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Gennaio/Febbraio/2016 - Interviste
Detenzione
La mini-finanziaria della droga che costa un miliardo l’anno
di Francesco Toniarini

Costa al nostro Paese oltre un miliardo di euro l’anno.
La si tenta di combattere quotidianamente, ma i risultati
non ci parlano di un successo o una vittoria.
È la “guerra alla droga”, iniziata con il Testo Unico (meglio noto
come la legge Fini-Giovanardi), “bonificato” - il commento
di chi lo critica – in questi anni, da almeno un paio di sentenze
di incostituzionalità, e che come sostiene l’associazione Antigone,
di fatto non ha portato miglioramenti.

l’anno – se si considera la vigenza della cosiddetta legge Fini-Giovanardi dichiarata incostituzionale con la sentenza 32 del 2014 della Corte costituzionale – e nel frattempo c’è stato il passaggio di circa 250mila persone nelle carceri». Parte subito “conti alla mano” Gennaro Santoro, avvocato e componente del direttivo dell’associazione Antigone, che da anni combatte per migliorare le condizioni dei detenuti nelle carceri, e per promuovere interventi in materia di procedura penale, su alcune tipologie di reati.
«Questa è la cifra che è stata spesa per mantenere in carcere detenuti che avevano commesso reati a vario titolo legati agli stupefacenti. A margine, i costi per milioni di euro dell’attività repressiva delle Forze dell’ordine, e circa altri 9 milioni – sempre all’anno – per le spese sostenute dai Tribunali per perseguire tali reati. Stiamo parlando di numeri complessivi, ma tra questi una gran parte riguarda soggetti che erano consumatori di cannabis, o tutt’al più piccoli spacciatori».

Avvocato, proviamo a stilare un identikit del detenuto che rientra in questa categoria, ad esempio ragazzi coinvolti in reati occasionali che non costituiscono di fatto una minaccia per la società al punto di dover applicare delle misure di detenzione?
Dobbiamo considerare che, prima della dichiarazione di incostituzionalità di tanti articoli della “Fini-Giovanardi” si andava in carcere con pene molto severe. Si partiva dai sei anni anche per la detenzione, ad esempio, di due piantine di marijuana, per un massimo di vent’anni di reclusione [art.73 comma 1, ndr].
La “coltivazione particolare” è una condotta spesso propedeutica al solo consumo, soprattutto quando si coltivano poche piantine, che non rientra mai nel cosiddetto uso personale. Siccome l’esito del referendum del ’93 ha previsto la depenalizzazione solo di alcune condotte propedeutiche al consumo, le Forze di polizia e il pubblico ministero si trovano nella condizione di dover sempre presumere la finalità di spaccio. Questo comporta che ci sia sempre un processo vero e proprio nel momento in cui ci si trovi dinnanzi ad un soggetto che stia coltivando delle piantine, anche se sia emerso fin dal primo accertamento che la coltivazione è per uso personale. Tutto ciò è paradossale, e c’è la necessità di intervenire velocemente, anche con un decreto legge.
... [continua]

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