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Agosto-Settembre/2012 - Contributi
GdiF
Uno scandalo ogni dieci anni
di Lorenzo Lorusso - Presidente nazionale dei Finanzieri Democratici

Le proposte del Movimento dei Finanzieri Democratici perché
si riduca il potere centrale della Guardia di Finanza e si arrivi
alla trasparenza che consenta di eliminare la corruzione del Corpo


«La Finanza merita lode e rispetto, ma non altrettanto si può dire per il suo comando generale». Sono le parole di uno dei più grandi giornalisti italiani viventi, Eugenio Scalfari, già direttore de La Repubblica ora cura una rubrica sul settimanale l’Espresso. Scalfari, e che in un suo editoriale, rincarava anche la dose affermando che: «Al vertice di quel Corpo, sono stati rari e brevi i periodi di pieno rispetto delle norme di correttezza e legalità». Ma a cosa si riferiva il decano dei giornalisti italiani? All’ultimo scandalo, in ordine di tempo, che ha investito i vertici della Guardia di Finanza: la loggia massonico-affaristica denominata P4. Ma già negli elenchi di Licio Gelli della P2 vi erano finiti ben 37 alti ufficiali del Corpo, molti dei quali fecero carriera anche dopo la pubblicazione ufficiale dei nominativi degli appartenenti alla loggia, pubblicazione voluta dall’on. Tina Anselmi (vedetta partigiana durante l’ultimo conflitto mondiale).
Prima che la magistratura scoprisse la P3 il Corpo delle Fiamme Gialle passò anche per Tangentopoli, che vide implicato il generale Cerciello ed altri militari, e per gli episodi di corruzione e concussione in Veneto, i quali videro coinvolti i colonnelli Guaragna e Petrassi. Tutti ufficiali con sentenze passate in giudicato ed il tesoretto nascosto da quest’ultimo fu rinvenuto dopo anni di indagini mirate. Un po’ com’è accaduto con i quadri d’autore di proprietà di Calisto Tanzi (circa 28 milioni di euro di valore) che qualcuno aveva provveduto a nascondere per sottrarli a probabili sequestri della magistratura da porre in essere a favore dei numerosi creditori raggirati. Ed anche per quanto riguarda lo scandalo della Parmalat sono sorte alcune inquietanti domande: come mai quell’azienda – così chiacchierata negli ambienti economico-finanziari – non subiva verifiche fiscali globali da oltre 22 anni?
Quando venne a galla la P3, unitamente all’inchiesta Why Not condotta dall’allora P.m. Luigi De Magistris, non sappiamo se a torto o ragione ma vennero fatti i nomi di altri due alti ufficiali della Guardia di Finanza, poi, ci fu uno scontro tra procure e l’attuale sindaco di Napoli venne – per noi che seguiamo queste vicende – inspiegabilmente trasferito ad altro incarico. Dei 42 imputati 34 furono assolti direttamente dal Gip ma, nell’opinione pubblica, restò il dubbio di come sarebbero andate a finire le indagini se le avesse condotte sino al termine naturale il dottor De Magistris.
Il dato di fatto inconfutabile è che ciclicamente, quasi ogni 10 anni, la Guardia di Finanza viene investita da un grosso scandalo che coinvolge i vertici mentre, quasi tutti gli anni, vi sono isolati episodi di corruzione o concussione, di minore importanza, che coinvolgono la base del Corpo.
Il generale Roberto Speciale, dopo il pronunciamento della Cassazione, è ancora sub iudice per i viaggi in aereo con le spigole, mentre il nome di qualche altro ufficiale fu fatto nella circostanza dell’indagine sportiva riguardante il manager della Juventus Luciano Moggi.
Con la P4, è emerso un altro scenario inquietante e i reati ipotizzati, se confermati in tutti e tre i gradi di giudizio, indicherebbero, considerata la presunta divulgazione di notizie riservate, anche infedeltà nei confronti delle istituzioni.
C’è da dire che, se queste accuse verranno confermate in sede dibattimentale, un comandante del Corpo interno non è servito ad arginare quei fenomeni di malcostume che ormai vanno avanti da circa 34 anni, ovvero dall’allora scandalo dei petroli che coinvolse il comandante generale pro tempore Raffaele Giudice. Ecco perché il Movimento dei Finanzieri Democratici propone al Governo tre soluzioni finalizzate a ridurre il potere centrale e ad aumentare la trasparenza. Le prime due iniziative che la politica dovrà porre in essere se vorrà veramente condurre le Fiamme Gialle su parametri europei – ma anche mettere alla pari con Polizia di Stato e Penitenziaria - sono la smilitarizzazione e la sindacalizzazione, mettendo subito al vertice della Guardia di Finanza un prestigioso e alto funzionario civile dello Stato. Poi, successivamente, sarà necessario regionalizzare il Corpo al fine di renderlo maggiormente efficiente e competitivo in una realtà locale, un po’ com’è già avvenuto con il Corpo Forestale, laddove ogni comando regionale ha delle precipue peculiarità di lavoro da svolgere. Un comando generale che da Roma decide tutto di tutti, lo si è visto, non funziona. Per anni – e risulta anche da atti ufficiali – ci sono stati troppi controlli interni sul personale dipendente (graduati e sottufficiali) ma ben pochi sui vertici. Del resto con una struttura piramidale ancorata a codici e regolamenti militari sia rigidi sia obsoleti sarebbe stato impossibile per qualunque ministro esercitare il dovuto controllo: la legge che struttura la Guardia di Finanza è stata creata ad hoc per i militari, per far sì che nessun ministro potesse inviare degli ispettori ministeriali e nessuna lamentela interna potesse trapelare in considerazione che il Corpo è privo di un sindacato che ne legittimi la trasparenza e la democrazia interna.

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