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Novembre-Dicembre/2014 - Interviste
Società
«La militarizzazione dell’ordine pubblico è un’anomalia»
di Michele Turazza

«Il compito di garantire la pace sociale è stato affidato
all'Autorità di Pubblica sicurezza». Vediamo come e sulla base
di quali principi con Silvano Filippi del Siulp Veneto


Per Silvano Filippi (segretario regionale Veneto del Siulp) l’attuale forma di reclutamento dei neo agenti di Polizia esclusivamente tra ex militari in ferma breve rappresenta la negazione dei principi della legge 121, che ha previsto la smilitarizzazione della Guardie di Pubblica sicurezza e l’istituzione di un corpo di Polizia ad ordinamento civile per la gestione dell’ordine pubblico. Chi manifesta è portatore di diritti: è ormai tempo di riscrivere tutti assieme le regole per garantire un corretto e pacifico svolgimento delle manifestazioni di piazza e di puntare sulla formazione degli agenti.

Dottor Filippi, ormai da anni le è affidato il delicato compito di “gestire la piazza” in occasioni di manifestazioni e cortei. Facciamo un po’ di chiarezza concettuale. Cosa sono “l’ordine pubblico” e la “sicurezza pubblica”?
Da un punto di vista squisitamente giuridico l’ordine pubblico, così come richiamato da un consistente numero di norme civili e penali, è il complesso dei principi fondamentali caratterizzanti la struttura etico-sociale della comunità nazionale in un determinato momento storico.
L’ordine e la sicurezza pubblica, che invece ci interessano più da vicino, hanno a che fare con la prevenzione degli atti collettivi di violenza e di arbitrio e con la garanzia dell’ordine sociale più in generale, da intendersi come ordinato svolgimento delle manifestazioni di natura economica, culturale, religiosa e più in generale di pensiero.
Il compito di garantire la pace sociale così definita è stato affidato all’autorità di Pubblica Sicurezza, chiamata ad impedire il concretizzarsi dei fattori che potenzialmente la minacciano e, se del caso e quale extrema ratio, chiamata a reprimere le turbative che compromettono questo equilibrio. Ridotta ai minimi termini la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica è lo strumento attraverso il quale nella quotidianità si cerca di garantire l’equilibrato esercizio dei diritti costituzionali.
Ora è evidente che quando questo equilibrio viene messo in discussione occorre intervenire per ripristinarlo. Il problema, non certo di facile soluzione, è come questo intervento può essere realizzato. E l’attuale congiuntura rappresenta da questo punto di vista peculiari criticità che impongono un continuo adeguamento degli schemi di intervento. Al riguardo ci sarà modo di ragionare più oltre.

Come è cambiata la concezione dell’ordine pubblico dagli anni del dopoguerra ad oggi?
A mio modo di vedere l’evoluzione dell’ordine pubblico può essere inquadrata in tre diversi periodi storici. La prima fase, che va dal dopoguerra agli anni ’70, si caratterizza per una impostazione squisitamente militare, e cioè di pura contrapposizione tra opposti schieramenti. Lo scontro viene considerato come opzione inevitabile e la gestione dell’ordine pubblico è interpretata come prova muscolare di contenimento. Tra le varie ricerche storiche che hanno studiato il periodo in questione ho trovato estremamente puntuali le riflessioni proposte da Henner Hess in un suo interessantissimo saggio (La rivolta ambigua - Storia sociale del terrorismo italiano, 1991), nel quale l’autore, proprio ricordando i risultati di una indagine della rivista Ordine Pubblico, spiega come i poliziotti italiani di quel periodo fossero sostanzialmente assimilabili ad un esercito di disperati, mal pagati, sovraccarichi di lavoro e trattati dagli ufficiali in modo umiliante, al punto tale da scaricare queste loro frustrazioni con una irrazionale aggressività. Di talchè, conclude Hess, “la Polizia interviene anche laddove qualsiasi altra polizia riterrebbe sufficiente tenere semplicemente gli occhi aperti, ed è proprio essa a provocare lo scontro violento”.
Il clima sociale di quel periodo è descritto in modo mirabile dal film capolavoro Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, e gli effetti di questa contrapposizione di piazza sono riassunti nella foto simbolo degli anni di piombo scattata nel 1977 in via De Amicis a Milano, nella quale è immortalato un dimostrante con il volto coperto e la pistola puntata a mani congiunte contro la Polizia. Quel giorno perse la vita il Brigadiere Custrà, una delle tante vittime di questa guerra senza vincitori.

... [continua]

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