscritto anche in incontri formali, durante le presentazioni delle leggi finanziarie e dei D.p.e.f. agli ultimi tre governi ed in tutte le sedi parlamentari nel corso delle ultime legislature.
Tutti i delegati della rappresentanza della Guardia Costiera all’unanimità, oltre un anno fa hanno chiesto l’arma di dotazione. Per eseperienza personale e supportato anche da delibere della Base, posso dire che di fatto la totalità del personale vuole che il Corpo diventi una Forza di polizia, sempre all’interno della Forza armata Marina, come erano prima i Carabinieri per l’Esercito.
Ciò che si vive è una mortificazione, non solo per la Forza armata che vede il personale con la divisa della Marina Militare malmenato e oltraggiato, ma è un’umiliazione per lo Stato italiano che è rappresentato dalle stesse divise.
Ma di questi paradossi nessuno ne parla e l’opinione pubblica è all’oscuro. Se succedesse agli agenti della Forestale di dover scappare di fronte ai delinquenti o dover chiamare il 112 o il 113 per portare a termine i propri compiti, che senso avrebbe l’esistenza in materia di sicurezza del Corpo Forestale?
E’ inoltre in un ritardo non comprensibile, l’emanazione di un decreto da parte del ministro dei Trasporti Matteoli (il cui termine è stato prorogato), al fine di mettere almeno in ordine le varie dipendenze funzionali e le competenze. Tutto ciò oltre ad una pesante carenza di personale, che va di mille alle tremila unità. Carenza ancora più evidente se si considerano gli 8.000 chilometri di costa. E’ inoltre noto a tutto il personale l’impegno dell’attuale Comandante generale della Guardia Costiera per risolvere le problematiche su esposte, anche con il suddetto decreto, e si spera che quest’ultimo presto venga pienamente condiviso anche dal nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina, proveniente da un incarico come quello dei Servizi Segreti, che di personale e sicurezza ha dato dimostrazione di sensibilità nella sua carriera.
In questi momenti di ristrettezze che vivono gli italiani, è normale avere una Guardia Costiera, che per svolgere la sua attività di Polizia deve chiamare il 112 o il 113, o deve essere accompagnato preventivamente da Polizia e Carabinieri? Oppure si arriverà al paradosso che la società civile, attraverso le ronde civiche, chiederà di girare per i porti? Quanto costa questo raddoppio di spese ai cittadini?
E’ normale nel 2010 esporre ancora a rischi fisici e giudiziari i militari della Guardia Costiera per mancanza di status di Pubblica sicurezza e di norme chiare? Non avrebbe tutto da guadagnare l’Italia con 12.000 militari (già ufficiali ed agenti di Polizia giudiziaria) in più, che operano in piena sicurezza e per la sicurezza? Qual è la reale volontà politica? O meglio, la politica ha una volontà in tal senso? Quando verrà espressa normativamente?

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