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Giugno - Agosto/2015 - Interviste
Sicurezza
«Assumere 2.500 unità dall'Esercito è un'operazione che puzza di bruciato»
di Giovanni Lucifora

Nicola Fratoianni (Sel) commenta i problemi attuali della Polizia
e asupica un solo grande sindacato unitario: «Mi preoccupa pensare
che chi mi dovrebbe 'proteggere e servire' vive una condizione
di frustrazione economica e psicologica». I rischi per il Giubileo
arrivano dall'interno più che dall'Isis. E sull'immigrazione
dice: «La legge Bossi–Fini costringe alla clandestinità»



Era al G8 di Genova nelle drammatiche giornate del luglio del 2001. Oggi è il coordinatore di Sel alla Camera dei Deputati, tifa per la Grecia di Tsypras e ammira la Spagna di ‘Podemos’. In Italia è un duro oppositore del governo Renzi. La sua esperienza politica nasce dal partito della Rifondazione comunista e come il premier è toscano, non di Firenze ma di Pisa.
Una frase a lui attribuita che si trova sul web recita: “La lotta alla criminalità non è un orpello ma una tematica su cui testare l’efficacia delle politiche sui beni comuni e di interesse collettivo”. E il successo alla lotta alla criminalità passa imprescindibilmente per un adeguato settore sicurezza che oggi però soffre alcune carenze. Per Fratoianni quindi servono rinforzi. 2.500 operatori arriveranno in vista del Giubileo e saranno assunti dall’Esercito ma il coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà sente puzza di bruciato. Tra l’altro dal 2016 saranno possibili assunzioni dal mondo civile.

«Che ci fosse bisogno di nuove assunzioni nelle Forze di Pubblica sicurezza ne eravamo convinti, così come non ci ha mai convinto l’idea, se pensiamo ad esempio a ‘Strade sicure’, che ad occuparsi di sicurezza potessero essere le Forze Armate. Si potrebbe notare peraltro che quella doveva essere una misura eccezionale e transitoria invece è stata rifinanziata anche quest’anno, quando si poteva procedere direttamente con un nuovo concorso in Polizia. Per altro era una richiesta anche dei sindacati a causa dei fortissimi tagli che stanno pregiudicando l’operatività, creando problemi di sotto organico diventato ormai strutturale, condizioni reddituali maturate in anni di blocco degli adeguamenti stipendiali e crescente crisi economica. Ora, assumere 2.500 unità dall’Esercito in questa fase, non solo è un errore ma assume i connotati di una vera e propria beffa, visti e considerati i rapporti di forza nel Comparto e visto e considerato che l’attuale sottosegretario Rossi proviene precisamente dalle fila dell’Esercito.
Insomma, è una operazione che puzza di bruciato lontano un miglio, anche considerato l’iter che seguiranno i Decreti legislativi della legge 244 di Riforma dello strumento militare che prevede, nel corso degli anni, forti tagli di personale, soprattutto laddove ce n’è di più: quindi ad esempio proprio nell’Esercito. Detto in altri termini i nuovi 2.500 operatori della sicurezza sono gli stessi che in futuro mancheranno al computo dei tagli di personale all’Esercito, quindi un problema in meno per le ‘alte sfere’ quando domani dovranno occuparsi di razionalizzare per raggiungere i numeri fissati dai decreti discendenti della 244».

Oltre ai problemi economici e al numero degli appartenenti alle Forze dell'ordine c'è però anche la questione legata alla Polizia di Stato che dopo la storica Riforma dell'81 ha assunto una vocazione civile e non più militare.
La Polizia è un Corpo smilitarizzato e sindacalizzato, ciò nonostante il modello di assunzioni fin qui tenuto attraverso i Vfp (Volontari in ferma prefissata) è per sua natura e funzione più vicino ai cittadini ed ai problemi della quotidianità, al territorio e alle sue contraddizioni. Quello che arriva dall'Esercito non solo è un militare (lo sono anche i Carabinieri) ma è Forza Armata nel senso più proprio del termine, riceve infatti un addestramento che non ha nulla a che vedere con l’addestramento che riceve un poliziotto o un forestale o un vigile del fuoco.
‘To protect and serve’ direbbero gli statunitensi dei loro poliziotti. Per proteggere e servire i cittadini insomma, non per difendere la Patria o, peggio ancora, per fare la guerra.

Quindi il coordinatore di Sel esprime forti peprplessità sulla sicurezza organizzata dai militari.
Noi siamo favorevoli a una smilitarizzazione complessiva, figuriamoci per quanto riguarda la sicurezza. Troviamo sbagliato ad esempio che alcuni Corpi che hanno una prevalente funzione di sicurezza pubblica siano ancora militarizzati e siamo contrari a qualsiasi operazione di ulteriore militarizzazione, che pure fa spesso capolino nei ragionamenti di settori (peraltro non irrilevanti) del governo.
Certo il Comparto andrebbe riorganizzato e andrebbero messe a disposizione risorse fresche per l'operatività. Questi anni di tagli hanno reso tutto meno funzionale, tutto più difficile, soprattutto per chi lavora in strada. E da cittadino non solo mi crea imbarazzo sapere delle Volanti ferme per carenza di carburante (per fare un esempio fra i più eclatanti), ma mi preoccupa pensare che chi mi dovrebbe ‘proteggere e servire’ vive una condizione di frustrazione economica e psicologica.

Considerata la delicatezza e le specificità del Comparto, vengono a mancare le premesse stesse della sicurezza?
Il combinato disposto fra la crisi ed il blocco stipendiale ha segnato il precipitare della condizione sociale nel Paese: tutti più poveri, tutti più precari ed insicuri, tutti più soli. ... [continua]

LEGGI L'INTERVISTA COMPLETA:
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oppure il numero 06 66158189



FOTO: Nicola Fratoianni - Sel

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