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Maggio-Giugno/2016 - Mondo Poliziotto
Siulp
Quanto incide il modello di sicurezza nel nostro quotidiano
di Eugenio Bravo Segr. gen. prov. Siulp - Torino

Immigrazione, convivenza urbana, reati
predatori. Al di là del plauso delle Istituzioni
e il riconoscimento dei cittadini, quali le sfide
per le Forze dell’ordine?

Innegabili le quotidiane espressioni di elogio alle nostre Forze di Polizia: “La migliore Polizia del mondo”. “Le nostre Forze di Polizia sono un’eccellenza internazionale”.
Non passa giorno che Istituzioni o esponenti politici non ringrazino le Forze dell’Ordine. E sono riconoscimenti più che meritevoli se non fosse per la riduzione degli organici, i mezzi non proprio avanguardistici e gli stipendi sicuramente non accattivanti rispetto all’impegno richiesto per la sicurezza dei cittadini e del Paese.
E se analizziamo il modello sicurezza nel suo complesso, un architrave che basa i suoi presupposti nella legge di riforma della Polizia di Stato del 1981, ci accorgiamo che questo sforzo di innovazione e modernità risente della pragmaticità tutta Italiana, in cui lo spirito innovativo della norma riformatrice si scontra con la conservazione prammatica dello status quo. E così i Questori Autorità di P.S. non sono propriamente coordinatori di tutte le Forze dell’Ordine; le indagini di P.G. non sono eseguite propriamente in collaborazione tra tutte le forze di polizia; la concorrenza e la competizione tra le Forze di Polizia non rispondente esattamente a criteri di efficienza ed efficacia; la professionalità degli operatori di polizia per quanto elevata si ritrova, nel 2016, subordinata ai connotati di una stretta gerarchia, che non agevola le capacità e l’autonomia propri di una Polizia moderna. Tutto deve ricondursi sotto uno stretto ordine gerarchico caratterizzato da una lunga piramide di ruoli e qualifiche la cui rilevanza non deriva dall’esperienza e dalla professionalità ma dal superiore gerarchico, frenando e limitando la spontanea efficienza del poliziotto, soprattutto nei servizi operativi.
Già, ma sono proprio i servizi operativi di polizia giudiziaria che danno il senso dell’incidenza del modello di sicurezza sulla vita quotidiana dei cittadini, per quanto l’ordine pubblico non sia affatto di secondaria importanza.
Eppure è innegabile che, nonostante alcuni ritardi degli Apparati di sicurezza dello Stato, la risposta delle Forze dell’Ordine, grazie all’impegno e al sacrificio dei poliziotti, riscuote stima e plauso anche dal popolo. Perché, al di là degli apprezzamenti di rito dei Governi del momento o delle Istituzioni, solo attraverso la considerazione dei cittadini si può realmente misurare l’indice di gradimento verso i difensori dello Stato. Ma anche qui la lettura non è mai facile. I cittadini impauriti dalla consumazione dei reati predatori, furti, rapine, estorsioni, truffe, violenze sulla persona, invocano con gratitudine le Forze dell’Ordine quasi come fossero gli eroi della loro libertà. Denunciano un forte malessere sociale legato alla delinquenza comune e organizzata ma, nello stesso tempo, ringraziano Polizia, Carabinieri, Finanza per il loro encomiabile lavoro sul territorio. Li ringraziano quando vedono un violentatore assicurato alla giustizia, un rapinatore in manette, un ladro accompagnato in Questura. I cittadini plaudono e si sentono rassicurati e ciò a prescindere dal colore della pelle del malvivente, perché, ciò che conta, è assicurare il cattivo alla giustizia.
A prima vista, tutto questo potrebbe sembrare contraddittorio ma di fatto non lo è; i cittadini ringraziano le Forze dell’Ordine che non riescono, loro malgrado, a difenderli come vorrebbero. La verità e che non sempre si possono ottenere rapidamente grandi risultati, non sempre si possono risolvono i problemi dei cittadini, ma il semplice fatto di essere al loro fianco, nel bene o nel male, e lottare per la loro difesa, incoraggia il cittadino e gli fa comprendere che non è solo contro il crimine.
Ed è proprio sul tema della paura per la propria incolumità che molto spesso sentiamo parlare di percezione di insicurezza. Argomento molto controverso. Perché se per chi governa indugiare nelle paure più recondite della psiche può diventare una bandiera da sventolare per giustificare le difficoltà o le scarse risposte alle preoccupazioni dei cittadini, al contrario, per chi non governa, può diventare la bandiera che sventola l’incapacità del Governo, che non è in grado di rispondere concretamente alle reali necessità di sicurezza dei cittadini.
Quasi certamente entrambe le paure sussistono e si integrano. Tuttavia, se negare la realtà delinquenziale spaventa i cittadini che si sentono abbandonati dallo Stato a fronte di situazioni di illegalità diffusa, agitare il vessillo della paura laddove a ragione potrebbe considerarsi “fisiologica”, allontana le persone non solo dallo Stato, ma alimenta la diffidenza verso gli altri, convincendoli a vivere più isolati e al sicuro nel chiuso di abitazioni blindate. In pratica, soprattutto negli anziani, si instilla la paura di vivere serenamente nella società.
In questo contesto, il fenomeno migratorio è per eccellenza l’immagine della paura, sia essa presunta o reale. E credere di frenare la paurosa ondata migratoria attraverso il solo lavoro delle Forze dell’Ordine è una pia illusione. I poliziotti possono assicurare i malviventi alla giustizia dopodiché altri poteri dello Stato avranno l’onere di rimetterlo in libertà.
Ma affrontare questo fenomeno con il buonismo proprio di una certa cultura intellettuale considerando tutti gli immigrati soggetti da aiutare e da integrare nel nostro Paese a prescindere dalle ragioni migratorie che li ha condotti in Italia, è sbagliato esattamente come quello di considerarli tutti criminali pronti a colpire.
Eppure l’Unione Europea non sembra indirizzarsi sul versante diretto ad aiutare economicamente i Paesi di provenienza degli immigrati, a risolvere i conflitti di guerra e a prevedere una seria politica dell’accoglienza. Muri, recinzioni e filo spinato accompagnati dalla voglia di rimpatriare gli extracomunitari clandestini sembra la sua “formidabile” ricetta. Indulgendo in aforisma si potrebbe dire “Svuotare l’oceano con un cucchiaino” questo vorrebbe fare l’Unione Europea.
Ma nel frattempo, in attesa che l’Europa decida seriamente di affrontare il fenomeno migratorio, è un obbligo dello Stato e delle istituzioni locali rispondere ai cittadini che non vogliono vivere in una zona che si trasforma in un ghetto occupato da extracomunitari clandestini; che non vogliono subire la mendicità per le strade piuttosto che i rumori molesti notturni; che non vogliono la prostituzione diffusa, tutta straniera, che mette a dura prova l’azione delle Forze dell’Ordine e la pazienza dei cittadini; che non vogliono vedere occupati abusivamente edifici pubblici o privati da straneri privi di permessi di soggiorno.
Di fatto la realtà ci insegna che espellere i clandestini non è facile e l’ondata migratoria incontenibile, trasforma una parte di stranieri, privi di sostentamento economico, in un esercito di criminali. Certo le Forze dell’Ordine ci sono e sono vicino alla gente, ma fronteggiare in modo risolutivo il problema e tutta un'altra cosa.
E’ vero che occorre certezza delle pene, carcere rieducativo e pene alternative in grado di recuperare chi ha sbagliato. Ma contro l’immigrazione che si presta al crimine, occorre coraggio e determinazione, che può trovare sponda solo con leggi più restrittive della libertà di movimento di chi è clandestino e con l’aumento esponenziale dell’attività di espulsione.
E allora c’è da chiedersi: quanto incide il modello sicurezza nella realtà quotidiana. La risposta credo possa essere semplicemente una: il sistema sicurezza, che poggia su una possente piattaforma normativa e strutturale, regge in proporzione alla capacità organizzativa, al coordinamento delle Forze di Polizia nel territorio e grazie alle grandi professionalità ed esperienze degli uomini e delle donne delle Forze di polizia, che spesso fanno la differenza.
Dire in tutta obiettività se l’attuale modello di sicurezza sia in grado di garantire la sicurezza dei cittadini a fronte di una grave crisi economica internazionale che produce sacche di povertà sempre più consistenti e con un imponente spostamento di milioni di stranieri verso l’Europa, potrebbe sembrare un azzardo ma di fatto non lo è. I cittadini possono stare sicure che la loro sicurezza è in buone mani.
Piuttosto c’è da chiedersi: il nostro Paese fatto di gente laboriosa che sa coniugare la solidarietà con l’intransigenza verso il crimine, saprà indirizzare con obiettività e lontano dagli interessi partitocratici e lobbistici le politiche della sicurezza?
Una cosa è certa: i portavoce delle Forze dell’ordine, i rappresentanti dei lavoratori, non mancheranno mai a questo impegno.

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