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Giugno-Luglio/2010 - Laboratorio
A Palermo si vuole uccidere la Polizia di Prossimità
di Luciano Cirri - Segr. gen. Silp-Cgil - Palermo

La situazione della sicurezza a Palermo si va aggravando sempre di più: a livello centrale, si registra un orientamento marcato per potenziare a livello di risorse umane le questure e gli uffici di Polizia del Nord rispetto a quelle del Sud. Basti pensare che degli operatori appena usciti dalle Scuole di formazione, a fronte di un’assegnazione di appena 62 unità a Palermo e provincia e 32 nel resto della Sicilia, gli uffici di Polizia di Varese - città del Ministro dell’Interno - sono stati rinforzati con 64 unità - quindi più di Palermo - che si aggiungono ad altri 40 operatori che erano stati assegnati pochi mesi prima. Oltre a quanto sopra illustrato, dobbiamo aggiungere il fatto che a Palermo saranno abolite le otto Volanti dei commissariati della città nella fascia oraria notturna, con il trasferimento dei poliziotti di quartiere dagli stessi commissariati all’ufficio Prevenzione Generale, ovvero l’ufficio centrale della questura preposto al controllo del territorio.
Il depotenziamento dei commissariati della città di Palermo farà venir meno la cosiddetta Polizia di Prossimità, istituita a suo tempo proprio per cercare di essere più vicini e più sesibili ai bisogni reali della società civile e della cittadinanza in genere, con pesanti conseguenze nell’opera di controllo del territorio, giacché verrà a mancare, di fatto, la conoscenza peculiare e capillare delle zone di Palermo che fino ad oggi viene garantita dagli operatori delle Volanti dei commissariati. Basti pensare a quartieri come lo Zen o il Brancaccio.
C’è da sottolineare che la nostra città registra una pericolosa recrudescenza dell’attività criminale, ad oggi culminata con l’efferato massacro di una persona, avvenuto nei pressi del Palazzo di Giustizia, luogo simbolo ed icona della legalità, ma anche con inquietanti e sempre più diffusi atti di microcriminalità che stanno ancor più mettendo a repentaglio il senso di sicurezza nella gente, facendo ripiombare la città in un clima di paura e di insicurezza.
Assistiamo infatti ad un significativo aumento degli episodi delittuosi contro la persona e contro il patrimonio, a cui si aggiungono - soprattutto in questo ultimo periodo - danneggiamenti ad istituti scolastici e mezzi pubblici: questa è la cronaca della quotidianità della città, e non è difficile comprendere che il sistema-sicurezza offerto da questa gestione è assai deficitario.
Di fronte ai tagli effettuati alla Polizia, a Palermo assistiamo a qualche personaggio politico che, incredibilmente, continua ad essere scortato, pur avendo subito una condanna in secondo grado di giudizio. Abbiamo, quindi, da un lato uno che a dire del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica ha bisogno di essere scortato per la sua incolumità; dall’altro uno che è imputato e che è stato fino a questo momento condannato per avere commesso un grave reato. Di fronte a questo dualismo decisamente imperfetto, il Silp chiede che il Procuratore, il Prefetto e il questore si siedano attorno ad un tavolo per stabilire univocità di indirizzo, dal momento che l’aberrante e vergognosa situazione rappresenta una offesa per i magistrati, per i poliziotti e per tutte quelle persone della società sana di Palermo che rischiano davvero la vita in nome e per conto dello Stato e della legalità.

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