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Gennaio - Febbraio/2011 - Contributi
Provvedimenti disciplinari a corrente alternata
di Oliver Cromwell

Leggiamo sulla rassegna stampa che il 2 dicembre si è tenuto a Roma il Consiglio Centrale di Disciplina per la destituzione di Gioacchino Genchi. Bene, (anzi male). Questo fatto offre un’occasione per illustrare come, al Dipartimento della Ps, la disciplina sia concepita a corrente alternata. Non voglio scrivere una lettera aperta al Capo della Polizia che, temo non risponderebbe mai, ma sarei già contento se leggesse e ci riflettesse su.
In pratica si vorrebbe destituire Genchi perché (cito testualmente il decreto di sospensione dal servizio datato 22 marzo 2010 prot. 333-C/1806) “...omissis... comportamento fortemente scorretto sotto il profilo deontologico da parte di un funzionario della Polizia di S...” e ancora “...omissis... deve comunque rispettare tutti quei doveri generali che siano compatibili con il suo status giuridico tra cui il dovere di fedeltà e correttezza nella condotta... e, in ultimo “...omissis... una gravissima condotta assolutamente in contrasto con i propri doveri, oltre che pregiudizievole per l’immagine ed il decoro dell’ Istituzione...”, (oibò, ma allora lo sapete che anche i funzionari debbono comportarsi correttamente sotto il profilo etico e deontologico) allora facciamo così: organizziamo un congruo numero di autobus sui quali far salire tutti i funzionari che hanno tenuto comportamenti fortemente scorretti sotto il profilo deontologico, che sono venuti meno al dovere di fedeltà e correttezza nella condotta, che hanno agito in contrasto con i propri doveri e che hanno causato pregiudizio all’ immagine e al decoro della Polizia di Stato, poi, con questi autobus accompagnamo tutti costoro “fuori” dall’ Amministrazione. Siamo pronti?
Cominciamo con l’assegnazione dei posti. Per prima facciamo salire quella dirigente che, per denigrare un ispettore capo ha formato un atto falso indirizzato al questore (fatto per il quale è sottoposta a procedimento penale) poi, a fianco, facciamo salire anche il questore che nulla ha fatto venendo meno ai suoi doveri non rilevando disciplinarmente questo comportamento indecoroso.
Poi collochiamo, sempre davanti (dietro all’autista per intenderci) anche il capo di gabinetto e la funzionaria di quell’importante questura che, in occasione del fermo per furto di una extracomunitaria irregolare, alla telefonata di un importante uomo politico (che facendo ciò ha commesso una sfilza di reati che vanno dall’abuso di ufficio alla false attestazioni a pubblici ufficiali fino alla sostituzione di persona) hanno immediatamente messo da parte i doveri connessi al loro status giuridico anche come ufficiali di Pg (probabilmente anteponendo a questi l’esigenza di compiacerlo celermente per il possibile positivo ritorno sulle propie brillanti e ancor più veloci carriere) propinando al magistrato di turno una balla colossale circa presunte parentele con un capo di Stato estero. (A proposito: 1. forse capisco poco, ma mi risulta che eventuali immunità siano previste solo per i capi di Stato e per i diplomatici accreditati non per parenti, affini, nipoti e cognati di questi; 2. qualcuno spieghi a questi due solerti funzionari chi era Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu e che cos’è la separazione dei poteri).
Continuiamo ad assegnare posti, ma andiamo un po’ indietro nel tempo: in seconda fila metterei quel funzionario che, a Livorno (siamo nel 1989) commentando la riforma della Polizia del 1981 in presenza di chi scrive che, in quel momento, era responsabile di un gruppo di agenti ausiliari di leva alcuni dei quali appena ventenni, dice “questa riforma è stata una grande c...ta, perché ha smilitarizzato la Ps, ma ha militarizzato noi funzionari obbligandoci ad indossare una schifosa uniforme come l’ ultimo dei questurini” (credo che, in questa Ammnistrazione, di schifoso ci fosse solo lui, non l’uniforme che, indegnamente questo avrebbe dovuto portare e che, per fortuna non indossava); poi potremmo far salire anche quel funzionario che a Torino, così tanto pe’ fasse du’ risate mentre era in automobile, ogni tanto, mostrava un fallo di gomma alle signore di passaggio fintanto che una di queste fermò un’autoradio dei Carabinieri in transito e questo splendido esemplare pensò bene di qualificarsi ritenendo che questo avrebbe messo tutto a posto, ma tutto sommato forse no, questo non è il caso di farlo salire sul nostro bus, del resto ha contribuito a sdrammatizzare un po’ l’immagine della arcigna Polizia facendo capire che, in fondo, siamo una bella combriccola di simpatici mattacchioni.
Allora lasciamo posto a quei funzionari che, a Torino nel 1989 e a Milano nel 1997 mi hanno attivato due procedimenti disciplinari per la sospensione dal servizio, poi archiviati in fretta e furia dai rispettivi funzionari istruttori non appena si è cominciato a udire il tintinnio delle manette che stavo per tirare fuori con la motivazione “che il comportamento descritto non risulta censurabile sotto alcun profilo e pertanto non risulta applicabile alcuna sanzione”, mettiamo a sedere vicino a loro anche i due questori che non hanno rilevato le gravissime mancanze disciplinari di coloro che quei procedimenti avevano attivato, ledendo così il decoro dell’Amministrazione, minando la fiducia di un dipendente nella stessa – fatto gravissimo - e nella classe dirigente e direttiva, cagionando un inutile lavoro amministrativo con sperpero di risorse umane; poi assegnamo un posto anche a quella funzionaria che pensava di poter dirigere una Digos regionale andando a fare shopping per mattinate intere con la moglie del questore, che si è persa nove cartucce in dotazione e poi pretendeva, con un’arroganza insopportabile, di far credere che lei aveva in dotazione sette cartucce (manco un caricatore completamente rifornito) e che all’atto del suo trasferimento ad altra sede quando le si è richiesta indietro una pistola a tamburo calibro 38, arma di reparto, ha candidamente annunciato di averla inviata alla sua nuova destinazione nelle valige (spedite per ferrovia); c’è posto anche per quel funzionario che ha sigillato a +5 °C i termostati di un valico di frontiera dove in inverno di notte si arriva a -25 °C, ma... forse no questo è meglio farlo salire su un’ ambulanza insieme a due nerboruti infermieri (e a quell’altro funzionario fuori ruolo che in un centro Sisde dell’Italia centrale durante un film di azione è rimasto così coinvolto da sparare un colpo di pistola nel televisore), invece sull’autobus facciamo salire i quattro ispettori ministeriali che in quattro diverse ispezioni avvenute nel giro di pochi anni non si sono accorti che in quell’ufficio la contabilità della mensa era fatta in modo, come dire?, fantasioso? E che i modelli 106 degli automezzi erano da anni compilati tutti dalla stessa mano...
Il primo autobus è quasi completo, ma c’è ancora posto per quei funzionari che, sostenendo con pervicacia che essere iscritti all’albo dei Ctu del Tribunale equivale ad essere iscritti all’Ordine degli Avvocati e quindi contrasta con il divieto di cui all’art. 50 del regolamento di servizio, hanno trascinato l’Amministrazione in una lite temeraria, salvo essere smentiti prima dal Tar e poi, proseguendo nella stessa lite temeraria, dal Consiglio di Stato con tanto di condanna dell’Aministrazione; poi ci mettiamo i funzionari della Direzione Centrale risorse umane che, con motivazioni assurde, illogiche e contrarie ai più elementari principi di buona amministrazione, hanno rigettato una istanza di riammissione in servizio, venendo smentiti dal Tar, provocando una nuova condanna dell’Amministrazione ed un danno erariale di circa 193.000 euro; negli ultimi posti, quelli sopra il motore, (che da ragazzi occupavamo durante le gite scolastiche perché è il posto degli scalmanati) ci mettiamo quel funzionario, figlio di un questore, fuori ruolo al Sisde che, con una autovettura del servizio ha imboccato, contromano viale M.llo Pilsudsky “centrando” in pieno un’autoradio del Commissariato Villa Glori e con una faccia di bronzo veramente unica voleva anche avere ragione; a fianco ci mettiamo quell’altro funzionario, sempre in servizio fuori ruolo al Sisde che dovendo denunciare il furto di una Fiat Uno del servizio ha fatto una piazzata in una questura dell’Italia centrale perché pretendeva di non inserire in denuncia la targa dell’auto in quanto informazione classificata; ci sono ancora tre posti e ci mettiamo, nell’ordine, quel funzionario che, con aria compiaciuta per la sua scaltrezza, (che si può definire, invece, solo odiosa vigliaccheria) ha cercato di insegnarmi (senza naturalmente riuscirvi) l’arte di compilare due diversi ordini di servizio, uno da consegnare in mano agli operanti, “distrattamente” non firmato o firmato con uno scarabocchio illeggibile, con alcune disposizioni e un altro, con disposizioni totalmente diverse, da tenere nel cassetto della sua scrivania e da tirare fuori al bisogno; quel funzionario fuori ruolo sempre in servizio al Sisde che ha fatto shopping, senza pagare, in tutti i negozi di abbigliamento di via Cola di Rienzo “tanto quelli sono ebrei e i soldi ce li hanno uguale” (sic) e infine c’è posto per quel dirigente della frontiera che per non sentire la nostalgia dell’ ufficio ha pensato bene di andare in vacanza fuori regione con un’ autovettura di servizio (che fulgido esempio attaccamento all’ Amministrazione... e ai suoi beni mobili).
Ho saltato l’elencazione di molte assegnazioni di posti perché la rivista ha spazio limitato e non la si può trasformare in un’enciclopedia, ma piano piano, con il mio elenchino in mano, ho riempito già sette autobus a 55 posti e continuo con la mia biglietteria, ho finito, finalmente.
Ecco, adesso potremmo anche far salire Genchi, ...hops, non c’è più posto.
Mi sa tanto che Genchi non si può destituire, non ci sono più autobus, nemmeno a noleggiarli.

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