home | noi | pubblicita | abbonamenti | rubriche | mailing list | archivio | link utili | lavora con noi | contatti

Lunedí, 25/05/2020 - 00:11

 
Menu
home
noi
video
pubblicita
abbonamenti
rubriche
mailing list
archivio
link utili
lavora con noi
contatti
Accesso Utente
Login Password
LOGIN>>

REGISTRATI!

Visualizza tutti i commenti   Scrivi il tuo commento   Invia articolo ad un amico   Stampa questo articolo
<<precedente indice successivo>>
Maggio-Giugno/2016 - Mondo Poliziotto
PolPen
La ricerca in breve
di Michele Turazza

Lo strumento utilizzato è stato il questionario multidimensionale della salute organizzativa, idoneo a consentire la definizione dello stato di salute dell’organizzazione e l’individuazione delle possibili aree di intervento per promuovere migliori condizioni di lavoro e di benessere. I principali aspetti oggetto dell’indagine sono stati: il comfort dell’ambiente lavorativo, l’accesso alle informazioni, le opportunità offerte dal lavoro, la disponibilità dei colleghi e dei superiori, i conflitti, gli incentivi al personale, la pesantezza dei compiti svolti e la gravosità del lavoro nel suo complesso, la soddisfazione per il proprio lavoro. La somministrazione del questionario è stata effettuata in un arco di tempo di cinque mesi, nel 2013, al personale di polizia penitenziaria in servizio nei nove istituti di pena del Veneto. Hanno risposto in totale 416 unità, per l’80% maschi, di media età.
Gli indicatori riconducibili all’ambito dell’organizzazione e dell’efficienza, alla disponibilità e al coinvolgimento del personale (maggiormente riconosciuto a livello “orizzontale”, ma piuttosto critico in relazione alle gerarchie), alla soddisfazione e all’incentivazione del personale e, infine, alla conflittualità interna agli istituti (che ha riportato un punteggio medio-basso) hanno ottenuto un punteggio generalmente positivo. Un altro gruppo di indicatori ha ottenuto, invece, punteggi tendenzialmente negativi (medio-bassi). Le dimensioni del comfort e della sicurezza ambientale hanno raccolto giudizi che dipingono gli ambienti lavorativi come generalmente poco gradevoli negli arredi, chiassosi, caratterizzati dalla presenza di polveri e da una bassa qualità delle postazioni informatiche e videoterminali. Quelli relativi alla gravosità del lavoro hanno registrato valutazioni che descrivono la professione degli agenti di polizia penitenziaria come caratterizzata da un sovraccarico di lavoro generalizzato e principalmente da fatica mentale, piuttosto che fisica. Infine il giudizio negativo degli operatori di polizia penitenziaria del Veneto riguarda le limitate opportunità offerte dal lavoro, in particolare il fatto che le iniziative personali sembrano non essere particolarmente apprezzate.
Per quanto riguarda la salute organizzativa dei singoli Istituti circondariali, l’analisi ha messo in evidenza una certa disomogeneità tra le valutazioni in relazione a quegli indicatori che esprimono complessivamente giudizi positivi. I rispondenti in servizio presso l’Istituto circondariale di Treviso riconoscono, più degli altri, all’organizzazione in cui lavorano chiarezza negli obiettivi e trasparenza nelle modalità operative. Il personale di polizia penitenziaria in servizio presso l’Istituto circondariale di Venezia apprezza maggiormente la disponibilità tra colleghi e la collaborazione tra il personale. Quest’ultima è considerata più soddisfacente anche a Belluno. Entrambi questi Istituti hanno rilevato punteggi più elevati relativamente alla soddisfazione complessiva del personale. Giudicata più severamente appare, nel complesso, la situazione presso l’Istituto circondariale di Verona, che riporta punteggi più bassi in tutti gli indicatori presi in considerazione. E’ facile ipotizzare che a determinare queste differenze intervengano fattori come le caratteristiche del comando e della direzione (da quanto tempo sono insediate in un determinato istituto e lo “stile di leadership” che adottano), le caratteristiche fisiche e strutturali degli istituti di pena (se si tratta di strutture nuove oppure vecchie, se vi sono state ristrutturazioni, ecc.) e la “cultura organizzativa” degli agenti che lavorano in un determinato, la quale va ad influire sia sulle pratiche lavorative che sulle relazioni tra colleghi e superiori.
L’incrocio dei dati analizzati con alcune variabili socio-anagrafiche ha consentito di indagare con più puntualità il vissuto degli operatori. L’organizzazione e l’efficienza interna (la chiarezza degli obiettivi istituzionali, la trasparenza e l’accesso alle informazioni e l’efficienza nel problem solving), tendenzialmente considerate positivamente tra gli operatori penitenziari del Veneto, negli Istituti circondariali ricevono un giudizio migliore tra gli operatori che ricoprono una qualifica più alta e che hanno maggiore anzianità di servizio. Ad offrire i giudizi più critici in merito a questi indicatori sono invece, significativamente, coloro che passano più tempo a stretto contatto con i detenuti e che svolgono il proprio lavoro a turnazione. E’ immaginabile che il dato derivi dal fatto che i primi (con qualifica più elevata e maggiore anzianità) siano, al contempo, coloro che effettivamente godono di un migliore accesso alle informazioni, possiedono competenze e responsabilità maggiori nella gestione della quotidianità e passano meno tempo a contatto con i detenuti.
In relazione alla valutazione riguardante le condizioni ambientali degli Istituti (comfort, sicurezza e capacità di apertura all’innovazione), appare abbastanza evidente che i giudizi più negativi provengono da quella parte, piuttosto estesa, del personale che lavora principalmente nelle sezioni detentive (a stretto contatto con i detenuti, con orari a turnazione e con più ore di straordinario), le quali costituiscono, nella totalità dei casi, i luoghi più deteriorati degli istituti di pena. E’ quindi perfettamente comprensibile che la percezione negativa circa il proprio ambiente lavorativo si acutizzi proprio tra coloro che passano in questi luoghi molto tempo (un ammontare di ore settimanali superiore a 40 ore). Sono le stesse persone che chiedono un miglioramento dei processi lavorativi, un più sistematico confronto con altre esperienze allo scopo di migliorare le proprie routine quotidiane e la promozione di competenze innovative.
La percezione della gravosità del lavoro e della pesantezza dei compiti svolti non risente però direttamente della quantità di tempo trascorsa con i detenuti. Su questo indicatore influisce senz’altro la variabile di genere. Sono gli uomini a denunciare una maggior gravosità, sia del lavoro complessivamente inteso che delle proprie specifiche mansioni. E’ possibile che tale dato sia imputabile al fatto che negli istituti circondariali, che sono istituti maschili (benché alcuni di essi ospitino piccole sezioni femminili), il personale femminile, generalmente, svolge mansioni d'ufficio, considerate meno faticose. In particolare il personale femminile è probabilmente impegnato in misura minore in quelle mansioni che hanno a che fare col mantenimento della sicurezza e dell'ordine all’interno degli istituti. Il lavoro risulta inoltre maggiormente pesante per chi ha un’età più elevata e, spesso, una qualifica che implica maggiore responsabilità (gli assistenti capo e gli ispettori rispetto ai sovrintendenti). La situazione è più critica per coloro che prestano servizio nel nucleo addetto alle traduzioni e ai piantonamenti. I dati registrano infine l’esigenza, da parte degli agenti che passano molto tempo a stretto contatto con i detenuti e, in particolare, quelli con la qualifica più alta tra il gruppo che raccoglie agenti e assistenti (gli assistenti capo), di una maggior valorizzazione della propria iniziativa personale, di un maggior coinvolgimento da parte dei superiori e di una più aggiornata formazione.
Complessivamente, gli indicatori sul benessere confermano la particolare problematicità del lavoro a stretto contatto con i detenuti, senza che questa comporti una maggior rilevazione di indicatori di malessere, né la denuncia di soffrire maggiormente quei sintomi di malessere psico-fisico che indicano una situazione di particolare disagio. Le problematiche psico-fisiche paiono piuttosto essere collegate al crescere dell'età anagrafica e all’aumento delle responsabilità.
Oltre a queste evidenze, la ricerca rileva come l’appartenenza al nucleo traduzioni e piantonamenti sembri costituire fonte di maggior incertezza e criticità rispetto all’appartenenza al reparto, sia per quanto riguarda la percezione dell’organizzazione e dell’efficienza interne, sia per quanto concerne soddisfazione lavorativa e gratificazione del personale, sia, infine, per quanto concerne la valutazione sulla gravosità del lavoro e la pesantezza dei compiti. Le caratteristiche tipiche del lavoro di coloro che prestano servizio nel nucleo traduzioni e piantonamenti all’interno degli istituti circondariali sembrano particolarmente pesanti e demotivanti. L’avere a che fare con un alto e continuo numero di traduzioni, il fatto di dover effettuare viaggi spesso molto lunghi per i quali si è obbligati a passare la notte fuori casa dormendo nelle caserme degli altri istituti (spesso prive di ogni comfort), il doversi confrontare con una popolazione poco “disciplinata” e con persone arrestate da poco, sono elementi che possono concorrere a rendere un tale lavoro particolarmente duro e privo di soddisfazioni.

<<precedente indice successivo>>
 
<< indietro

Ricerca articoli
search..>>
VAI>>
 
COLLABORATORI
 
 
SIULP
SILP
 
SILP
SILP
 
 
SILP
 
 
Cittadino Lex
 
Scrivi il tuo libro: Noi ti pubblichiamo!
 
 
 
 
 

 

 

 

Sito ottimizzato per browser Internet Explorer 4.0 o superiore

chi siamo | contatti | copyright | credits | privacy policy

PoliziaeDemocrazia.it é una pubblicazione di DDE Editrice P.IVA 01989701006 - dati societari