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Gennaio/Febbraio/2016 - Interviste
Ambiente
«Molte competenze resteranno in mano a Regioni e Comuni. Ma allora perché questi cambiamenti?»
di Vittorio Bonanni

A 360° gradi le critiche al governo Renzi di Stefano Lenzi,
responsabile relazioni istituzionali del Wwf, che giudica
schizofrenica la politica dell’esecutivo sulle questioni climatiche

Stefano Lenzi, la riforma costituzionale sulla quale il Paese sarà chiamato ad esprimersi ad ottobre prevede una forte riduzione dei poteri delle regioni. Le quali, pur nel ruolo controverso che hanno assunto nel tempo, si sono dimostrate comunque un baluardo sulle tematiche ambientali rispetto a delle decisioni discutibile prese dal governo. Vedi il caso delle trivellazioni e dei referendum. Siete preoccupati come organizzazione ambientalista per gli scenari futuri? E quali sono secondo voi i punti favorevoli e quelli critici di questa riforma?
La questione più spinosa è notoriamente quella del nuovo Titolo V della Costituzione della Riforma Boschi e in particolare dei poteri esclusivi dello Stato nella legislazione su materie, oggi di competenza concorrente tra Stato e Regioni, quali la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia e sulle infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione, trattate nell’articolo 117 della nostra Carta.
Questioni che vanno incrociate con il tema del “governo del territorio”, anch’esso oggi tra le materie concorrenti, che domani dovrebbe diventare di competenza esclusiva dello Stato ma soltanto limitatamente alla definizione di “disposizioni generali e comuni”. E non può essere altro che così, visto che sia le infrastrutture energetiche che le reti di trasporto e quelle strategiche di interesse nazionale, una volta individuate dallo Stato, devono essere “calate” su un territorio, tra l’altro ampiamente “infrastrutturato”, come quello italiano e che comunque le competenze sulla pianificazione urbanistica e su quella paesaggistica, rimangono in capo alle Regioni e ai Comuni.
Viene quindi da domandarsi perché non sia stato conservato l’assetto attuale. E non sembra che la nuova definizione delle competenze sia da considerarsi risolutiva anche dal punto di vista dei “riformatori”, che dovrebbero domandarsi se così non si continua ad alimentare il contenzioso invece di superarlo.

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