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Gennaio-Febbraio/2014 - Mondo Poliziotto
Aldrovandi
Rispetto e sacralità della vita irrinunciabili per chi vuole svolgere funzioni di polizia
di Segreteria nazionale Siulp

Sento la necessità, prima ancora del dovere di intervenire in merito al rispetto e la
sacralità della vita umana che per i poliziotti, che hanno scelto di mettere la propria vita
al servizio del Paese, della difesa delle Istituzioni democratiche e dei cittadini nel
rispetto della legge, e' e deve restare condizione imprescindibile e irrinunciabile per
poter svolgere la delicata e indispensabile funzione di polizia la quale, come si
conviene in ogni stato democratico, non può che essere improntata sulla necessità di
dover garantire si la sicurezza ma anche la libertà di ogni individuo nel pieno rispetto
delle leggi ma anche dei diritti umani.
Lo afferma Felice ROMANO, segretario generale del più grande e storico sindacato
confederale della Polizia di Stato - che rappresenta il 30% dei poliziotti italiani - in una
nota nella quale interviene in merito agli applausi tributati ai poliziotti condannati per
omicidio colposo dopo la morte del giovane ALDROVANDI.
Difendere la legalità e le Istituzioni al servizio del Paese e dei cittadini richiede una
convinzione di totale rispetto della vita umana e di tutti i suoi diritti che ancorché
professionale deve essere intimamente e necessariamente appartenente al patrimonio del
DNA di ogni rappresentante delle Istituzioni e, a maggior ragione di chi appartiene alle
Forze di polizia; ogni volta che si perde una vita umana per affermare la
legalita', soprattutto quando si tratta di un giovane, sottolinea Romano, e' un
fallimento dell'intera collettività anche se ciò avviene per colpa o per qualsiasi altra
motivazione che non rientri nel dolo di voler compiere un gesto così esecrabile.
Ecco perché queste tragedie, per le quali va sempre portato rispetto per chi ha perso la
vita e per i familiari che vivono il dolore del distacco, debbono servire solo come
riflessione per apportare ogni possibile correttivo affinché non si ripetano più e per
evitare dolore ai familiari e devastazione in chi, anche se per colpa o negligenza deve
rispondere di quel fatto alla propria coscienza, ai propri figli, ai propri familiari prima
ancora che alla giustizia e ai familiari della vittima.
Per me, che sono uomo delle Istituzioni, e al loro servizio, continua il leader del
SIULP le sentenze non si commentano e men che meno si criticano. Le sentenze si
rispettano e basta. Perché in un paese democratico, soprattutto per chi ha scelto di
servire le Istituzioni difendendo la legalità e mettendo la propria vita al servizio del
Paese e dei cittadini la verità giudiziaria, anche quando non piace e nonostante la
consapevolezza che essa non sempre rappresenta la verita' assoluta, e' l'unica verità che
si deve rispettare e alla quale attenersi.
Questo e' il limite che distingue lo Stato e chi lo rappresenta dall'anti stato e i suoi
accoliti.
Voglio pertanto, continua ROMANO in qualità di massimo responsabile del più grande
Sindacato dei poliziotti, rasserenare i cittadini e i familiari che, per qualsiasi motivo si
sono trovati a vivere la tragedia della perdita di un proprio caro in circostanze in cui
sono coinvolti tutori dell'ordine che, nella Polizia di Stato e in tutte le altre Forze di
polizia è patrimonio radicato, convinto, irrinunciabile e diffuso di tutti gli appartenenti il
rispetto e la sacralità della vita umana anche quando si trovano di fronte ad assassini
efferati che hanno procurato molti lutti e, a volte persino stragi di innocenti e di onesti
servitori dello Stato per i quali, ne sono certo vi è altrettanto diffuso e radicato rispetto
nei cittadini per il loro sacrificio al servizio del Paese e per il bene della collettività.
Tutto il resto, conclude Romano resta voce isolata che non può e non deve incrinare il
necessario e irrinunciabile rapporto fiduciario tra cittadini e tutori dell'ordine che, in
ogni democrazia resta l'unico anti virus contro ogni devianza sociale o totalitaristica.
Roma, 30 aprile 2014

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