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Maggio-Giugno/2016 - Mondo Poliziotto
Siulp
Immigrazione: la discutibile (non) soluzione delle scorte di Polizia trilaterali
di Mario Deriu Segretario generale Provinciale Siulp Originale firmato agli atti Segr. prov. Siulp - Bz

Semplificando è corretto affermare che con il definitivo riconoscimento della convenzione di Schengen da parte degli Stati aderenti si è realizzata la libera circolazione delle persone e l’abolizione dei controlli sistematici alle frontiere interne nel cosidetto Spazio di Schengen.
Contestualmente sono state individuate specifiche forme di collaborazione per specifiche attività tra Polizie europee - esempio coordinamento tra Stati per la lotta alla criminalità organizzata, traffico d’armi, droga, ecc.
L’introduzione a regime di libera circolazione per cittadini degli Stati firmatari aderente al trattato Schengen ha spinto Germania, Austria e Italia a istituire, nell’anno 2001, in via sperimentale, le Pattuglie ferroviarie di Polizia trilaterali, con l’obiettivo di dar vita a una rappresentanza condivisa di sicurezza europea, per svolgere saltuariamente, 3/4 volte l’anno, controlli di Polizia limitatamente alla tratta ferroviaria internazionale Bolzano - Monaco di Baviera percorsa dalle tre Polizie nei due versi.
La Pattuglia trilaterale composta da un operatore di Polizia italiano, uno tedesco, uno austriaco, era chiamata a eseguire esclusivamente attività di prevenzione relativa ai reati predatori perpetrati a bordo treno, con compiti operativi nettamente definiti con rigidi confini funzionali; nello specifico il singolo operatore, nella tratta di percorrenza del territorio di appartenenza assumeva il ruolo di custode esclusivo e interprete unico della sovranità operativa e funzionale di autorità di polizia, diversamente, sul territorio altrui, assumeva la veste di osservatore non ingerente privo di autorità giuridica e d’intervento.
La corretta condizione di reciprocità delle Pattuglie trilaterali ha funzionato sino al novembre del 2014 quando gli eventi della storia sono precipitati determinando un epocale fuga di massa verso l’Europa dei popoli provenienti dai Paesi del Medio Oriente e dal Continente africano dilaniati dai conflitti bellici.
L’Europa politica in preda a un egoistico stato confusionale, ricca di conferenze e priva di idee concrete, ha alimentato sofferenze sociali e posizioni populistiche, in particolare Germania e Austria avvantaggiate dal nostro traccheggiare politico- istituzionale hanno affrontato la questione con forme sicuramente discutibili; hanno chiesto e ottenuto, a nostro discapito, un’impropria metamorfosi delle Pattuglie trilaterali alienando la pariteticità tra Stati stravolgendone la finalità e la strutturazione del servizio.
Nei fatti, l’inedita formula delle pattuglie trilaterali, pur mantenendo il ruolo da osservatori da parte della Polizia tedesca e austriaca, ha assunto ed assume ad oggi contorni e contenuti ambigui, infatti, si parte da Trento e non più da Bolzano, si opera quotidianamente su tutti i treni internazionali in direzione Sud nord e non più da nord verso sud, il servizio è disposto quotidianamente è non più saltuario, l’operatore di Polizia italiano interrompe il suo servizio alla stazione ferroviaria del Brennero e non più a Monaco di Baviera seppure esista un flusso migratorio che dal nord raggiunge l’Italia; quest’ultima, al di là di quelle operative, è la più imbarazzante delle novità che merita attenzione e riflessioni di interesse politico in quanto costringe l’Italia ad abdicare al ruolo primario di pariteticità tra Stati.
Il fine appare chiaro di chi intende utilizzare strumentalmente le Pattuglie trilaterali “con compiti unilaterali”, monitorare l’operato italiano, arginare e/o respingere l’incontenibile fiume umano, e ricostituire di fatto la frontiera storica del confine del Brennero con l’Europa solo in direzione nord, aggirando furbescamente, più o meno elegantemente, il trattato di Schengen.
Valutazione quest’ultima confermata dalla recente volontà dell’Austria di ergere unilateralmente muri e fili spinati ai confini ed estendere sino alla stazione ferroviaria di Fortezza in autonomia operativa i controlli della Polizia austriaca; bene ha fatto il ministro dell’Interno Alfano a respingere con ferma determinazione l’irricevibile ed invasiva proposta.
Analitiche e concrete valutazioni fanno emergere in tutta la sua gravità la disperata incapacità dell’Europa e della politica internazionale che con discutibile semplificazione ha scaricato sulle Forze di polizia italiane – da Lampedusa a Bolzano - la gestione dell’ondata umana dei profughi, adagiandosi su un’unica certezza, quella di affidarsi alla sensibilità umana e all’alto profilo professionale degli uomini della Polizia di Stato.
Gli operatori della Polizia di Stato responsabilmente consapevoli del loro ruolo istituzionale e animati dal credo umanitario sono più che mai determinati a non far mancare, anche per il futuro, il proprio e partecipato contributo a favore di quelle genti stravolte e perseguitate da guerre e violenze e fame; diversamente il cittadino in divisa e l’uomo è assolutamente preoccupato della latitanza della politica, consapevole suo malgrado di essere lenitivo sociale e altrettanto certo che questo non sia un problema di Polizia né tanto meno da questa risolvibile.
L’unica soluzione praticabile insiste nella capacità di superare i pregiudizi ideologici e culturali attraverso una rigenerazione europea capace di promuovere concrete e illuminate iniziative politico-umanitarie, strategiche e lungimiranti, di cui tutto il mondo occidentale è chiamato a farsi carico, diversamente il flusso migratorio diverrà ingestibile e incontrollabile, spianando la strada alle paure, all’egoismo, alle contrapposizioni e ai suoi conseguenti effetti.
Ecco perché nel discreto, silenzioso e consapevole pensare comune della categoria si è compreso il fallimento e l’inutilità delle Pattuglie trilaterali, dispendiose, professionalmente complicate e inutili, non affrontano neanche marginalmente il problema; in questo momento storico, interromperle immediatamente o dar loro un indirizzo diverso significherebbe umanamente riabilitarci tutti oltre a essere un atto di saggia politica da cui ripartire per individuare soluzioni vere per la società di oggi e per quella del futuro, nell’interesse di tutti.
Diversamente l’Europa è stato un sogno (non) realizzabile …..?

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