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Agosto-Settembre/2012 - Contributi
GdiF
Se il controllore non controlla se stesso
di Vincenzo Cerceo - Colonnello c.a. della Guardia di Finanza


Il Comando Guardia di Finanza di via Fiamme Gialle, già Passeggio S. Andrea, risulta allocato in quell’edificio che, negli anni Cinquanta, appartenne all’ex industria pesante navalmeccanica “Fabbrica Macchine”. Tale edificio è caratterizzato da forte presenza di amianto, in relazione al quale furono effettuate, in più riprese, dal 1999 al 2010 più bonifiche, in ritardo rispetto alle leggi sull’amianto e sulla sicurezza del lavoro (leggi e decreti del ‘56, del ’91, del ’92, del ’94 e così via).
Detto materiale bonificato, classificato nei documenti di trasporto alla discarica come irritante, nocivo, cancerogeno, mutageno, ecotonico ha, di conseguenza, per anni contaminato l’ambiente di lavoro dei finanzieri ivi in servizio, senza che agli stessi fosse fornita adeguata e legittima protezione. Tra l’altro, l’impianto di riscaldamento ad aria ha avuto modo di diffondere, per anni, le pericolose polveri prodotte dal disgregamento dell’amianto all’interno dei locali di lavoro, senza che al personale coinvolto fosse fatta informazione sul rischio di amianto, né fossero applicati i protocolli previsti dal Decreto del Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale del 1987 e dai successivi decreti.
Sorgono, a questo punto, inevitabili alcune domande: perché tutto ciò è potuto accadere all’interno di un Corpo di Polizia che si è sempre autodefinito anche come preposto a compiti di polizia ecologica? Perché proprio degli operatori di giustizia non hanno applicato le ben chiare norme esistenti al proprio interno? C’è solo da sperare che si voglia rispondere a queste semplici domande.

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